Capitolo 267

Sono tornato a Roma già da poche ore, immerso nella malinconia per una vacanza ormai conclusa: mi muovo con passi incerti tra balle di fieno che rotolano sulla via Trionfale e quella sensazione di vuoto che ogni anno fa somigliare questa città al set di “28 giorni dopo”, almeno così sembra in alcuni momenti. Penso a come riuscirò ad elevare l’Inferno di questo agosto romano in un modesto Purgatorio e già sono all’opera per controllare gli orari dei cinema, le arene estive e tutto ciò che serve a trasformare il nulla in qualcosa di bello. Sarà difficile, soprattutto dopo un mese in Paradiso, ma ci proverò.

Johnny Stecchino (1991): Quando una sera decidi di vedere un film in tv e quella stessa sera trasmettono questo cult di Benigni di quasi 30 anni fa, che fai, non te lo rivedi? Un paio di decenni fa avevo la videocassetta del film e l’ho squagliata a forza di vederlo e rivederlo. Dopo tanti anni è bellissimo riscoprire come non è invecchiato, o meglio, come è invecchiato bene, anche se ancora sto cercando di capire chi minchia era che doveva fare il tacchino!

Lo straniero (1946): Ogni tanto sento qualcuno dire “che palle Netflix, non c’è niente da vedere!”. Penso che non ci sia peggior cieco di chi non sa guardare. Grandissimo film di e con Orson Welles, un thriller di quelli di una volta, che non si fermano mai un momento e ti tengono aggrappato alla poltrona. Contentissimo di averlo recuperato.

Tutti dicono I love you (1996): Forse il miglior film di Woody Allen degli ultimi venticinque anni. Il cast è immenso, le location sono perfette e molte scene sono memorabili: il siparietto dei fantasmi pieni di voglia di vivere, il figlio che diventa repubblicano a causa di mancanza di ossigeno nel cervello, Woody che conquista Julia Roberts con le informazioni ottenute durante le sue sedute psicoanalitiche e tantissime altre: “Io non ho mai creduto in Dio, nemmeno quando ero piccolo, pensavo: anche se dovesse esistere, ha lavorato talmente male che mi meraviglio che la gente non si coalizzi tutta e non lo trascini in tribunale”. Splendido.

Venuto al mondo (2012): Uno dei rarissimi casi in cui è la mia ragazza a decidere che film guardare, sa quanto sono esigente e per questo le sue scelte sono sempre molto ponderate. Il film di Castellitto era in tv e non poteva esserci altra occasione per vederlo: devo dire che non è male per niente, per carità, la regia è forse un po’ troppo televisiva per i miei gusti, ma la storia, grazie anche ad un finale sconvolgente, è davvero molto bella (e poi ho un debole per i film ambientati durante la guerra nella ex-Jugoslavia). C’è una bellissima scena con in sottofondo “I Wanna Marry You” di Springsteen: è bastato questo per “convincermi al ciao” (citazione per quelli bravi).

SERIE TV: Dopo la sbronza presa con “Dark” e “Stranger Things” è arrivato il momento della terza serie Netflix più attesa dell’estate: la terza stagione de La Casa di Carta non ha la freschezza della prima stagione e in alcuni momenti tira un po’ troppo per le lunghe, ma ha un fascino pop che ammalia (grazie anche alle ottime scelte musicali, tipo la splendida “You’ll Never Walk Alone”) e un finalone che fa sgranare gli occhi. Come dico sempre: non è un capolavoro, però vale il tempo che le si dedica. Ho una lista di altre 800 serie che vorrei cominciare e non so mai se farlo. Ti domandi quale sarà mai la prossima serie che ti farà battere il cuore, pensi che non ci sarà più, ma alla fine invece la trovi sempre. C’è solo da scoprire quale sarà…

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