Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 1

Il primo giorno di Festa del Cinema è sempre un po’ il giorno delle riscoperte. Riscopri una Roma mattutina che non sei abituato a conoscere, riscopri quanto ti faccia piacere circondarti di persone che dalla mattina alla sera parlano solo di cinema (perché qui non si può proprio parlare d’altro), riscopri quanto sia bello salutare persone che vedi una sola volta all’anno (ogni volta a ottobre sembra una rimpatriata di compagni di scuola), riscopri quanti siano scomode le poltroncine dell’Auditorium, quanto sia pesante la mancanza di sonno e soprattutto riscopri quanto si è disposti a rinunciare in nome di una passione splendida quanto invadente.

Sveglia alle 7, con la testa pesante e stanca dopo una festicciola di compleanno che mi ha tolto energie e ore di sonno. La mia Panda rossa scivola leggera sulle strade di Roma, dove il sole bacia il Palatino, poi Castel Sant’Angelo e ti si offre così, nella sua imponenza, a ricordarti quanto sottovaluti la mattina presto. La voce di Eddie Vedder, che esce dalle casse della macchina, avvolge i miei pensieri su quale sia la sala dove si svolgerà la proiezione delle 9: non ne ho idea, ma più tardi avrò tempo per controllarlo. Arrivo all’Auditorium verso le 8.40, l’aria è frizzantina, il sole cela il suo potenziale, che esploderà poche ore più tardi in un altro splendido esempio di quella che ci piace definire ottobrata romana.

Entro al Teatro Studio (ecco dove dovevo andare!) con la sua tradizionale scia di primi saluti, abbracci ed ennesimi ritorni: ci sono davvero tante persone da salutare e ciò è sempre confortante. La mia personale apertura del #RomaFF14 avviene con un documentario di Werner Herzog, Nomads, in the Footprints of Bruce Chatwin, un tenero omaggio del regista nei confronti del grande scrittore e viaggiatore. Non sono in grado di dare un giudizio lucido, perché i canti degli aborigeni si sono rivelati un’inaspettata ninna nanna. Presentarsi con 5 ore di sonno sul groppone non ha aiutato, questo va detto. In poche parole Chatwin, prima di morire (nel 1989), ha regalato al suo caro amico Werner Herzog lo zaino con cui ha girato il mondo. Trent’anni dopo il regista tedesco ha seguito le orme del suo amico fraterno, raccontando i luoghi e le culture raccontate nei suoi libri. Mi sembrava un film molto interessante, anche se forse mostrarlo alle 9 del mattino è stata un po’ una cattiveria.

Sono le 11 e ormai mi sono ripreso, anche se ho ancora un sonno clamoroso (che continuo ad avere adesso, mentre vi scrivo). Edward Norton dirige se stesso e un cast di ottimi volti noti (tra cui Bruce Willis, Alec Baldwin e Bobby Cannavale) in Motherless Brooklyn, un bel noir ambientato negli anni 50, che segue alla perfezione i cliché del genere, soprattutto a livello di sceneggiatura: nonostante una storia non particolarmente appassionante, il film non è male, ha i tempi giusti, inoltre Norton è davvero molto bravo nella parte di un detective privato affetto da sindrome di Tourette (“If!!”). Ci sono delle immagini di New York notturna che mi hanno fatto desiderare di trovarmi là con una macchina fotografica e di perdermi in quell’atmosfera struggente e misteriosa. Da segnalare inoltre una colonna sonora davvero molto bella. Non un film pazzesco, ma comunque niente male: a me è piaciuto.

Nel pomeriggio ho collezionato qualche “prenotazione” per i prossimi ritratti del progetto Film People (se non sapete di cosa sto parlando andate a dare un’occhiata), che spero di riprendere da domani. Alle 4 Edward Norton ha portato se stesso e tutta la sua aria sbarazzina in conferenza stampa, raccontandoci un po’ del suo film e di come ci si possa leggere una metafora degli Stati Uniti contemporanei. Uscito dalla Sala Petrassi ho trovato Ethan Coen sul red carpet, che avevo già avuto modo di “conoscere” qualche anno fa quando presentò insieme al fratello “A Serious Man”, proprio qui a Roma. Quello di Ethan Coen doveva essere un incontro con un tema a sorpresa e così è stato: il regista e sceneggiatore ha parlato per circa un’oretta della chirurgia nel cinema, tanto per non tradire la follia di una mente che ha creato personaggi assurdi e che, a quanto pare, continua a sorprendere il suo pubblico.

Alle 19.30 Edward Norton è tornato all’Auditorium per sfilare sul tappeto rosso e per aprire ufficialmente la Festa del Cinema (il suo è infatti il film d’apertura di questa edizione). Io però ero già dall’altra parte di Roma a ritirare una libreria per la casetta nuova, che con quest’ultimo pezzo può dirsi finalmente completa, almeno dal punto di vista del mobilio (scusate la divagazione, ma è pur sempre parte della mia giornata).

Domani ho in programma un paio di film e di conseguenza un’altra sveglia alle 7, ma è il secondo giorno e se stanotte dormo come si deve ce la posso fare. Insomma, in conclusione il primo giorno è stato piacevole, grazie anche a qualche sorpresa in sala stampa dove abbiamo trovato il caffè gratis (grazie sponsor!) e l’acqua in bottiglia di vetro (perché quest’anno la parola d’ordine è Plastic Free). Sono soltanto le 21 e vorrei già buttarmi a letto: non sono più il ghepardo di una volta.

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