Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 9

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Siamo agli sgoccioli. Ultimo giorno pieno all’Auditorium, la bellezza di quattro film visti e la triste aria da fine della fiera. Sarà per lo spauracchio dello sciopero dei mezzi pubblici, sarà perché è il penultimo giorno e il fattore “sticazzi” scorre potente in molti di noi, fatto sta che le sale oggi, a differenza degli altri giorni, erano non proprio gremitissime (almeno per le proiezioni stampa al mattino, perché quelle aperte al pubblico, nel pomeriggio, erano abbastanza piene).

Alle 9 mi sono trascinato in Sinopoli, morto di sonno, per la proiezione di Share, una produzione HBO. Credetemi, la situazione prima della proiezione delle 9 del penultimo giorno di Festival somiglia moltissimo al set di un film di George Romero: venerdì scorso tante persone arzille ed entusiaste pronte a discorrere di cinema, una settimana dopo, un’orda di zombi che sperano che il film che stanno per vedere valga le ore di sonno perse per arrivare qui, dove la magia del cinema si ripete quotidianamente, anche se non sempre con risultati accettabili. Parlavamo di Share dunque: il film non è male, è la storia di una ragazza che torna devastata dalla festa della sera precedente. In chat, tra i compagni di scuola, gira subito un video che la vede a terra, senza indumenti intimi, con una serie di commenti osceni da parte dei ragazzi. Cosa sarà successo? Il film indaga su quanto realmente accaduto quella notte: c’è stata “solo” umiliazione o addirittura violenza? Tema attuale e film che dribbla facili cliché per concentrarsi sui sentimenti contrastanti della protagonista, divisa tra il desiderio di mettersi tutto alle spalle e la ricerca della verità, in un contesto, quello liceale statunitense, dove la reputazione è tutto. Bello, con un finale davvero molto interessante.

Alle 11 è stata la volta di Fete de Famille di Cedric Kahn, che ho trovato spiazzante. Difficile dire se mi è piaciuto, senza dubbio è una pellicola interessante, che racconta lo sconvolgimento portato in casa dal ritorno, dopo 3 anni, della figlia della festeggiata Catherine Deneuve, che ha appunto riunito la famiglia in occasione del suo compleanno. A sconvolgere gli equilibri non è soltanto l’instabilità della figlia, ma anche il carattere complicato dei due fratelli, con cui deve fare i conti anche il resto degli invitati. Idea ricca di spunti, svolgimento da rivedere. Nì. Ma la stanchezza di una settimana senza dormire può avere influito sul giudizio, quindi gli concedo il beneficio del dubbio.

Dopopranzo stavo crollando dal sonno, così ho pensato di cercare un film alle 15 per potermi fare un sonnellino in sala. Ne ho approfittato dunque per andare al Teatro Studio dove c’era il film estone Your Honor, che alla fine si è rivelato un bellissimo film (anche se mi sono perso una ventina di minuti perché sono proprio crollato). Un giudice condanna una donna a 15 anni di carcere, il fratello della condannata va quindi a cercare il giudice per cercare di fargli riaprire il caso, il tizio però viene accidentalmente ucciso dal protagonista. Il giudice, preso dal panico, fugge in Finlandia e cerca di rifarsi una vita. Qui mi sono abbioccato e non so bene cosa sia successo nei successivi 20 minuti, fatto sta che poi torna sui suoi passi e succedono altre cose che non sto a dirvi. Fotografia pazzesca (bianco e nero davvero splendido) e film che se avessi visto in condizioni normali sono certo che avrei amato. Bella sorpresa comunque.

Alle 17.30, dopo l’ennesima fermata allo stand Lavazza, vera salvezza di questi dieci giorni di Festa del Cinema (caffè gratuito e hostess molto simpatiche), inauguro la Sala FrecciaRossa, quella simpaticamente definita “la sala dove i film cominciano in ritardo” (l’avete capita, sì?), con The Vast of the Night, un inno al cinema di fantascienza anni 50 e un palese e tenero omaggio alla serie Twilight Zone (Ai confini della realtà): il film effettivamente sembra davvero un episodio della celebre serie. In un paesino di provincia, uno speaker radiofonico e una giovane centralinista sentono uno strano rumore al telefono, mentre in città si moltiplicano bizzarri avvistamenti. La telefonata di un ex militare apre una pista che porterà alla rivelazione di un clamoroso segreto. Pochissimi stacchi di montaggio appesantiscono un po’ la visione, restituendo l’idea di una trasmissione radiofonica “visiva”, dove il filo della storia è più acustico che nelle immagini. Non è male, ottimo nelle intenzioni, un po’ meno nella riuscita, nonostante un piano sequenza strepitoso (la scena in cui la mdp va dalla centralina fino alla palestra con la partita di basket è da applausi).

Esco dalla sala devastato negli occhi, nella mente e nel fisico, incrocio Kasia Smutniak e subito dopo Pippo Baudo, giusto per la cronaca. Domattina alle 9 c’è il film di chiusura, Tornare, della Comencini, la mia mattinata però sarà all’insegna del Restare (a casa). Nel pomeriggio c’è Viola Davis, ma soprattutto c’è il secondo film da regista di Casey Affleck, che sarà l’ultima pellicola del mio Festival (nonostante sia tentato a tornare anche domenica per rivedere The Irishman o Western Stars, ma già so che non lo farò). Domani tiriamo le somme, adesso mi butto sul divano. Buonanotte e buon weekend.

Foto di Alessio Trerotoli, dalla serie “Urban Melodies”
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