Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 7 e 8

Come vi avevo già annunciato il diario del Giorno 7 ieri non c’è stato perché non mi sono recato all’Auditorium. Riassumerò la giornata di ieri in due righe: Jennifer Lopez fa lo spogliarello in Hustlers, ma soprattutto, e ripeto, soprattutto, c’era Gabriel Omar Batistuta alla Festa del Cinema e io non lo sapevo! Non lo sapevo!! Com’è possibile che mi sia sfuggita una cosa del genere è inspiegabile: presentava un documentario su di lui nella sezione indipendente Alice nella Città (motivo per cui non ne sapevo nulla, visto che il programma di Alice è differenziato rispetto al programma della Festa del Cinema). Sto impazzendo dalla frustrazione, ma vabbè, basta con il Giorno 7, passiamo a ciò che è accaduto oggi.

Ieri sera ho avuto addirittura difficoltà ad addormentarmi al pensiero che stamattina avrei visto Western Stars, il documentario-concerto dell’ultimo album solista di Bruce Springsteen. Tuttavia mi faccio le mie buone (…) 6 ore di sonno e stamattina sto carico a mille, neanche dovessi davvero incontrare il Boss. Mi presento all’Auditorium con la mia splendida t-shirt di Born To Run (modestia a parte, è davvero troppo bella), trovo i posti perfetti in Sala Sinopoli e mi godo l’attesa. Si abbassano le luci e il faccione di Bruce compare sullo schermo: “Hi Roma, Hi Italia!”. Non me l’aspettavo: il Boss ha mandato un video saluto al pubblico della Festa del Cinema, dicendo che gli sarebbe piaciuto esserci. Dopodiché comincia il film: si tratta di un viaggio attraverso 13 canzoni bellissime e altrettante emozionanti storie. Il concerto si svolge all’interno di un antico fienile, l’atmosfera è intima, c’è spazio per qualche tavolino, gli elementi dell’orchestra e i musicisti, oltre a Bruce e a sua moglie Patti, entrambi al centro del palco con la chitarra in mano. Ogni canzone è introdotta da alcuni versetti del Vangelo secondo Bruce: il Boss racconta, ispira, emoziona e ci spiega di cosa parla la canzone che stiamo per ascoltare. Storie di persone comuni, dalla star del cinema western ormai in declino, circondata da stivali vuoti degli amici che non ci sono più, felice di riempire gli stivali ogni mattina, allo stuntman che deve rimettere insieme i cocci della sua vita, fino al cowboy solitario e a molti altri. Bruce emoziona, al termine di ogni canzone scatta l’applauso in sala, purtroppo però la bellezza di tutto ciò è rovinata dalla (ancora una volta!) clamorosa mancanza di sottotitoli durante le canzoni: ogni testo infatti è parte integrante della storia che il Boss introduce, ogni canzone è diegetica alla narrazione, il pubblico purtroppo si perderà tutto ciò, potrà consolarsi con la bellezza del concerto (che non è poco) e con le belle parole di Springsteen tra una canzone e l’altra. Questa faccenda dei sottotitoli comincia ad essere abbastanza irritante: mancavano allo spettacolo Springsteen on Broadway (su Netflix) e mancavano al recente film Blinded By The Light (anche qui parte fondamentale della narrrazione). Speriamo che un giorno qualcuno che conta riuscirà a capire che la musica non sempre è “soltanto” un accompagnamento, ma che è parte della storia. Magari così tutti potranno godere dello spettacolo. Magari.

Mi sono un po’ dilungato, scusate, ma quando si parla del Boss sono molto prolisso. Alle 11 mi sono spostato in Petrassi, dove ho trovato una delle sorprese più belle del Festival: Le Meilleur Reste à Venir, una commedia francese (ancora loro, ma quanto sono bravi?), in cui due amici d’infanzia, diversissimi tra loro, per un clamoroso equivoco sono convinti che l’altro sia gravemente malato. Decidono così di passare del tempo insieme, rendendo indimenticabile la loro amicizia. C’è una frase che mi è piaciuta molto: “L’amicizia ha ciò che manca all’amore: la certezza”. Il film gode di tempi perfetti, battute fulminanti (quante risate!) e molti momenti emozionanti. Una gran bella mattinata insomma.

Dopo pranzo ho seguito la conferenza stampa di Michael Pitt, pur non avendo visto il film che lo vede protagonista. Pitt si rivela molto disponibile, a fine incontro scende dal palco e si fotografa praticamente con tutti i presenti che lo desiderano. Io osservo e appena va via mi ricordo che mi sarebbe piaciuto fargli i complimenti per quel gioiello che è I Origins, che è uno dei film che più mi hanno sconvolto negli ultimi anni. Pazienza.

Ho il pomeriggio libero, potrei recuperare un film ma preferisco restare in giro per l’Auditorium a scattare foto per il progetto Film People, che anche oggi è andato a gonfie vele. Ormai viaggiamo intorno ai 120 ritratti, un ottimo traguardo considerando che il progetto è cominciato a febbraio.

Decido di andarmene a casa tre o quattro volte, faccio qualche passo e poi torno indietro, so che la Festa del Cinema è ormai agli sgoccioli e faccio davvero fatica ad andarmene. Vorrei restare ad assistere all’incontro con Assayas, che è un regista che stimo, ma alle 19 gioca la Roma e in quattordici anni soltanto Al Pacino è riuscito a farmi rinunciare alla Magica. Domani sarà dunque il mio ultimo giorno pieno, con ben tre film, quindi sabato pomeriggio tornerò per chiudere la mia quattordicesima edizione (su 14) con il secondo film da regista di Casey Affleck. Sarà la pioggia, ma oggi c’è davvero tanta malinconia nell’aria.

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