Recensione "Sorry We Missed You" (2019)

Tanti anni fa, durante un corso di sceneggiatura, il professore ci spiegò che per realizzare un buon film dobbiamo mettere il nostro protagonista in un tritacarne, farlo soffrire il più possibile, fino a quando non sarà pronto ad uscir fuori dalla situazione. Ken Loach, in questo suo ultimo, bellissimo film, non solo ha messo il suo protagonista nel tritacarne, ma ce l’ha pure ripassato, giusto per essere certi che non resti più nulla di lui.

Il regista britannico, da sempre attento alla causa della working class e ai danni del capitalismo, stavolta prende in esame le condizioni lavorative estreme alle quali si sottopongono i corrieri espressi, schiacciati dal potere delle multinazionali, costretti ad una vita di corsa per toccare con mano l’illusione di poter sopravvivere in questa società.

Ricky, inguaiato dai debiti, trova lavoro come corriere per una ditta di consegne. Tecnicamente questo gli dovrebbe permettere di essere un lavoratore autonomo e di fare una vita dignitosa, ma la realtà è ben diversa: Ricky è costretto a lavorare oltre i suoi limiti, schiavo di una ditta che dietro alla facciata della libertà di scelta, impone quotidianamente un ricatto economico, che renderà Ricky sempre più solo e lontano da una famiglia che ha assolutamente bisogno di lui.

Loach usa il solito, eccellente equilibrio tra dramma e ironia, talvolta strappando risate (magnifico il duetto calcistico tra il destinatario, tifoso del Newcastle, e il protagonista, sostenitore del Man Utd), più spesso facendoci stringere i pugni dalla rabbia. La Newcastle di Daniel Blake fa nuovamente da sfondo a questo splendido film di denuncia, reso forse eccessivamente estremo dalle difficili condizioni famigliari del protagonista, ma convincente e credibile fino in fondo, verso un finale improvviso, del tutto inaspettato, che aggiunge ancor più valore al grido d’allarme lanciato dal regista.
Lunga vita a Ken Loach: il mondo non smetterà mai di aver bisogno di lui.

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