Capitolo 280

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In questo periodo piuttosto movimentato sarebbe stato sicuramente più adatto vedere qualcosa come “Virus letale”, “Contagion” o “L’esercito delle 12 scimmie”. Scherzi a parte, mentre andiamo nel panico per un’infezione che in tutto il mondo ha ucciso meno dell’1% dei contagiati vi ricordo che siamo a febbraio e ci sono 20 gradi. Se moriremo presto, sarà soprattutto per questo (e ho ancora un sacco di film da vedere).

Figli (2020): L’ultimo soggetto di Mattia Torre è diventato un film bellissimo, più divertente di quanto immaginassi, ma al tempo stesso profondo, ricco di sfumature e di momenti bellissimi. Grande rimpatriata di facce note dei tempi di Boris, due protagonisti di livello altissimo: Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi. Come ho già detto: bellissimo.

Porco Rosso (1992): Avevo visto questo film solo una volta, nel novembre 2010, quando fu riproposto al cinema. Che bello ritrovare il Porco Rosso di Miyazaki su Netflix, rivedere i suoi volteggi nel cielo e il suo odio verso i fascisti. Gran film, lo adoro, anche se il finale secondo me non si prende il tempo giusto per raccontare il destino dei protagonisti.

Bombshell (2019): Ottime interpretazioni per un film di grandi donne. Il movimento Me Too partì da qui, dalle denunce contro quel viscidone molestatore del direttore di Fox. Mi è piaciuto molto il fatto che il film parta come una storia di giornalismo all’epoca della campagna elettorale di Trump e finisca con il parlare di tutt’altro. Bello.

I Vitelloni (1953): Continua, un po’ a rilento, il mio omaggio a Federico Fellini per il centesimo anniversario dalla sua nascita. A gennaio ho visto “Lo sceicco bianco”, “La dolce vita” e “Otto e mezzo”, ora ho continuato il programma con il suo secondo film, che viene sempre erroneamente considerato una commedia (l’immagine più celebre è la pernacchia di Alberto Sordi ai “lavoratoriii”), quando in realtà è una storia molto drammatica.

Il lago delle oche selvatiche (2019): Nel periodo in cui tutti parlano giustamente di “Parasite” e del cinema sudcoreano, la Cina risponde con un bellissimo noir silenzioso e malinconico, presentato lo scorso anno al Festival di Cannes. La dimostrazione che da un plot piuttosto essenziale e semplice si può realizzare un film molto bello, visivamente emozionante. Inoltre a un certo punto il protagonista indossa una maglietta di Batistuta, vai a capire perché, ma che bellezza!

Diamanti grezzi (2019): Il classico film che mentre lo guardi un po’ ti infastidisce e al tempo stesso ti coinvolge, che poi ti porti appresso anche nei giorni seguenti alla visione. Come ha detto giustamente un mio amico, per tutto il film detesti Adam Sandler ma non riesci a fare a meno di tifare per lui. Originale e con un finale strepitoso (e sui titoli di coda c’è Gigi D’Agostino, irreale).

Memorie di un assassino (2003): Avevo visto questo filmone di Bong Joon-ho qualche anno fa sullo schermo del pc e ora che è finalmente finito al cinema ho pensato fosse una splendida occasione non solo per vederlo su grande schermo, ma per trascinare in sala due amiche che non l’avevano mai visto: ne sono state entusiaste. Film di rara bellezza, non smetti di amarlo per un istante.

Il conte Max (1957): Mentre cercavo su Infinity un altro film di Fellini da vedere mi sono imbattuto nel remake de “Il conte Max” firmato da Giorgio Bianchi (l’originale è di Mario Camerini con De Sica nel ruolo che in questo film è di Sordi). Ottimi De Sica e soprattutto Sordi, lo avevo visto ai tempi dell’università e lo avevo trovato divertentissimo, rivisto oggi mi è sembrato un po’ troppo invecchiato ma sempre piuttosto carino.

Il tuo amico nel mio letto (1994): Gli anni 90 non erano tutto questo granché, o almeno non lo erano quando li abbiamo vissuti, ma rivedere oggi quei vestiti, quelle canzoni, quella “way of life” senza internet, smartphone e tecnologia butta addosso secchiate di nostalgia… Bellissimo indie movie incentrato sul più classico dei triangoli amorosi, meraviglioso cameo di Quentin Tarantino che discute una teoria sul vero significato dietro al film “Top Gun”. Il cinema che amo.

SERIE TV: Tanta ciccia al fuoco a questo giro. Sono arrivato a metà dell’ottava stagione di The Office, al pensiero che finirà già mi manca da morire, ma la triste impressione è che ormai il meglio sia bello che andato: la svolta imprevedibile accaduta alla fine della settima stagione ha privato la serie della sua anima, peccato. High Fidelity, nuova serie tratta dal romanzo di Nick Hornby che abbiamo tutti amato per me è promossa: la Rob femminile di Zoe Kravitz si è rivelata perfetta, da aggiungere inevitabilmente alla lista delle donne della mia vita. Sempre bello incontrare qualcuno che è stato salvato da una canzone e questi dieci episodi sono un tenero rendez-vous con delle persone che parlano la tua stessa lingua (anche se va detto che il Rob di Hornby o di Cusack sarebbe potuto tranquillamente essere un amico mio, mentre Zoe magari iddio mi degnasse anche solo di uno sguardo). Che altro, ho cominciato Hunters, la nuovissima serie Amazon con Al Pacino e Ted di “How I met your mother”: ho visto solo 3 episodi (su 10) ma devo dire che mi sta piacendo molto, forse è un po’ troppo pop e piena di quel non so che di “I wanna be Tarantino”, ma devo dire che funziona e ha uno dei migliori incipit mai visti in tanti anni di serie tv: speriamo che da qui alla fine non vada in vacca. Dulcis in fundo è tornato Better Call Saul, per ora sono usciti solo 2 episodi e il livello è sempre lo stesso delle scorse stagioni: qualitativamente molto alto, narrativamente a tratti geniale, ma in linea di massima molto ripetitivo. Il classico incipit di stagione, in bianco e nero e il protagonista nel presente (o futuro, se consideriamo BCS il presente) post Breaking Bad è come sempre la cosa più bella della serie (mi auguro una sesta stagione tutta incentrata sul destino di Jimmy, chissà!): ripetitiva o no, non si può fare a meno di guardarla. It’s all good man!

il lago delle oche selvatiche, wild goose lake

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