“Hunters”: A caccia di nazisti con Al Pacino

La scorsa settimana, uscendo di casa, mi sono trovato letteralmente circondato dal faccione di Al Pacino, praticamente su ogni muro della Garbatella. La prima reazione è stata: “Cavolo, ecco un’altra serie tv che mi toccherà guardare”. Poi venerdì ho acceso Prime Video e ho constatato che il primo episodio durava un’ora e mezza. Paura e spavento, come direbbe Arya Stark: “Not today”. Due giorni dopo, incoraggiato anche dalle prime reazioni positive sui social, mi sono mangiato una bella pizza e ho schiacciato play. Tempo 5 minuti, ripeto, 5 minuti, e già non ne potevo più fare a meno. L’incipit è davvero strepitoso: 1977, un barbecue nel giardino di un senatore, l’arrivo una coppia, la donna comincia a tremare e subito dopo a inveire contro il padrone di casa. Il motivo? Ha riconosciuto in lui il macellaio nazista che ha sterminato la sua famiglia tre decenni prima. Quel che succede dopo ve lo lascio scoprire da soli.

Il prime episodio, il più lungo dei dieci di cui è composta la prima stagione di “Hunters”, ovviamente mette subito le carte in tavola. Jonah, un ragazzo ebreo rimasto orfano, assiste all’omicidio di sua nonna da parte di un misterioso uomo con il cappello nero. La polizia tuttavia è troppo presa dal Figlio di Sam, il celebre serial killer che minacciava le coppie di New York nel 1977, e Jonah è costretto a indagare da solo, disposto a tutto pur di vendicare la sua amata nonna. A tenerlo d’occhio c’è un vecchio amico di sua nonna, che ha condiviso con lei l’incubo di Auschwitz, Meyer Offerman (Al Pacino), che stava collaborando con la sua amica per scovare ed eliminare privatamente i nazisti nascosti negli Stati Uniti. Meyer è infatti alla guida di un eterogeneo gruppo di cacciatori di nazi, al quale nei prossimi episodi si aggregherà sicuramente anche Jonah.

L’occhio esperto di Jordan Peele, qui nelle vesti di produttore esecutivo, troneggia su una serie che già dal primo episodio ci fa provare tutto il suo sapore pop, tra i riferimenti inevitabili alla cultura popolare di quel periodo (da “Guerre Stellari”, uscito al cinema proprio nel 1977, fino al celeberrimo Figlio di Sam, nel tempo divenuto un simbolo della New York di quel periodo), accompagnati da una colonna sonora decisamente appropriata (Velvet Underground, Roy Orbison, Talking Heads e molti altri, solo nel primo episodio). Un episodio pilota dunque incoraggiante, che mostra un potenziale altissimo e idee ben precise: se il resto della stagione non manderà tutto in malora, ci ritroveremo a parlare di una delle serie più cool del 2020, perché come diceva anche Indiana Jones: “Nazisti, io la odio questa gente!”.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Celia ha detto:

    E il nazi imboscato chi è?

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    1. AlessioT ha detto:

      Quello dell’incipit è Dylan Baker, un discreto caratterista già visto in parecchi film 🙂

      Piace a 1 persona

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