Capitolo 281

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Prima settimana di clausura forzata. Uno sforzo necessario per tornare al più presto alla vita di una volta. Per quanto mi riguarda, al di là del lavoro, non cambia moltissimo: tra libri, canzoni, film e serie tv, ho un mio ritmo casalingo già ben collaudato, anche se ovviamente sento la mancanza della vita sociale, di abbracciare gli amici, di una birra al bar e tutto il resto. Bisogna tenere duro, per fortuna il cinema, ancora una volta, ci salverà da ogni malinconia.

Cattive Acque (2019): L’eleganza di Todd Haynes e la caparbietà di Mark Ruffalo. Buon film tratto da una storia vera, non particolarmente originale nello sviluppo e nella narrazione (Erin Brokovich è molto più convincente, da questo punto di vista) ma è comunque girato benissimo e tiene alla grande per tutto il tempo.

Knives Out (2019): Omaggia i classici del genere (da Agatha Christie in poi) con una sceneggiatura che pensa di essere molto furba ma che in realtà, con i suoi telefonatissimi cambi di marcia, risulta addirittura un po’ stucchevole. Come omaggio funziona, come film in sé è così così. Sopravvalutatissimo.

Cercasi amore per la fine del mondo (2012): Commedia romantica originale e carinissima. Le solitudini di Steve Carell e Keira Knightley si incontrano per un ultimo viaggio prima della fine del mondo. Sa essere divertente e malinconico senza mai esagerare né in una direzione né nell’altra. Bello.

The Host (2006): Bong Joon-ho ormai da mesi è sulla bocca di tutti. Dopo aver scoperto che questo suo film, che non avevo mai visto, era disponibile su Netflix, mi ci sono fiondato a capofitto. Storia di tre fratelli, molto diversi tra loro, a caccia di un mostro anfibio che sta decimando la popolazione e che ha rapito la figlia di uno di loro. Nonostante non sia il mio genere, film bellissimo.

Laputa – Castello nel cielo (1986): Da quando Netflix ha inserito in catalogo i film di Miyazaki, un piccolo rewatch è d’obbligo. Laputa è uno di quelli che mi piacciono di più, c’è un po’ di tutto: avventura, azione, bei sentimenti, divertimento. Un viaggetto sulla nave dei pirati me lo farei senza pensarci due volte.

Snowpiercer (2013): Avevo visto questo film ai tempi della sua uscita alla Festa del Cinema di Roma e, sebbene lo ritenessi un buon prodotto, non mi fece impazzire. Ora, in piena fase Bong, ho deciso di dargli una seconda chance. Niente: confermo ciò che ricordavo. Buon film ma troppo fumettistico, una cosa che mi irrita sempre più del dovuto.

Il mucchio selvaggio (1969): In questa fase di clausura sto recuperando un po’ di film che non avevo visto tra quelli scelti dai partecipanti al progetto Film People. Finalmente ho colmato una grande lacuna: il mucchio di Peckinpah è uno splendido western che, al di là del discorso prettamente visivo, ha anche un bellissimo sotto testo politico. Finale meraviglioso.

Paradiso Perduto (1998): Altro film scelto per Film People. Se lo avessi visto negli anni 90 probabilmente lo avrei amato, troppo facile identificarsi in Ethan Hawke. Visto oggi sembra un film piuttosto sciocchino ed estremamente romantico. Resta intatta però la bellezza della colonna sonora, che contiene gemme come “Sunshower” di Chris Cornell o “Like a Friend” dei Pulp.

Il lungo addio (1973): Come ho avuto modo di scrivere sul mio blog fotografico, dove sto tenendo una sorta di diario della vita in casa, ho letto il romanzo di Chandler e l’ho amato. Ho dunque rivisto anche il film di Altman, che non vedevo da molti anni e che non ricordavo moltissimo: da un punto di vista narrativo si discosta spesso dal libro, ma Altman è straordinario nel mantenere totalmente viva e identica l’atmosfera del romanzo. Elliot Gould è perfetto nei panni di Philip Marlowe, nella sua malinconia, nella sua solitudine, nella sua irriverenza di facciata. Grande film, anche questo scelto in Film People.

Suxbad (2007): In questo primo sabato sera ai tempi del virus ho deciso di aver bisogno di una commedia leggera, qualcosa di poco impegnativo ma al tempo stesso neanche esageratamente stupido. Ho dunque trovato su Netflix questo film del 2007 con una bella sfilza di volti noti: Jonah Hill, Michael Cera, Seth Rogen, Bill Hader ed Emma Stone. A convincermi è stato soprattutto il nome di Judd Apatow in produzione. Non male: poco impegnativo e non esageratamente stupido, esattamente ciò che cercavo.

SERIE TV: Periodo triste a livello di serie tv e un grande vuoto dentro di me. Ho finito The Office e non riesco più a trovare niente che sia divertente la metà. L’ottava stagione è da dimenticare, la nona e ultima invece ritrova un po’ di verve fino alle ultime cinque o sei puntate che sono uno spettacolo. Grande chiusura (con una canzone del Boss nell’ultimissima scena, che regalo per noi fan di Springsteen!). Che capolavoro di serie, ormai la mia attività preferita è diventata commentare ogni cosa su Twitter e Facebook con un gif di Michael Scott. Per il resto ho finito anche The Hunters che, dopo i primi tre-quattro episodi abbastanza convincenti, è andato in vacca, diventando un fumettone pop con un risibile plot twist nel finale. Con tutto quel budget (e con quelle buonissime premesse) potevano fare qualcosa di molto ma molto meglio. Better Call Saul va avanti e apprezzo moltissimo la sua cadenza settimanale, mi permette di gustarmelo per bene: come sempre serie di fattura superiore alla media. In conclusione ho cominciato la terza stagione di Castlevania su Netflix e mi sta piacendo moltissimo, anche più della seconda (per chi non lo sapesse, è un cartone animato tratto da un celebre videogame anni 90, c’è Dracula e ci sono vampiri, mostri e sangue a fiumi): se vi piace il genere è veramente una chicca.

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