Da "Dark Horse" a "Blaze": Film bellissimi che (forse) non avete visto

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Sui social e sui gruppi di cinema in generale sento consigliare sempre gli stessi, grandissimi, film, già visti in sala e sui soliti canali in streaming. Questo mi ha fatto pensare che non c’è mai quasi nessuno a consigliare film che invece in Italia non si sono praticamente mai visti. Ovviamente sono qui appositamente per raccogliere la sfida e per consigliarvi un po’ di film che non sono mai passati dalle sale italiane e che forse non avete mai sentito nominare (o forse vi sto sottovalutando e li conoscete meglio di me, chi può dirlo).

A Ghost Story
Questo è uno dei più celebri film della lista: è stato nel catalogo di Prime Video per molti mesi, salvo non esserci più da qualche tempo. Un gioiello di poesia e bellezza: Casey Affleck, con tanto di lenzuolo da fantasma, protagonista di novanta minuti di poesia sull’ineluttabilità del tempo, sull’incapacità di lasciare andare il passato, sulla perdita, sul concetto di spazio ma soprattutto una storia d’amore originale, tenera e straordinariamente convincente. Se non è un capolavoro ci si avvicina parecchio.

Tangerine
Avrete tutti visto (spero!!) o almeno sentito parlare del film successivo di Sean Baker, “Un sogno chiamato Florida” (meraviglioso), ma non tutti conoscerete il suo film d’esordio, girato interamente con un I Phone e un’app da 8 dollari. Il film riprende in modo più che pittoresco una serie di personaggi tipici della scena losangelina, in particolare della cosiddetta Tinseltown, la zona celebre per il Sunset Boulevard ed i vari studi cinematografici. Il viaggio di una prostituta transessuale tra lunghe camminate, autobus, metropolitane, spinto dalla gelosia, da una forma piuttosto originale di amore e al tempo stesso segnato da solidarietà e amicizia. Un gioiello.

Thunder Road
Vi ho parlato spesso di questo film, che porto nel cuore, sarà perché ho sempre amato le storie di riscatto personale, sarà perché cita, sin dal titolo, la mia canzone preferita in assoluto, sarà perché è di una dolcezza immensa. Un’opera prima di incredibile forza e commovente bellezza, che tratta con ironia e sprazzi di talento temi piuttosto delicati come l’elaborazione del lutto e la difficoltà di essere padre. Il coraggio di Jim Cummings (attore e regista) e del suo indimenticabile protagonista è di far trasparire, nell’inferno del quotidiano, dove tutto sembra ormai finito, una possibilità di luce. Se tutto va bene riusciremo a vederlo finalmente in sala entro la fine dell’anno.

Mid90
L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard, un bel racconto di amicizia, dove soprattutto si racconta la necessità di trovare un posto nel mondo, un luogo dove sentirsi parte di qualcosa, soprattutto in una fase della vita, l’adolescenza, dove tutto sembra amplificato, nel bene e nel male, oltre ogni limite. Ma quanto erano tristi e belli gli anni 90?

Dark Horse
Film danese presentato al Festival di Cannes (sezione Un Certain Regard) nel 2005. Nel suo secondo film Dagur Kari racconta con leggerezza e ironia la storia di due ragazzi un po’ sperduti, così matti da innamorarsi l’uno dell’altro. Ma il suo sguardo non è di quelli banali, in cui tutto procede in maniera lineare e superficiale, anzi: il mondo abitato da Daniel e Franc è un mondo in cui mentre si scopre di essere innamorati ci sono elefanti che passeggiano per la strada, è un mondo in cui bisogna infrangere i dieci comandamenti per sentirsi vivi per la prima volta, un mondo in cui nessuno vorrebbe abitare, ma visto che si deve abitare comunque, tanto vale farlo nel modo più surreale e bello possibile. Un mondo in bianco e nero in cui un piccolo, leggero lampo a colori significa che una svolta è possibile, e comincia proprio da noi. Un piccolo miracolo del cinema europeo. Da adorare.

Utøya 22 Juli
Film norvegese firmato da Erik Poppe. Un lungo piano sequenza che letteralmente pedina la protagonista per un’ora e mezza, raccontando la strage di Utoya per la stessa durata in cui si è svolta. L’attentatore non si vede praticamente mai, il pericolo e l’angoscia arriva dagli spari costanti, perennemente in sottofondo, al quale la protagonista, insieme agli altri personaggi, cerca di sfuggire (mentre al tempo stesso cerca di trovare sua sorella). Film straordinario, esperienza incredibilmente immersiva.

Columbus
Negli Stati Uniti, in Indiana, c’è una cittadina di neanche quarantacinquemila abitanti che racchiude tra le sue strade alcuni gioielli di architettura moderna. Quella città è proprio Columbus, dove possiamo trovare edifici realizzati da Eero Saarinen, Ieoh Ming Pei, Robert Venturi, Cesar Pelli e soprattutto Richard Meier. Tra queste strutture si muovono dunque i personaggi di questo film d’esordio firmato da Kogonada: i due protagonisti, , nonostante le differente riguardanti età, estrazione sociale e provenienza, riescono a trovare l’un l’altra una spalla sulla quale appoggiare parte del peso delle loro vite, un’amicizia che si forma tra gli angoli e le mura di edifici che sembrano anch’essi intenti a raccontare una storia. Raffinato.

I Origins
Amo profondamente questo film, mi commuove ogni volta che lo vedo, è meraviglioso. Dopo “Another Earth” (stupendo, lo aveve visto, vero?), Mike Cahill ci regala un altro gioiello di fantascienza d’autore, dove a dominare la scena sono gli esseri umani e le loro emozioni. Il tema portante del film è la contrapposizione tra scienza e fede, tra un universo basato sui fatti e un altro che vive di sensazioni, di connessioni prive di una vera logica. Un film che metterà d’accordo atei e credenti, pura bellezza.

Last Flag Flying
Sembra assurdo, ma il primo film di Richard Linklater dopo “Boyhood”, con Steve Carell, Bryan Cranston e Lawrence Fishburne non è stato distribuito nelle sale italiane. Per argomento e tematiche affrontate, Linklater sembra discostarsi leggermente dal tipo di cinema a cui ci aveva abituato, ma in realtà ci sono tantissimi elementi tipici della sua filmografia: l’amicizia, il viaggio (inteso come muoversi insieme da un punto ad un altro, godendosi tutto ciò che si trova nel mezzo), la nostalgia per un periodo lontano, che comprende gli aneddoti, i ricordi, la malinconia di quei tempi in cui, mentre sorridi ricordandoli, ti scappa una lacrima. Richard Linklater cade nuovamente su un errore piuttosto comune nella sua filmografia, un difetto che probabilmente non potrà mai essere risolto: tutti i suoi film, ad un certo punto, finiscono.

The Invitation
Thriller psicologico molto interessante, in Italia uscito solo in home video e non al cinema. Una coppia di sposi, due anni dopo aver perso totalmente i contatti con i suoi amici più cari, invita tutto il gruppo di una volta (compreso l’ex marito di lei) nella villa in cui vivono. I due però si comportano in maniera piuttosto stramba… Il seguito è da scoprire. Una sorta di “Perfetti Sconosciuti” in salsa horror? Il film della brava Karyn Kusama trasmette una continua sensazione di disagio e per molto tempo non capisci se è solo paranoia o realtà, un po’ come in “Rosemary’s Baby” di Polanski. L’ultimo fotogramma poi lascia davvero a bocca aperta. Da recuperare, è su Prime Video (e occhio a quando tornerete a cena da amici che non vedete da un po’).

Blaze
Ethan Hawke scrive e dirige un biopic tenero e amaro al tempo stesso, inzuppato di malinconia, confermandosi un autore sensibile e versatile. Qui racconta la storia di Blaze Foley, cantautore country ucciso a 39 anni, grazie al quale Ben Dickey si è portato via dal Sundance il premio come miglior attore. Un film che odora di foglie secche e legno, che fa venire voglia di un camino, di una bevanda calda e di una chitarra acustica pronta a raccontare nuove storie.

Under the Silver Lake
“It Follows”, film precedente di David Robert Mitchell, è senza dubbio uno dei migliori horror dello scorso decennio. Grazie a “Under the Silver Lake” il regista rincara la dose con un neo-noir che si nutre di Cinema, omaggiando a piene mani Hitchcock e Lynch, mescolandoli infine con gli stilemi paranoici della letteratura di Pynchon. I titoli di coda ci lasciano spiazzati, quasi storditi, sicuramente affascinati da un film che, pur perdendosi talvolta nei suoi arzigogoli, gode di una potenza visiva e di un’attrazione difficilmente eguagliabili. Quella di Mitchell è una finestra sul cortile del cinema che amiamo, un vero e proprio vizio di forma che sembra vagabondare sull’imperitura Mulholland Drive e che infine ci spezza il cuore con una telefonata che racchiude in pochi minuti tutto il senso del film. Colpo di fulmine.

A girl walks home alone at night
Unico film di questa lista ad essere uscito al cinema (ma in pochissime sale), l’opera prima di Ana Lily Amirpour è una sorta di western urbano in lingua persiana: inquietante fotografia in bianco e nero, una ragazza-vampiro in skateboard, atmosfera da comics, colonna sonora magnifica e quella leggerezza indie capace di rendere questi 100 minuti semplicemente irresistibili. Suggestioni che derivano a tratti dal cinema di Tarantino, a tratti da quello di Jim Jarmush, in una pellicola pop, horror, vagamente western, difficilmente catalogabile ma senza dubbio affascinante. Un incontro surreale tra due anime solitarie in cerca di un posto nel mondo. Un piccolo grande gioiello cinematografico.

Thirst
Tutti conoscono Park Chan Wook per la sua splendida trilogia sul tema della vendetta, che ha visto il suo apice nell’acclamato “Old Boy”. Non tutti però conoscono questo film del 2009, premio della giuria a Cannes, in cui un sacerdote molto devoto si trasforma in vampiro in seguito ad una trasfusione, con tutti i dilemmi etici e morali che ne conseguono. Film straordinario, con un finale che resta nel cuore.

The Lighthouse
Il nuovo film di Robert Eggers verrà distribuito in home video nella seconda metà dell’anno, motivo per cui chi si aspettava di vederlo al cinema può definitivamente abbandonare ogni speranza. Eggers, grazie anche alla meravigliosa fotografia di Jarin Blaschke (candidata all’Oscar), punta ad un racconto, tratto da Edgar Allan Poe, a tratti documentaristico, a tratti espressionista, che talvolta rimanda addirittura al cinema di Murnau, Lang o Wiene, con le lunghe ombre proiettate sulle pareti e la luce inquietante che deforma i volti dei protagonisti. Willem Dafoe e Robert Pattinson sono in stato di grazia: la potenza delle loro interpretazioni irrompe sullo schermo con la stessa furia del mare in tempesta, in un film meraviglioso che odora di salsedine, fango e pioggia, forte come un tritabudella, ipnotico come un canto marinaresco e accecante come la luce di un faro.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Celia ha detto:

    Oh yeah. Non un solo film fra questi ha omesso di farmi luccicare gli occhi.
    Un’esperienza sensoriale anche solo leggere il post. Pregusto.

    Piace a 1 persona

  2. Alessandra ha detto:

    A Ghost Story l’ho visto credo 4 volte. The invitation 3 volte. Due film che, ognuno per motivi diversi, mi hanno coinvolto enormemente. Bellissimo anche Under The Silver Lake, da più parti bistrattato. The Ligthouse capolavoro proprio. Gli altri non li ho visti, prendo nota.

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Avendo gusti abbastanza simili, quelli che mancano te li consiglio tutti!

      "Mi piace"

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