Capitolo 290

Per la prima volta dopo circa 3 mesi, non ho visto film per ben due giorni consecutivi, prova certa che questa Fase 2 mi sta confondendo. In compenso sono riuscito a farmi bloccare su twitter da Salvini e soprattutto “uscimmo a riveder le stelle”, cioè per la prima volta da febbraio mi sono fatto una passeggiata di notte ed è stata una bellissima sensazione. Tuttavia il cinema d’essai resiste ancora nelle mie scelte cinematografiche, anche se ricominciano ad affacciarsi nuovamente titoli più recenti, segno di un ritorno al presente di cui ogni tanto si ha davvero bisogno. Il prossimo capitolo arriverà a giugno: non credo di poter sopportare la velocità con la quale sta passando la primavera.

Time to Hunt (2020): Buonissimo thriller adrenalinico proveniente dalla Corea del Sud, firmato da Yoon Sung-hyun, in cui quattro ragazzi, subito dopo aver messo a segno una rapina che permetterà loro di fuggire dalla povertà (il film è ambientato in un futuro distopico dove il sistema economico del Paese è crollato), sono inseguiti da un implacabile killer ingaggiato dai mafiosi proprietari della bisca appena rapinata. Rispetto alla cinematografia orientale alla quale ci siamo abituati è un film con ritmi molto più alti e con un po’ meno poesia, ma il format alla Terminator funziona benissimo, la caccia è ansiogena e non ti lascia un momento per respirare. Sentimenti contrastanti per quanto riguarda il finale, eventualmente mi direte voi se vi è piaciuto o se poteva avere una conclusione differente. Pochi mesi fa era alla Berlinale e oggi è su Netflix.

Suspense (1961): Gli horror degli ultimi 20 anni non fanno paura neanche di striscio, allora ti guardi questo film di Jack Clayton del 1961 e, nonostante il ridicolo titolo italiano (l’originale è “The Innocents”), ti caghi sotto tutto il tempo. Tratto da “Il giro di vite” di Henry James, nel film Deborah Kerr viene assunta come istitutrice di due inquietanti orfanelli in una villa praticamente deserta dove pochi anni prima il giardiniere e la precedente istitutrice sono morti in circostanze diverse ma ugualmente raccapriccianti. Sin dal suo arrivo noterà che nella villa aleggiano presenze che potrebbero mettere in pericolo i due bambini. Il celebre tema della casa infestata forse al massimo del suo splendore, con un finale meraviglioso che vi lascerà con gli occhi sgranati e la bocca aperta. Nella versione italiana i doppiatori dei due bambini sono gli stessi che avevano doppiato Jem e Scout ne “Il buio oltre la siepe”, cosa che ha aggiunto un ulteriore elemento di angoscia per il destino dei bambini visto che i due personaggi del film di Mulligan li ho sempre amati moltissimo.

Breve incontro (1945): Un paio di mesi fa, dopo aver visto “L’appartamento”, lessi di come Billy Wilder avesse preso lo spunto per il film da uno dei capolavori del cinema britannico, firmato da David Lean. Siamo nel 1938, un gentile dottore e una rispettabile signora si incontrano casualmente nel bar della stazione di un piccolo paese vicino Londra, dove si recano ogni giovedì per motivi differenti. Settimana dopo settimana, tra loro nasce un affetto sempre più importante, contrastato però da un grande problema: sono entrambi sposati. Film intenso, poetico, vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes e nel 1999 classificato dal BFI come il secondo miglior film britannico del XX secolo (il primo è “Il terzo uomo” di Carol Reed, mentre al terzo posto c’è un altro film di David Lean, “Lawrence d’Arabia”). Pericolo per i più romantici e sentimentali: su questo drammone ci lascerete il cuore.

BlacKkKlansman (2018): Avevo già visto l’ultimo film di Spike Lee ai tempi della sua uscita in sala e lo avevo davvero amato molto: si svolge negli anni 70 ma, come ci suggerisce la clip nel finale, potrebbe tranquillamente essere l’America di Trump. Divertente ma mai banale, leggero ma al tempo stesso inquietante, è un film che si amare per la sua capacità di far passare un messaggio potente (è una storia realmente accaduta) senza mai appesantire la messa in scena. E poi dove c’è Adam Driver c’è quasi sempre un grandissimo film. Da vedere.

Caccia al ladro (1955): Negli ultimi mesi ho attraversato varie fasi (oltre a quelle “istituzionali”): dalla fase Fellini alla fase Wilder, dalla fase Mitchum alla fase Hitchcock, tuttora in vigore. Il McGuffin stavolta è praticamente la trama poliziesca, pretesto per raccontare la commedia romantica tra Cary Grant e (sospiro) Grace Kelly. Celebre per la sua ambientazione suggestiva (si svolge interamente in Costa Azzurra) e per i colori audaci della incredibile fotografia di Robert Burks (premio Oscar per lui), viene ricordato ormai tristemente per essere uno degli ultimi film di Grace Kelly prima di diventare Grace di Monaco: è su questo set infatti che la splendida Grace conobbe il Principe Ranieri ed è tragicamente curioso che nel film ci sia una scena di guida spericolata su una strada non molto lontana da quella dove, 27 anni dopo, l’attrice perse la vita in un incidente stradale. Tornando al film, è un Hitchcock elegante e raffinato, divertente e leggero. Niente a che vedere con i suoi grandi thriller, ma se cercate una commedia romantica diversa dal solito, è il film che fa per voi.

Nodo alla gola (1948): Un film sempre piacevole da rivedere. Scivola via che è una bellezza, un po’ come bersi un cocktail a teatro, suggestione procurata dalla breve durata (1 ora e 20 minuti) e dalla percezione di un piano sequenza all’interno di un ambiente unico. Due giovani raffinati uccidono un loro vecchio amico e lo nascondono all’interno di un baule del loro soggiorno poco prima di un ricevimento dove, tra gli altri, sono invitati anche il padre della vittima e la futura moglie dello sfortunato ragazzo. Il motivo dell’omicidio è il puro gusto estetico per il piacere di commetterlo, anche se il doppiaggio italiano cambia tutto ciò facendo passare l’omicidio come fatalità causata da una lite (idea che cozza però con i guanti indossati dagli assassini, che ne evidenziano la premeditazione). La storia è ispirata ad una piece teatrale a sua volta ispirata da un vero fatto di cronaca avvenuto nel 1928 e il film è un bellissimo esempio di come la tecnica cinematografica possa essere funzionale alla storia. Primo film di James Stewart con Hitchcock, un gioiellino di eleganza e suspense (la scena in cui la governante sparecchia la tavola imbandita sopra il baule che contiene il cadavere fa battere il cuore anche se già sai perfettamente cosa succederà!).

SERIE TV: Non sto in grandissima forma per quanto riguarda le serie tv. Come vi avevo detto nel capitolo precedente avevo cominciato The Eddy e, per quanto abbia apprezzato il primo episodio, non ho ancora trovato il mood giusto per continuare a guardarla. Al contrario ho finito la prima stagione di Community, che è cresciuta molto nelle ultime puntate e che anche nella seconda stagione si sta confermando davvero molto piacevole e divertente (in particolare nelle puntate in cui omaggia vari generi cinematografici, come il film di guerra nella splendida puntata del paint ball, i mafia movie di Scorsese nella geniale puntata del pollo fritto o i film di zombie nel curioso episodio di Halloween). Inoltre mi sto innamorando di Alison Brie, ma questo ha poco a che vedere con il commento alla serie. La prossima settimana arriva Space Force, del creatore di “The Office”, che vede nuovamente Steve Carell protagonista: la sto aspettando più di qualunque Fase 3!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sam Simon ha detto:

    Hitchcock è sempre sorprendente, anche i suoi film meno blasonati sono unici e meritano sempre la visione per almeno alcuni aspetti. To Catch a Thief secondo me non fa eccezione, ha davvero una fotografia impressionante!

    Piace a 2 people

    1. AlessioT ha detto:

      Sì infatti, in particolare la scena con i fuochi d’artificio dalla finestra e il finale sui tetti, ci sono dei giochi di luce davvero notevoli!

      Piace a 2 people

  2. Madame Verdurin ha detto:

    Anche io ho attraversato (e non credo sia davvero mai finita) una fase Hitchcock: Caccia al Ladro è una festa per gli occhi, il maestro del brivido qui si concede una specie di vacanza nel glamour e nel romanticismo con un risultato scintillante. Ma in realtà il mio cuore batte di più per Nodo alla Gola. Si è parlato già moltissimo (parlo anche per me) del tentativo di Hitchcock di girare un film in un unico piano sequenza nonostante l’impossibilità tecnica, ma The Rope è riuscito come un vero capolavoro della suspence, dello humor nero e della psicologia. Ora sto aspettando anche io di vedere la serie con il simpaticissimo Steve Carell!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.