Capitolo 289

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Dopo due mesi sono uscito fuori dal mio quartiere e ho ritrovato Roma per la prima volta dopo settimane e settimane di isolamento. Senza traffico, Lungotevere scorrevole, i monumenti sempre là al loro posto, la strada, i colori, la vita o quel che è: il miglior film dell’anno. Ma visto che tanta bellezza non mi basta mai, ho ben pensato di vedere (o rivedere) una serie di film meravigliosi, talmente belli da poter gareggiare con la bellezza di guidare per Roma senza traffico. No, forse non così belli, ma comunque eccellenti.

Il grande dittatore (1940): Poi dicono che le pubblicità non servono a niente! Guardando lo spot di una celebra azienda di caffè che ha utilizzato il meraviglioso monologo finale di Chaplin mi ha fatto venire una voglia pazzesca di rivedere il film dal quale era stato tratto quel discorso. A distanza di 80 anni la bellezza di questo film è ancora intatta, anche se la parte che vede protagonista il barbiere ebreo funziona sempre di più rispetto a quella in cui vediamo Chaplin nella parte del dittatore. Ma sono differenze minime quando si parla di un capolavoro di questa portata. Fa ridere, è geniale e istruttivo: cosa si può volere di più?

I cento passi (2000): Avevo visto questo bellissimo film di Marco Tullio Giordana soltanto una volta, con la scuola, vent’anni fa. Ho pensato che l’anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato fosse un buon giorno per rivederlo di nuovo e così il 9 maggio scorso eccomi davanti alla tv con questo splendido e al tempo stesso doloroso racconto siciliano, ispiratissimo nella messa in scena quanto nelle interpretazioni (folgorante esordio per Luigi Lo Cascio). Una curiosità: aiuto regista del film è Pif, che quasi due decenni più tardi realizzerà il suo cult dal tema simile ma dai toni più scanzonati “La mafia uccide solo d’estate”.

I miserabili (2019): Il graduale ritorno alla normalità prevede anche la possibilità di vedere nuovi film, già destinati al grande schermo e che, a causa ovviamente dei motivi che tutti sappiamo, dovremo accontentarci di vedere da casa. Uno di questi, in arrivo il 18 maggio su Sky e sulla piattaforma Mio Cinema, è lo strepitoso Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes, una sorta di “L’odio” raccontato dal punto di vista degli sbirri. Il regista Ladj Ly evita ogni manicheismo per mettere in scena una storia di violenza che odora di banlieu parigina da capo a piedi. Uno dei migliori film dell’anno.

Giungla d’asfalto (1950): Ad insegnare al mondo che il crimine non paga è stato John Huston, con questo noir celebre per aver lanciato la carriera di Marilyn Monroe, nonostante il piccolo ruolo a lei riservato. Un genio del crimine, appena uscito di prigione, organizza una rapina epocale avvalendosi dell’aiuto di alcuni criminali dal cuore d’oro come ad esempio Starling Hayden (che pochi anni dopo rivedremo in questa veste nel magnifico “Rapina a mano armata” di Stanley Kubrick). Girato in pieno maccartismo, sulla produzione del film incombeva la caccia alle streghe, visto che a quanto pare molti artisti che vi parteciparono erano simpatizzanti o appartenenti al Partito Comunista: tutto questo ha sicuramente contribuito alla riuscita del film, al costante senso di minaccia da cui è pervaso ma soprattutto alla strepitosa caratterizzazione dei personaggi, criminali con una spiccata umanità, tale da mettere in secondo e terzo piano tutto il resto. Film bellissimo, con un finale davvero memorabile.

Ombre (1959): “Il film che avete appena visto è un’improvvisazione”. Con queste parole si chiude l’esordio cinematografico di John Cassavetes, un film jazzistico nel mood e nella messa in scena, ruvida, sgranata e prepotentemente reale, che ha dato origine ad un mare di imitazioni e ispirazioni (basti pensare alla produzione anni 70 di Scorsese, all’intero filone mumblecore degli anni 2000, al primo Linklater, Jarmusch e moltissimi altri). La storia parla di tre fratelli afroamericani nella Manhattan degli anni 50, tra relazioni interrazziali (tema tabù ai tempi dell’amministrazione Eisenhower), jazz e beat generation. A stupire, per un film degli anni 50, sono le immagini di una New York raccontata nelle sue strade, in un tempo in cui vedere il Cinema fuori dagli studi era davvero una rarità (almeno negli Stati Uniti). Un film carico di disorientamento esistenziale, di nevrosi, di improvvisazioni dovute agli umori di un cast splendido, ancor di più se si considera che è composto da volontari e attori non professionisti. Ecco di cosa parliamo quando parliamo di Cinema Indipendente Americano (sì, con le maiuscole). Meraviglioso.

L’altro uomo (1951): Alfred Hitchcock è giustamente ricordato per i suoi immensi capolavori, ma troppo spesso dimentichiamo quelli che, pur considerati film “minori”, sono comunque delle perle di grandezza cinematografica. In questo film, conosciuto anche con il titolo “Delitto per delitto”, due sconosciuti si incontrano su un treno e poco dopo, pour parler, uno dei due realizza che entrambi otterrebbero enormi vantaggi se ognuno si impegnasse ad uccidere l’ingombrante parente dell’altro (in questo caso una moglie e un padre). Il problema è che quando quello psicopatico di Robert Walker (mefistofelico come un Robert Mitchum qualunque) uccide la moglie dell’altro uomo, pretenderà che anche l’altro compia lo stesso “favore”. Ovviamente la tensione è alle stelle per tutto il film, fino ad uno straordinario esempio di cinema in una delle scene più belle che mi siano capitate davanti nelle ultime settimane: quella sulla giostra del luna park (dove una comparsa ha rischiato davvero di morire sotto di essa per “una questione di centimetri”, per dirla alla Dino Viola). Bellissimo.

SERIE TV: Ho seguito il consiglio di un amico e mi sono visto su Prime Video Upload, serie molto interessante che parte alla grande e cala un po’ nel finale di stagione: in un futuro alla Black Mirror le persone più facoltose possono comprare un upload post-mortem su un paradiso digitale dove le loro coscienze possono vivere per sempre e incontrarsi con i vivi tramite la realtà virtuale. Quando a morire è un ragazzo che sta sperimentando un’app gratuita per garantire il paradiso a tutti, si comincia a pensare ad un omicidio. Ad indagare è la sua tutor vivente, una ragazza di Brooklyn che sembra invaghirsi del protagonista virtuale, a sua volta vessato dai capricci di una fidanzata ricca a cui deve l’upload e questa seconda vita. Merita uno sguardo, serie decisamente coinvolgente per buona parte di questa prima stagione. Per il resto ho visto il primo episodio di The Eddy su Netflix, la mini-serie diretta da Damien Chazelle: la prima puntata è spiazzante e molto bella, l’atmosfera è incredibile: sembra di essere là con i personaggi. Parigi e il jazz con la loro anima fanno il resto. Inizio molto incoraggiante, vi dirò di più nel prossimo capitolo. Per completare il quadro, come serie tappabuchi da 20 minuti sto continuando a guardare Community, davvero molto godibile seppur non troppo coinvolgente: ottimo il protagonista Joel McHale, benissimo la spalla nerd Danny Pudi, maluccio Donald Glover (teatrale e macchiettistico ai limiti del sopportabile) e ancor peggio Chavy Chase (un Franco Califano noioso e antipatico) e Yvette Nicole Brown (bigotta e incredibilmente mai divertente). Bravissime sia Alison Brie (celebre per “Mad Man”) che Gillian Jacobs (iconica in “Love”), che oltre ad essere due attrici davvero brave fanno anche a gara per togliermi il sonno. Sto ancora a metà della prima stagione quindi i giudizi sono da ritenersi assolutamente parziali e poco approfonditi (tranne la parte sul sonno, vabbè). Vi dirò di più nella Fase 3.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sam Simon ha detto:

    Bellissimo I cento passi! Lo vidi quando ero all’Università a Pisa in un cinema con chiacchierata con il protagonista dopo la proiezione. Indimenticabile!

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  2. The Butcher ha detto:

    Cosa dire de Il Grande Dittatore? Un film incredibile, molto più moderno di quanto si creda e pieno di emozioni sincere e dolci. I cento passi è un film stupendo che tutti dovrebbero vedere per capire di più il nostro Paese.
    Mi ha fatto molto piacere sentire qualcuno parlare di Delitto per delitto. Uno dei meno conosciuti di Hitchcock eppure uno die quelli che riescono assolutamente a catturarti e a sorprenderi. Un film assolutamente da riscoprire.

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  3. Celia ha detto:

    Ottimi consigli.
    E mi fa piacere tu abbia inserito L’altro uomo (Delitto per delitto), che meriterebbe qualcosa in più.

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Anche a me a suo tempo è piaciuto davvero molto I Cento Passi, incisivo e ben fatto. Delitto per Delitto è giusto ogni tanto ricordarlo, come dici tu non è tra i più famosi ma non per questo è meno interessante; se qualcuno poteva farmi appassionare ad una partita di tennis era proprio Hitchcock! Il Grande Dittatore è senza dubbio un classico, anche se non è mai stato il mio preferito, amo di più La Febbre dell’Oro e Luci della Città. Come vorrei vedere anche io Roma senza la solita fiumana di persone in strada!

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    1. AlessioT ha detto:

      Sono d’accordo, Luci della Città per me è inarrivabile (subito dopo ci metto Tempi Moderni)! 🙂

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