Recensione “Bruce Springsteen’s Letter To You” (“2020)

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Il 23 ottobre è uscito il nuovo (bellissimo!) album di Bruce Springsteen, “Letter to You”. Come già successo con il disco solista dello scorso anno, “Western Stars”, il Boss associa l’uscita dell’album a un documentario che lega la sua musica a tutto ciò che l’ha ispirata e a ciò che vuole raccontare (anche se da questo punto di vista “Letter to You”, più che con “Western Stars”, fa il paio con “The Promise”, sempre girato da Thom Zimny, che raccontava le varie fasi di registrazione di Darkness on the edge of town, quarto album di Springsteen).

Il Boss ha così riunito la sua famiglia, gli amici di una vita, ovvero la E Street Band, in una sala di registrazione del New Jersey avvolta nella neve, ma scaldata dal calore umano di un gruppo di persone che condivide gioie e dolori del rock n roll da quasi 50 anni. Springsteen presenta alla band le canzoni che ha scritto e ogni componente mette del suo per creare la magia di quei “3 minuti che raccontano un’intera storia”, quei 3 minuti che sono “meglio di una preghiera”. Già accennato in “Western Stars”, il tema portante dell’album, approfondito dalla voce narrante del Boss in questo documentario, è il passato, il passare inesorabile del tempo, la morte, paradossalmente sempre presente nella vita di ogni giorno, con i fantasmi delle persone amate che non ci sono più, con l’ombra del tempo che fu, con la necessità di approfittare al meglio del tempo che ci resta, godendo appieno di un temporale estivo, del cielo stellato, di una nevicata, di piccoli momenti di vita, continuando sempre a fare ciò che si ama: “Andremo avanti finché non ci seppelliscono tutti” è il brindisi di Bruce davanti ai suoi compari.

Bruce Springsteen, che da poco ha compiuto 71 anni, ha ancora tanto da dire: “So solo che dopo tutto questo tempo sento ancora un bisogno assoluto di comunicare. Lo sento quando mi sveglio al mattino, mi accompagna durante la giornata ed è ancora lì quando la sera vado a dormire”. Ed è per questo che questo malinconico “Letter to You” è uno dei suoi album più belli e ispirati degli ultimi anni: alcune canzoni sono davvero splendide ed è un lavoro al di sopra di ogni aspettativa, soprattutto dal punto di vista melodico, ché quanto a storytelling Bruce non è mai secondo a nessuno. Ad esempio, un pezzo come “If I Was The Priest” (una delle canzoni che suonò a New York al provino decisivo per la Columbia davanti a John Hammond), anche se viene dai cassetti degli anni 70 e dall’amore sfrenato per Bob Dylan, è un capolavoro. Anche stavolta, nel buio di un anno cupo come il 2020, uno dei pochi spiragli di luce si chiama Bruce Springsteen.

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