Recensione “Mai Raramente A Volte Sempre” (“Never Rarely Sometimes Always, 2020)

il

Terzo lungometraggio della promettente regista indipendente Eliza Hittman, che dopo un premio per la regia ottenuto al Sundance con il precedente “Beach Rats”, aggiunge un mattone importante alla sua carriera con questo terzo film, vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale dello scorso febbraio. Quello della regista newyorkese è uno sguardo vivido, tremendamente reale, incentrato su due adolescenti di provincia perse nella grande città e costrette a crescere in fretta. Il film si apre con una perfetta immersione nel piccolo paese di provincia della Pennsylvania, con una recita scolastica musicale in cui la giovane protagonista, Autumn, viene insultata ed “etichettata” durante una sua sentita e intensa performance. Capiremo ben presto il motivo degli atteggiamenti dei suoi insopportabili compagni: Autumn si sente continuamente a disagio, perché è sola ed è incinta. La ragazza non si sente pronta a diventare madre ed è ovvio, guardando il luogo in cui vive e il modo in cui le persone intorno a lei la trattano (compreso il viscido datore di lavoro). Unico supporto è quello di sua cugina Skylar, con la quale si imbarca in un’avventura verso New York, la città più vicina dove può liberarsi di un fardello così pesante senza dover affrontare una burocrazia piena di ostacoli, una famiglia piena di complicazioni (anche se solo accennate) e dottoresse che pensano di poter decidere per lei.

Autumn e Skylar sono due amiche un po’ atipiche, non le vediamo mai abbracciarsi nonostante la situazione richieda calore umano, oltre che supporto psicologico, e quasi mai davvero complici (se non in una meravigliosa scena in cui le loro mani si sfiorano per darsi coraggio in una delle scene più intense del film), eppure la chimica tra le due è perfetta, funziona in ogni scena, è limpida e reale. La macchina da presa ad ogni modo è sempre su Autumn, resta con lei quando Skylar si allontana, si sofferma sulla spaventosa intervista alla quale la ragazza si sottopone dalla psicologa della clinica per abortire (le cui opzioni di risposta danno il titolo al film) ed è ancora con lei mentre si sottopone all’intervento.

“Mai Raramente A Volte Sempre” tuttavia non è un dramma straziante, nonostante sia un film molto forte: è la storia di due ragazze costrette a diventare grandi in pochi giorni, è uno sguardo singolare sulla provincia americana (nonostante gran parte del film si svolga a New York) e su cosa significhi essere adolescenti negli Stati Uniti di oggi, raccontandoci la fragilità, la vulnerabilità e al tempo stesso la straripante forza interiore di un’età che non smetterà mai di fornire magnifico materiale per queste nostre amate storie da grande schermo.

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