Capitolo 303

Novembre vola ed è arrivato il freddo. Ho ufficialmente tirato fuori la copertina e riproposto il magico trio Film-Divano-Plaid, capace di darmi quasi le stesse soddisfazioni del tridente Dzeko-Pedro-Mkhitaryan. Continuiamo dunque a mandar avanti la rubrica “Una Vita da Cinefilo”, che tanti anni or sono diede il nome a questo blog: la chiusura dei cinema e di conseguenza l’assenza di proiezioni stampa ha reso quasi inesistente la presenza di nuove recensioni dedicate ai singoli film, per questo dovrete accontentarvi soprattutto di questi capitoli; sono consapevole che stiano monopolizzando il blog, ma tant’è. Tantissimi film a questo giro: ovviamente la totale assenza di vita sociale è per colpa del lockdown notturno. O no?

The Social Network (2010): Aaron Sorkin ha cominciato ad attirare la mia attenzione quando ha scritto questo gran bel film per David Fincher (per cui ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura). Da due mesi come sapete sto recuperando “West Wing”, la serie creata da Sorkin, quindi è stato inevitabile pensare di rivedere questo film a distanza di dieci anni dalla prima e unica volta. La storia di un’idea semplice divenuta un successo planetario, raccontata attraverso una faida legale, ma anche attraverso il racconto, universale, di un amore passato, alla cui fine non ci si abitua mai. Film stupendo.

La Sottile Linea Rossa (1998): Avevo visto solo una volta questo capolavoro di Terrence Malick e devo ammettere che ai tempi non ero riuscito a seguirlo perfettamente. Rivederlo oggi è stato una continua riscoperta: del cast incredibile (Sean Penn, Nick Nolte, Adrien Brody, John Travolta, George Clooney, John Cusack, Jared Leto, John C. Reilly, per citarne alcuni), della fotografia, dello straordinario rapporto tra la natura e i soldati, di una storia di guerra che, come spesso avviene al cinema, non è mai soltanto una storia di guerra. La prima versione montata durava ben sei ore e Malick dovette tagliare più di metà film per renderlo proiettabile al cinema, facendo fuori le parti di moltissimi altri attori celebri (Billy Bob Thornton, Michael Sheen, Viggo Mortensen, Gary Oldman, Mickey Rourke, Bill Pullman, oltre a ridurre sensibilmente le storie di Clooney e di Brody). Inoltre è stato scelto come film della vita nel progetto Film People (ed è anche una delle mie foto preferite).

New York, New York (1977): Altro film che avevo visto oltre vent’anni fa e di cui non ricordavo assolutamente nulla, a parte qualche frammento. Martin Scorsese all’epoca veniva dal successo stratosferico di “Taxi Driver” e decise di dedicare un intero film in omaggio alla sua città, girando un musical ambizioso come se fosse un’opera di Broadway (in alcune scene i fondali disegnati sono incredibili, ma anche spiazzanti da trovare in un film di Scorsese). Incentrato su una tormentata storia d’amore tra Robert De Niro e Liza Minnelli (straordinari entrambi), il film è un meraviglioso racconto sul labile equilibrio tra amore e vita professionale (ripreso quasi quarant’anni dopo da “La La Land”, che è praticamente figlio di questo film). Ai tempi si rivelò clamorosamente un flop e la delusione portò Scorsese in depressione, spingendolo ad abusare di droghe e psicofarmaci (per fortuna poi arrivò “Toro Scatenato”). Con mia grande sorpresa nel cast figura anche il mitico Clarence Clemons, compianto sassofonista di Springsteen, la cui sola presenza è un’emozione. Film meraviglioso, su tutte la scena del primo provino di De Niro (sul cui sax interviene la voce della Minnelli). Da recuperare.

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975): Durante le riprese di “Frankenstein Junior” Gene Wilder pensa ad una commedia romantica con protagonista il fratello di Sherlock Holmes. Comincia a scrivere la sceneggiatura e l’anno dopo fa il suo debutto dietro la macchina da presa con questo film, in cui torna a recitare in coppia con Marty Feldman (che fu l’indimenticabile “Aigor” nel film di Mel Brooks). L’inizio fa ben sperare, la presentazione dei personaggi è addirittura esilarante, ma ben presto il tentativo di far ridere a tutti i costi si scontra inevitabilmente con un racconto che non sa più dove andare. Gene Wilder è bravo, ma ci sarà un motivo se non è Mel Brooks.

Il talento del calabrone (2020): Il secondo film di Giacomi Cimini sarebbe dovuto uscire al cinema a marzo. Per i motivi che tutti sappiamo la proiezione in sala è saltata e il film è dunque approdato su Prime. L’ottimo Sergio Castellitto si aggira per Milano con una bomba a bordo della sua auto: chiama una celebre radio per annunciare una strage e tiene sotto scacco lo speaker, con redazione al seguito, e il tenente dei Carabinieri Anna Foglietta, mentre la situazione precipita sempre più. Più che discreto tentativo di realizzare un thriller all’americana in Italia, nonostante tanti difetti e un cast non proprio in formissima (Castellitto a parte), anche a causa di linee di dialogo non proprio eccezionali. Il problema principale del film è che dovrebbe far entrare lo spettatore in empatia con il dj, al quale invece auguriamo le sofferenze più atroci sin dalla prima scena e di cui, man mano che il film va avanti, non ci interessa più nulla. Ottimo invece il personaggio di Anna Foglietta, in abito da sera, anfibi e pistola, che sembra uscito proprio dall’immaginario fumettistico statunitense. Castellitto alla fine è costretto a reggere il film da solo ed è soprattutto grazie a lui che possiamo sentirci di consigliarne la visione. Quello di Cimini è comunque un atto di coraggio: tentare di far qualcosa di diverso in Italia è possibile, diamogliene atto.

Sciarada (1963): Stanley Donen deve l’eternità soprattutto a pellicole quali “Cantando sotto la pioggia” e “Sette spose per sette fratelli”, ma uno dei suoi film più belli è di certo l’appassionante “Charade”, che vede protagonisti Cary Grant e Audrey Hepburn alle prese con inseguimenti, omicidi, inganni, false identità e un bottino da recuperare. La chimica tra i due funziona alla perfezione ed è forse uno dei motivi per cui il film di Donen fila liscio come l’olio. Una commedia romantica camuffata per bene sotto le spoglie dell’intrigo internazionale.

Quando la moglie è in vacanza (1955): Penso che Billy Wilder sia il regista di cui ho visto più film in questo 2020, praticamente in ogni capitolo c’è almeno un suo film e posso dire di aver (ri)scoperto il regista di origini austriache proprio quest’anno, soprattutto grazie ad alcune sue pellicole “minori” o alcuni film celebri che non avevo ancora visto. Questo ad esempio, entrato di prepotenza nell’immaginario collettivo grazie alla gonna di Marilyn Monroe, che viene sollevata dallo spostamento d’aria proveniente da una griglia d’aerazione. La torrida New York ad agosto si svuota: i mariti restano a lavorare in città, le mogli vengono mandate in vacanza in luoghi più freschi insieme alla prole. Per gli uomini è l’occasione di grattare il “prurito” di cui si fa riferimento nel titolo originale (“The Seven Year Itch”), soprattutto quando sei a casa da solo e al piano di sopra viene ad abitare una più che provocante Marilyn Monroe. Il film non è eccezionale, si evolve molto lentamente e riserva le scene più esilaranti alle divertentissime fantasie del protagonista, che ora si immagina a dover rifiutare le avances di donne mozzafiato, ora vede sua moglie amoreggiare con un altro uomo (che immagina per poter giustificare le sue adultere intenzioni). Carino, ma da Wilder ormai mi aspetto solo film bellissimi.

Alla conquista del congresso (2019): Penso di avere una cotta per Alexandria Ocasio-Cortez. Più che una cotta non ho ancora capito se la vorrei sposare o se vorrei essere il suo migliore amico. Ad ogni modo su Netflix c’è questo bel documentario (premio del pubblico al Sundance) sulla corsa al Congresso degli Stati Uniti di quattro donne, tutte pronte a sfidare alle primarie candidati pressoché imbattibili, che siedono saldamente al loro posto da due decenni. Il documentario, nato per raccontare queste quattro storie, alla fine è stato incentrato soprattutto su “Alexandria The Great” (come viene soprannominata da un suo sostenitore), senza dubbio il personaggio più carismatico, che fa campagna elettorale nel tempo libero concessole dal lavoro in un bar, e dal finale più emozionante. Guardando questo documentario mi sono addirittura commosso, c’ho visto qualcosa che sento di avere un po’ perso, io, forse noi tutti: la passione, il furore di voler cambiare ciò che non troviamo giusto, il sentimento politico e popolare che qui ormai è mero tifo da stadio, negli Stati Uniti ancora riesce a conservare uno spirito e un’anima, nonostante le mille contraddizioni di una nazione talvolta folle (il racconto di una delle candidate sulla mancata assistenza sanitaria a sua figlia è forse un po’ ricattatorio per lo spettatore, ma colpisce il punto). AOC è una delle poche persone che mi fanno sperare per il futuro del mondo, è la donna più giovane mai eletta al Parlamento nella storia degli Stati Uniti e spero un giorno di poter vedere lei e il suo meraviglioso programma politico alla Casa Bianca: sono certo che prima o poi succederà, dobbiamo solo pazientare parecchio.

SERIE TV: Come un po’ tutti ho guardato La Regina degli Scacchi, che ho trovato carino ma ben lontano dai commenti di certe persone che si sono strappate i capelli dall’entusiasmo. La storia è interessante, anche se talvolta ripetitiva (soprattutto nei passaggi riguardanti gli scacchi, un gioco che a me personalmente piace da giocare, ma che trovo insopportabile da guardare), i personaggi ben scritti, gli attori molto bravi: come ho già avuto modo di dire nel capitolo precedente, dove avevo già visto le prime due puntate, ho trovato insopportabile la color correction e tutti questi fondali digitali creati tramite green screen, che rendono la serie molto fredda, totalmente priva di anima, confezionata come una scatola di caramelle e priva della meravigliosa imperfezione che rende vere e credibili le ambientazioni di serie molto meno suggestive dal punto di vista narrativo. Insomma, la tipica buona serie che tra qualche mese avrò già dimenticato. Non dimenticherò neanche tra decenni invece quel capolavoro di West Wing, che nell’ultima settimana ho avuto poco tempo di mandare avanti, ma che lemme lemme continuo a vedere e che presumibilmente finirò nel 2021. Sono alla quinta stagione e alla fine della settima mancano una sessantina di episodi: neanche vedendolo uno al giorno riuscirò a finirla entro l’anno: è sempre questo che mi spaventa quando mi avvicino ad una serie così lunga, cioè restare legato ad essa per mesi e mesi, senza avere quasi il tempo di vedere altro. Per questo motivo l’appuntamento con il recupero de “I Soprano” potrebbe arrivare molto tempo dopo la fine di “West Wing”: sarà uno dei buoni propositi per il 2021.

Mi è stato recentemente chiesto come si fa a sapere se ho scritto a proposito di un film: se cercate la recensione completa potete consultare la pagina apposita in alto, dove c’è scritto “Film A-Z”, ma è ancor più comodo usare il tasto “Cerca”, qui in basso, subito dopo il form per i commenti: basta scrivere il titolo del film che cercate e, se ne avrò scritto, uscirà il capitolo della rubrica in cui ne ho parlato ed eventualmente anche il link alla recensione completa.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Condivido il tuo amore per Sciarada, divertentissimo e ben fatto sotto ogni punto di vista. E concordo anche sul fatto che Quando la moglie è in vacanza non sia il film più bello di Marilyn e tanto meno di Billy Wilder, ma è divertente quanto basta.

    Piace a 3 people

    1. AlessioT ha detto:

      Sì, comunque ottimo per passare una serata senza grandi pretese 🙂

      Piace a 1 persona

  2. Sam Simon ha detto:

    Quanti bei film! Ora mi hai messo una curiosità incredibile di vedere la versione di 6 ore di The Thin Red Line con quel cast impressionante che nemmeno è riuscito ad apparire nella versione poi fatta dal regista… Peccato! Avrebbe potuto farla uscire come miniserie! :–)

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    1. AlessioT ha detto:

      Eheh a chi lo dici!! Magari un giorno uscirà un cofanetto con la director’s cut! 🙂

      Piace a 1 persona

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