Capitolo 305

E anche quest’anno sono arrivate le temutissime feste natalizie. Da parte mia sarà un Natale piuttosto tipico, visto che ormai quasi ogni anno lo passo in casa a guardarmi film e quest’anno che stiamo chiusi non sarà certamente diverso. Ancora non ho deciso cosa prevede il menu cinematografico di queste feste, ma avrete certamente modo di scoprirlo nel prossimo capitolo. Prima però c’è bisogno di mettere un punto all’autunno e di raccontarvi ciò che ho visto negli ultimi giorni della stagione più bella (per me). Buona festa del Sol Invictus a tutti e a tutte.

It comes at night (2017): Il mondo è messo in ginocchio da un virus che costringe le persone a restare chiuse in casa. Tutto normale se non si trattasse di un film del 2017 e se contrarre il virus non porti a morte certa, come in questo bel thriller di Trey Edward Shults, in cui una tipica famigliola americana (padre-madre-figlio adolescente-cagnolone), chiusa a vivere in una casa in mezzo ai boschi, decide di accogliere in casa un’altra famiglia di persone molto carine, con cui condividere i beni (i primi hanno acqua, i secondi animali da cortile) e sopravvivere. Inutile dirvi che la situazione precipiterà e diventeranno tutti virologi esperti: ah no, quella è un’altra storia. Niente male, è su Prime.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (2020): Mentre lo vedevo mi sembrava un film molto carino, mi sono divertito e sono rimasto totalmente incuriosito dalla storia alla quale si ispirava (che è totalmente diversa da quella raccontata nel film). Tutto contento per il film, il giorno dopo ricordavo a malapena cosa mi fosse piaciuto e ora che scrivo, dieci giorni dopo averlo visto, non ho assolutamente un buon ricordo di esso. Sydney Sibilia tenta la strada di un “I Love Radio Rock” italiano, ma a parte il fatto che lui non è Richard Curtis e che il bravissimo Elio Germano non è Philip Seymour Hoffman, la storia comunque appassiona la metà, fa ridere un terzo ed emoziona un quinto. Carino come le foto dei bambini appena nati che vi mandano i vostri amici: dopo averle guardate con un filo di tenerezza, passa un minuto e già pensate ad altro.

I Predatori (2020): Esordio da regista per Pietro Castellitto, che dimostra di essere ambizioso senza mai apparire arrogante. La storia ruota intorno a due famiglie diversissime tra loro (una di ricchi borghesi intellettuali, l’altra di neofascisti di periferia) in qualche modo, per l’intreccio del destino, collegate da un curioso incidente stradale. Il film gode di una comicità che non appare mai apparecchiata come la tavola di Natale, mai banale, talvolta anche un po’ grottesca, ma sicuramente da apprezzare. I difetti non mancano, ma ci si passa sopra facilmente, visto l’ottimo lavoro di sceneggiatura e di regia: Castellitto sarà anche “figlio di”, ma dimostra di meritarsi l’opportunità che ha avuto. Anche come attore il buon Pietro ha una fisicità straordinaria, riesce ad apparire comico senza muovere un muscolo del viso. Se queste sono le premesse, il giovane Castellitto ci farà vedere ottime cose.

Sound of Metal (2019): Sorpresona di fine anno è quest’altro bellissimo esordio di Darius Marder, uno dei debutti più convincenti degli ultimi anni. Un batterista metal perde improvvisamente l’udito e la cosa ovviamente rivoluziona la sua vita. Per accettare la sua condizione, la sua donna lo convince ad entrare in una comunità di non udenti. Il film è bellissimo anche grazie a Riz Ahmed che è fenomenale, insieme a lui raccogliamo i cocci della vita del protagonista, percepiamo i silenzi assordanti che subisce e capiamo che, nonostante tutto, la musica può sempre continuare. Splendido (è su Prime).

Beach Rats (2017): Recentemente ero stato positivamente colpito dal bellissimo “Mai Raramente A Volte Sempre”, ultimo film di Eliza Hittman. Sono andato dunque a cercarmi il suo lavoro precedente, con cui aveva vinto il premio per la miglior regia al Sundance. Il film è “sporco” come piace a me: macchina a mano, la grana della pellicola, primi piani stretti e quell’atmosfera indie per la quale esco pazzo. Il film in sé invece non mi è sembrato straordinario, soprattutto non mi è piaciuto molto il finale. Il protagonista è un ragazzo che vive a Coney Island e trascorre l’estate con degli amici sbandati e in chat con uomini maturi, con i quali consuma rapporti occasionali e totalmente clandestini. L’estate del ragazzo è segnata dunque da noia, droga, vergogna di sé e il film porta avanti il discorso in maniera anche sincera, questo sì, ma mai davvero interessante. Più che altro non è chiaro dove voglia andare a parare, nonostante i fuochi d’artificio che aprono e chiudono il film e tra i quali ci passa il mondo di un adolescente incasinato che non sa come vivere la propria vita. Arriva pienamente alla sufficienza, ma niente di più.

The Wolf of Snow Hollow (2020): Opera seconda di Jim Cummings, balzato agli onori di questo blog per quel gioiello che era il suo film d’esordio, “Thunder Road”. Stavolta Cummings si dedica ad un horror abbastanza pop che funziona molto meglio nelle sottotrame drammatiche/psicologiche che nella paurosa trama principale, che sembra quasi un pretesto per raccontare la vita di questo sceriffo pieno di problemi (è un ex alcolista con figlia adolescente e padre malato), ed è curioso che in due film su due Jim Cummings interpreti la parte di un agente di polizia. Il film è piacevole, non sarà irresistibile nella costruzione e nella risoluzione, ma i personaggi sono convincenti e l’atmosfera innevata dello Utah, dove sembra aggirarsi il temibile lupo mannaro del titolo, mescola alcune suggestioni da “Twin Peaks” con qualche sfumatura di “Fargo”. Ultimo film interpretato dal grande Robert Forster, al quale la pellicola è dedicata. Bellino.

SERIE TV: Ho visto la seconda stagione di Mandalorian e penso che mi sia piaciuta più della prima. Se da un lato le puntate hanno spesso una struttura molto simile (il protagonista arriva su un pianeta X, deve aiutare qualcuno a fare qualcosa, come premio avrà l’informazione Y sulla quale si baserà la puntata successiva e via dicendo), dall’altro sono talmente ben girate che comunque non ci si annoia mai. In questa stagione inoltre si cominciano ad affacciare i cavalieri Jedi e il concetto di Forza, quindi c’è del buon pane per ogni fan di Star Wars che si rispetti. Non dico una parola sulla sorpresa finale ma posso dire che, anche se l’avevo intuita già da alcuni minuti, ho goduto. Altra cosa: c’è una piacevole scena extra dopo i titoli di coda dell’ultima puntata, tenetela d’occhio. Proprio a causa di Mandalorian non sono andato avanti con West Wing, di cui parleremo nel prossimo capitolo, quando avrò finalmente finito la quinta stagione e me ne mancheranno soltanto due.

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