Recensione “A Day” (“Ha-roo”, 2017)

L’espediente narrativo del loop temporale, reso celebre e assolutamente indimenticabile da Harold Ramis e Bill Murray in “Ricomincio da Capo”, è stato ripreso e riadattato negli anni da moltissimi altri film, dall’italiano “È già ieri” al fantascientifico “Edge of Tomorrow”, fino al recente “Palm Springs”, dove i protagonisti che rivivono lo stesso giorno sono ben due. Ora tocca alla Corea del Sud proporre la sua variazione sul tema: l’idea di un giorno che si ripete all’infinito è infatti alla base del film d’esordio di Cho Sun-ho, in cui il lasso temporale è molto più breve (non un giorno intero, ma appena un paio d’ore, prima che il loop ricominci il suo corso) e le vicende ben più drammatiche.

Kim Yon-young è un chirurgo di fama mondiale e a causa del suo lavoro trascura molto sua figlia. Il giorno del compleanno della bambina il dottore è di ritorno da un viaggio: proprio quando finalmente sta per incontrarla assiste impotente alla sua uccisione in un incidente stradale (la bambina viene investita da un taxi). Pochi minuti dopo Yon-young è di nuovo in aeroporto e sua figlia sta per essere nuovamente uccisa, il dottore è finito infatti in un loop temporale che lo costringe a rivivere continuamente la tragica morte della sua bambina, in un mistero intricato in cui si trova coinvolto anche il paramedico Lee Min-chul, anche lui costretto a rivivere continuamente il momento dell’incidente (in cui sua moglie, a bordo del taxi, perde la vita nel drammatico sinistro). I due uomini sembrano intrappolati in un continuo ciclo di impotenza e disperazione, finché non scoprono che dietro a tutto ciò che sta accadendo c’è qualcosa che li lega.

Per essere un film d’esordio Cho riesce a muoversi con una certa disinvoltura, messa a punto grazie alla tanta gavetta fatta come aiuto regista. Gli sforzi fatti dai personaggi somigliano per certi versi a quelli che si fanno in un videogioco, in cui si tenta e ritenta più volte lo stesso schema prima di riuscire in qualche modo a trovare una soluzione per andare avanti. Qui però a dover cercare soluzioni e contemporaneamente scoprire i motivi per cui sono finiti in questo dramma sono due personaggi, entrambi credibili, entrambi determinati, entrambi vittime e, per certi versi, colpevoli in cerca di redenzione. Nonostante le ripetizioni, inevitabili, Cho Sun-ho riesce a tener bene insieme tutti i fili della storia e a portarci verso un finale che riesce a chiudere tutte le porte aperte in precedenza. Dal 26 agosto al cinema.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Ho visto tempo fa su Netflix il corto premio Oscar Two Perfect Strangers: anche quello sfruttava il meccanismo del loop temporale in modo interessante, diverso dal solito. Questo mi incuriosisce molto!

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Bravissima, ho dimenticato di citarlo, molto bello quel corto!

      Piace a 1 persona

Rispondi a AlessioT Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.