Festa del Cinema di Roma 2021 – Parte I

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Giovedì 14 Ottobre 2021
Dopo un anno di assenza dovuta a motivi precauzionali vista l’allora imminente seconda ondata di covid, rieccomi nuovamente con il badge al collo e i piedi all’Auditorium (che dallo scorso anno è intitolato a Ennio Morricone). Tutto cambia, si evolve, muta e così anche la Festa del Cinema si adatta alle nuove esigenze dovute dalla pandemia: ogni cosa va prenotata su una pagina internet apposita, qualunque proiezione, qualunque conferenza stampa, anche il red carpet ha bisogno di una prenotazione. Per fortuna si può ancora andare al bagno usufruendo dell’antica tradizione comunemente detta “fila per il cesso”, perché quando tutto cambia, c’è sempre qualcosa che resta perennemente uguale. Non cambia la passione, la voglia di guardare film, di ascoltare i professionisti del settore, non cambiano alcuni volti, che vedo solo una volta all’anno (o poco più) e sempre in questa occasione, ma che è sempre bello rivedere.

Il programma di oggi prevedeva il film “Mediterraneo” alle 9 e “The Eyes of Tammy Faye” alle 11. Il primo racconta la storia vera del fondatore di Open Arms, Oscar Camps, in un film di cui si dice un gran bene: oltre alle ottime recensioni online, l’unico accreditato con cui ho avuto modo di parlare di questo film mi ha confermato che è bellissimo. Ovviamente io non l’ho visto, perché non ero ancora pronto ad alzarmi alle 7 per vedere un film che temevo un po’ pesante. Errore mio. Ad ogni modo mi sono alzato invece alle 9 con grande entusiasmo, un sole accecante e tanta curiosità per questo mio primo festival in mascherina. Sono salito sulla mia Panda rossa e mi sono lanciato su Lungotevere con in testa il pensiero che poche ore dopo avrei incontrato la meravigliosa Jessica Chastain. Mentre ero in coda per vedere The Eyes of Tammy Faye cercavo continuamente aggiornamenti sulla caviglia di Tammy Abraham, ma questa è un’altra storia. Il film di Michael Showalter racconta la storia vera di due famosissimi predicatori statunitensi del secolo scorso, i Barbie e Ken del vangelo, interpretati da Jessica Chastain e Andrew Garfield. Inizialmente i due offrono spettacoli evangelici per bambini, sono tipo i Me contro Te di Gesù Cristo e piano piano finiscono per mettere in piedi un impero televisivo grazie alle continue donazioni raccolte dal carisma di lui e dalla voce e dalla dolcezza di lei. La storia è raccontata attraverso gli occhi, totalmente ingenui, della Tammy Faye del titolo, una ragazza e una donna aperta e gentile con tutti, dolce, sensibile ma totalmente manipolata da un marito accentratore, bigotto ed egocentrico. Un buon film, la classica proiezione da festival per cui ti senti sollevato di non aver sprecato due ore (e a un festival questa è una cosa che può succedere spesso). Jessica Chastain può davvero strappare una candidatura agli Oscar, ma questo lo sapremo tra qualche mese. Ricordatevi di queste parole.

A proposito di Jessica Chastain ho avuto la possibilità di prenotare la conferenza stampa ma non l’incontro con l’attrice (non c’erano più posti). Jessica si è presentata all’incontro con i giornalisti con un vestito blu elettrico e ho sperato fino all’ultimo di poterla fotografare da vicino: gli anni scorsi, dopo le conferenze stampa, gli ospiti si fermavano a firmare autografi e a fare qualche foto con la stampa e per questo era molto facile per me avvicinarli e fotografarli. Quest’anno invece a quanto pare tutto questo non è più possibile, per questo motivo mi sono dovuto accontentare di una foto al palco, scattata dal mio posto. Un po’ frustrante quindi non poter inserire un’attrice strepitosa come la Chastain nel mio personale album di star incontrate alla Festa del Cinema: Viggo Mortensen, Gael Garcia Bernal, George Clooney, John Travolta, David Lynch, Eric Cantona, Cate Blanchett, Tim Roth, Colin Firth, Tom Cruise, Al Pacino, Sansa Stark, David Cronenberg, Willem Dafoe, Sylvester Stallone, Meryl Streep, i fratelli Coen, John Landis, Keira Knightley, Fanny Ardant, Paolo Sorrentino, Bruce Springsteen, Ethan Hawke, Bill Nighy, Matthew Modine, Paul Verhoeven, Jason Schwartzman, Park Chan Wook, Tomas Milian e tanti altri. In conferenza c’era anche Vincent D’Onofrio, il mitico soldato Palla di Lardo di Kubrick, e purtroppo ho mancato anche il suo ritratto.

Nel pomeriggio all’incontro con il pubblico sono state proposte alcune clip tratte dai film di Jessica Chastain e l’attrice si è commossa nel parlare di Malick e di “The Tree of Life”. Io l’avevo conosciuta con quel film e mi ero praticamente innamorato di lei grazie a quel film, sapere che per lei è ancora così importante è in qualche modo rassicurante. Non ho avuto il tempo e la pazienza di aspettare la sera per vedere il red carpet del film, dove Jessica Chastain oltre a essere stupenda si è anche avvicinata per firmare autografi e fare foto: avrei avuto l’occasione per fotografarla, ma pazienza (qualcuno mi direbbe un sibillino “pic”).

In serata è stato presentato in anteprima europea il nuovo capitolo sugli acchiappafantasmi, Ghostbusters Legacy, in una bella proiezione all’Auditorium Conciliazione con tanto di Ecto-1 sul red carpet. Il film racconta il ritorno di Gozer il gozeriano e compagnia di fantasmi più o meno inquietanti in un paesino dell’Oklahoma, dove è da poco morto il buon vecchio Egon Spengler (ad affrontarlo stavolta ci saranno infatti i suoi nipotini). Si tratta di un coming of age che funziona sia nel suo racconto di formazione dal sapore anni 80 (nonostante si svolga nei nostri anni, ma l’effetto “Stranger Things” colpisce ancora) sia come nostalgico ritorno al passato per i fan più attempati, come il quasi quarantenne che vi scrive. Non temo smentite: piacerà sia al pubblico giovanissimo che ai fan dei Ghostbusters della prima ora (e le comparsate del cast originale sono davvero roba da lacrime calde). Domattina, su queste pagine, troverete anche la recensione del film, per approfondire il discorso.

Parlando di domani, venerdì sarà il giorno della mia prima doppietta di film: stavolta mi tocca davvero alzarmi alle 7, ricordarmi di prenotare le proiezioni di domenica (ogni giorno si può prenotare soltanto ciò che accadrà nelle successive 48 ore, se si ha la fortuna di avere il dito più veloce del west e di trovare posto) e poi volare con la mia Bobby Jean lungo le strade di Roma assaltate dal ritorno in ufficio dei lavoratori che abbandoneranno lo smartworking, oltre alla manifestazione dei no-tutto che minaccia il traffico della capitale. Se le cose andranno vagamente bene, il pomeriggio starò di nuovo qui, davanti al mio computer, a raccontarvi la mattinata (e soprattutto a lavorare un po’ alle mie cose, che purtroppo e per fortuna in questo periodo mi stanno davvero impedendo di aver più tempo da passare alla Festa del Cinema, motivo per cui il mio racconto quest’anno sarà un po’ più limitato del solito, fatevene una ragione).

Il bilancio del primo giorno è tutto sommato positivo: ho salutato qualche amico e qualche amica, ho visto un film godibile e avuto a pochi metri da me una dea. Ci sono stati già i primi litigi, a volte più interessanti dei film stessi, tra un signore che si è voltato ripetutamente per chiedere alla persona seduta dietro di lui di “smetterla di dare calci alla poltrona” (sic) e chi, incontrando qualcuno per il quale nutre evidentemente poca stima, ha detto sottovoce: “Questo neanche er covid ce l’ha tolto dalle palle”. C’è serenità. L’unica paura è il sistema di prenotazione e ammetto che se riuscirò ad assistere a tutto ciò che mi interessa sarò davvero felice di questa Festa. Quindi sicuramente succederà qualcosa di tragico, basta aspettare domenica mattina, quando dovrò prenotare l’appuntamento con Quentin Tarantino di martedì. Restate da queste parti, ne vedremo delle belle.

Vincent D’Onofrio e Jessica Chastain in conferenza stampa (foto A.T.)

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