Recensione “Ted Lasso” (2020)

Che il calcio vi piaccia o no, “Ted Lasso” è la serie che dovete vedere. Lo sport più amato del mondo infatti è soltanto un pretesto per raccontare le dinamiche, sentimentali e professionali, di un gruppo di persone dalle quali è davvero difficile separarsi al termine di ogni stagione (per ora due, ma la terza è già in lavorazione). La premessa fa pensare vagamente a Lino Banfi e al suo “Allenatore nel Pallone”: la presidente di una squadra di Premier League (la Serie A inglese, per chi ha poca familiarità con il calcio) chiama un allenatore scarso ad allenare il suo club per vederlo fallire. Le similitudini tra il Richmond di Ted Lasso e la Longobarda di Oronzo Canà finiscono comunque qui, perché la serie, distribuita da AppleTv, è un concentrato di “good vibrations” o, come si direbbe a Roma, di prese a bene.

Rebecca Welton, dopo il divorzio da un marito crudele, tifosissimo del Richmond (fantomatica squadra londinese di Premier League), prende le redini della società calcistica e chiama sulla panchina un allenatore di football americano celebre per i suoi successi a livello di college, un certo Ted Lasso. Il baffuto coach proveniente dal Kansas conosce a malapena le regole del calcio e sono in molti a domandarsi il motivo di una scelta così bizzarra: segretamente, Rebecca vuole ferire il marito distruggendo la squadra che ama, mandandola in First Division (la Serie B inglese). Ted Lasso, nonostante le difficoltà in un contesto così diverso, in un Paese lontano migliaia di chilometri da casa sua, riesce a conquistare lentamente l’amore di tutti grazie ad una positività e a un ottimismo contagiosi a dir poco: ha sempre il sorriso sulle labbra (o sotto i baffi), una parola buona per chiunque, anche per chi lo canzona, ed è estremamente gentile con chi lo circonda a cui chiede soltanto una cosa: di credere in sé.

Jason Sudeikis, nonostante il personaggio somigli alla caricatura di se stesso, è sempre credibile, non fa mai pensare al suo Ted Lasso come ad un uomo costruito, scritto su carta. Riesce a muoversi incredibilmente a suo agio nei panni di un amabile coach, padre di famiglia, pieno di positività ma al tempo stesso di grandi fragilità. Inoltre, man mano che la serie va avanti, il suo ruolo diventa sempre meno centrale, lasciando spazio alla personalità e alle sfumature delle tante sottotrame dei personaggi che lo circondano (impossibile non amare le espressioni dell’allenatore in seconda, Beard, o i ringhi del capitano Roy Kent). La stessa Rebecca, capo apparentemente malvagio di una società tutta maschile, è una donna ferita, delusa, che saprà farsi amare dal pubblico nonostante sia inizialmente mossa da intenzioni basse, cercando in maniera subdola di mettere in imbarazzo Ted e i suoi collaboratori. Una delle chiavi per il cambiamento di diversi personaggi è la influencer Keeley (Juno Temple, già vista in “Vinyl”), altro personaggio positivo, di cui osserviamo la trasformazione da wags a donna emancipata.

Per Ted Lasso non è importante vincere o perdere (o pareggiare, altra regola calcistica che il coach non conosceva!), ma come giochi. E la serie, così come il pianeta Richmond nel quale si svolge, si preoccupa soprattutto di dare il massimo, di essere credibile nella sua semplicità ed è probabilmente questo il motivo del suo clamoroso successo. Funziona in ogni momento, nell’atmosfera deliziosa del vicolo della West London in cui vive Ted (Brewers Lane, per chi volesse visitare la location), nella calda passione del pub dove i protagonisti si incontrano fuori dal lavoro, nelle sfumature linguistiche e culturali tra il coach, statunitense fino al midollo, e il mondo londinese in cui si muove. Dietro la parola BELIEVE, scritta da Lasso nello spogliatoio della sua squadra, c’è un mondo davvero bello da conoscere: ha i baffi, odia il tè, sorride quando viene insultato e fa sentire tutti gli altri persone migliori, noi compresi.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Mi piacciono sia il calcio che l’Inghilterra, quindi sembrerebba la serie per me, ma non so se sia l’umorismo che fa per me. Purtroppo non ho Apple tv quindi dovrò aspettare per scoprirlo 🙂

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Sicuramente è una serie umoristica, ma ha tanti risvolti e insegnamenti seri e profondi che secondo me possono conquistare tutti! 🙂

      "Mi piace"

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