Festa del Cinema di Roma 2021 – Parte IV

Martedì 19 Ottobre 2021
Spoiler: sono entrato all’incontro con Quentin Tarantino, ma è una storia lunga e ci arriveremo con calma. Cominciamo dal principio, ovvero dal fatto che oggi non avevo film da vedere e che sono andato all’Auditorium con un solo scopo: passare più tempo possibile con Tarantino. Ne ho passato davvero parecchio e solo questo vale tutte le rotture di palle, le incazzature, i problemi con i biglietti, con l’assegnazione dei posti, con la stessa Festa del Cinema. Questi sono i giorni che restano nei ricordi della Festa, che ho frequentato per 15 anni su 16 (ho marcato visita solo lo scorso anno) e non credevo che quest’anno sarebbe stato possibile.

Verso mezzogiorno parto da Garbatella con la mia Bobby Jean rossa sfrecciando (si fa per dire) su Lungotevere con in sottofondo le canzoni del Boss. Mi aspetta la conferenza stampa di Quentin Tarantino e sono pressoché certo che sarà l’unica occasione che ho per vedere il regista di Knoxville da vicino, visto che come vi ho raccontato ieri la prenotazione per l’incontro di stasera non era andata a buon fine. Ho provato anche a scrivere all’ufficio stampa della Festa per cercare di elemosinare un posto (“anche in piedi”, testualmente) ma prima della conferenza stampa di oggi, intercettando una delle gentilissime responsabili, avevo avuto conferma che era quasi impossibile trovare il modo di farmi entrare. Mi accontento e mi metto davanti alla scalinata della Petrassi in attesa di poter salire per assistere almeno alla conferenza stampa di Tarantino. Proprio in quel momento un buon amico, che chiameremo Luca (anche perché è il suo vero nome) passa da lì e con aria misteriosa mi fa cenno di avvicinarmi. Vado da lui e mi svolta la giornata: “Sono riuscito a prenotarmi per l’incontro con Tarantino, ma l’ufficio stampa mi ha comunque rimediato un biglietto per entrare, così ora ne ho due! Se vuoi dopo mi “sprenoto” e in quel momento ti prenoti tu al posto mio, così potrai entrare anche tu”. Lo ringrazio e accetto la sua offerta, pur certo che succederà qualcosa con quel maledetto sito che sicuramente mi impedirà di prenotare: d’altronde la legge di Murphy è sempre dietro l’angolo. Decidiamo di rimandare l’operazione al primo pomeriggio e salgo all’incontro di Tarantino con la stampa.

Quentin Tarantino sale sul palco della Petrassi sorridente, raggiante, è evidente che si nutre dell’amore del suo pubblico e non fa nulla per nasconderlo. In conferenza stampa gli argomenti più interessanti sono una possibile speranza per vedere Kill Bill 3 e la scelta di Cliff Booth come suo personaggio preferito (quello che odia di più invece è il DiCaprio di “Django”). Gli domandano cosa ne pensa del fatto che i critici gli abbiano contestato di aver fatto due film in cui cambia i fatti storici e Quentin risponde che i film sono i suoi e fa i finali “come cazzo vuole”, gli altri possono fare i loro film e attenersi alla realtà dei fatti storici, ma lui quando scrive non sa dove la scrittura stessa lo porterà e a lui interessa solo questo. Poi, rispondendo ad una domanda bizzarra su quale film eliminerebbe per rendere il mondo un posto migliore, risponde che, pur non volendo ammazzare nessuno, andrebbe eliminato lo sceneggiatore di “Nascita di una nazione” (Griffith 1915), poiché questo film, una pietra miliare della storia del cinema dal punto di vista del linguaggio cinematografico, è profondamente razzista (nella storia i membri del KKK sono i buoni!) e ha dato modo al Ku Klux Klan di fondarsi nuovamente e di compiere tutto il male che ha fatto nel secolo scorso. Al termine della conferenza stampa Quentin Tarantino è assalito da un’orda di persone in cerca di autografi e per questo si trattiene qualche minuto in più a due passi da noi: ne approfitto per portare a casa qualche foto da vicino e mi reputo contento di essere riuscito a farlo, mi era dispiaciuta mancare questa opportunità dopo la conferenza stampa di Jessica Chastain e Vincent D’Onofrio (oh, in fondo faccio il fotografo e tengo più a scattare una buona foto che ad avere un autografo!).

Con Quentin Tarantino all’Auditorium c’è aria di festa: fuori dalle sale gli amplificatori mandano in ripetizione le musiche dei suoi film, dalle parti del tappeto rosso c’è un tizio vestito da Cliff Booth (ma per somigliare a Brad Pitt ne deve mangiare di pastasciutta, non letteralmente, visto che dava l’impressione di averne mangiata abbastanza) e poco più in là una ragazza vestita da Mia Wallace. Dopo mangiato ho appuntamento con Luca, ci sediamo al bar e proviamo a fare la mandrakata. Lui toglie la sua prenotazione per l’incontro con Tarantino e nel momento di confermare la disdetta sembra sudare freddo, anche se ha il biglietto per entrare fa comunque male cliccare su “cancella prenotazione”, soprattutto dopo averla sudata con quell’infernale lotteria di domenica mattina alle 8. Ad ogni modo, la cancellazione è ufficiale e quindi ora dovrebbe nuovamente comparire la disponibilità per assistere all’incontro. Aggiorno la pagina come se non ci fosse un domani ma continua a comparirmi l’atroce dicitura: biglietti non disponibili. Nel mentre chiacchiero e continuo ad aggiornare la pagina, pensando che comunque avevo fatto davvero tutto il possibile per ottenere questo biglietto e che non posso avere rimpianti. Improvvisamente, all’ennesimo refresh, si accende la luce: sento i canti dei cherubini, gli angeli mi volano in testa e la pagina ora mostra finalmente la disponibilità per prenotarsi: clicco, prenoto, ho ufficialmente un posto per l’incontro di Quentin Tarantino con il pubblico, in cui riceverà il premio alla carriera dalle mani di Dario Argento. Offro un caffè al buon Luca, mi pare il minimo, e trotterello per l’Auditorium ciondolando da un’area all’altra: ci sono tre ore da riempire e decido quindi di mettermi un po’ a lavorare alle cose mie.

Alle 19 sono sul red carpet in attesa di Quentin Tarantino, io e il mio compare Giordano abbiamo entrambi rimediato il biglietto in maniera totalmente casuale e pensiamo alla strategia migliore da adottare per restare in platea, visto che abbiamo i biglietti per la galleria, dove si vede poco e male. Decidiamo di attendere l’arrivo del regista sul tappeto rosso e di entrare all’ultimo momento per occupare posti eventualmente rimasti vuoti (quelli riservati agli sponsor, solitamente) vicino al palco. Troviamo due posti di fronte, ma letteralmente di fronte alla poltroncina dove si siederà Tarantino e aziono il cronometro per vedere quanto tempo riusciremo a restare seduti là prima che venga qualcuno a farci alzare. Intanto sullo schermo vediamo il tappeto rosso di Tarantino (è arrivato in ritardo e non potevamo più aspettarlo) e i minuti scorrono, prima due, poi tre, poi cinque, poi otto, addirittura dieci, dunque quindici. Si chiudono le porte, si comincia a fantasticare su chi sarà a farmi alzare e ci si immagina addirittura Mattarella in persona che possa arrivare a reclamare il suo posto d’oro, ma per il momento siamo ancora là, a due metri dal palco. Comincio a crederci, tra me e me penso che è fatta, anche se ogni volta che qualcuno si avvicina sento un sudore freddo che mi scivola dietro la schiena. Quando il cronometro segna il minuto 16, arriva una coppia a dirci che quelli sono i suoi posti. Io e il mio partner in crime ci alziamo a malincuore e ci andiamo a cercare un altro posto in platea, che troveremo un po’ più in fondo, un paio di file dietro la moglie di Quentin Tarantino.

L’incontro comincia e vediamo una serie di clip tratte dai film del regista, che con la solita verve racconta il suo cinema e la sua storia, soprattutto di quando, ad inizio carriera, cercava di spacciare sul suo curriculum di attore che aveva recitato in “Zombi” di Romero (millantando di essere uno dei motociclisti) e in uno sconosciuto film di Godard che nessuno avrebbe mai potuto trovare per smentirlo. Insomma, le cazzate sul curriculum le ha scritte anche Tarantino, figuratevi se non potete farlo anche voi. L’incontro procede spedito, Quentin racconta aneddoti sulla scrittura, su DiCaprio (che si è realmente ferito ad una mano durante le riprese di “Django” e, pur pieno di sangue, ha continuato a recitare la scena reagendo all’incidente, dando al suo personaggio qualcosa di unico) e Christoph Waltz, che ha scelto nel ruolo di Hans Landa perché cercava un attore capace di saltare da una lingua all’altra con disinvoltura, una caratteristica nata in fase di scrittura che, se avesse dovuto basarsi su un attore già definito, non avrebbe mai potuto conferire al personaggio. Inevitabile l’omaggio a Ennio Morricone, di cui racconta la collaborazione per “Hateful Eight”. Là, quando Tarantino definisce il compositore “leggenda”, con la voce quasi spezzata, mi emoziono davvero. Alla fine dell’incontro, dove si sviscerano aneddoti di vario genere su alcuni momenti dei suoi film, c’è una clip con i saluti di Samuel L. Jackson, John Travolta e soprattutto Christoph Waltz. L’attore austriaco saluta Tarantino in italiano e fa esplodere la sala in risate fragorose: “Quentino! Quentissimo! Quentone!! Sei solo a metà, il meglio della tua carriera deve venire!”, con il suo solito accento esilarante. Dopo questo momento di leggerezza arriva sul palco Dario Argento per consegnare a Tarantino il premio alla carriera. L’abbraccio tra i due è molto bello e su questa immagine si chiude la serata. Sono le 21 e devo correre a casa a mangiare, a scrivere, a sistemare le foto e a organizzare il lavoro per il giorno dopo, visto che domani tra un film e l’altro mi dovrò ritagliare qualche ora di lavoro “vero”.

Esco all’aperto e mi imbatto in Riccardo Calafiori, giovane calciatore della Roma. Neanche fosse un mio amico, mi viene spontaneo dirgli “Ao Ricca’, facciamoci una foto!”. Lui neanche abbozza una risposta, semplicemente si mette in posa e chiudo la giornata con un selfie insieme a Calafiori. La cosa mi sembra talmente insensata e randomica da riportarmi a casa con il sorriso. Domani c’è Cuaron per parlare di cinema italiano, ma vedrò un film orientale in mattinata e poi, nel tardo pomeriggio, andrò al Savoy per “Belfast” di Kenneth Branagh. Ho incontrato Quentin Tarantino, l’ho ascoltato e sono anche riuscito a fotografarlo: la giornata è andata meglio di quanto avrei mai osato sperare.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Bravissimo! Oggi ho visto al tg Tarantino e Argento e ti pensavo, pensavo “lui deve essere lì da qualche parte!” Chissà che emozione 🙂

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Sì, uno dei tanti applausi era il mio! 🙂

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