Recensione “Licorice Pizza” (2021)

In una Los Angeles praticamente senza adulti, un sedicenne e una venticinquenne (?) si incrociano una mattina a scuola durante le foto per l’annuario: lei è assistente del fotografo, lui uno studente sfacciato e sicuro di sé. Il dialogo iniziale è incalzante, elettrico, crea immediatamente empatia tra chi guarda, nell’oscurità del cinema, e chi vive la scena, sotto il bagno di sole di una California che sprigiona vita e gioventù da ogni inquadratura. La loro età tuttavia non è così importante, visto che sembrano tutti coetanei, in una dimensione nostalgica e vintage (siamo nei primi anni 70) che dà quasi l’idea di trovarsi fuori dal tempo (non a caso lui dirà a lei: “smettila di usare il tempo come scusa!”). Paul Thomas Anderson ci regala probabilmente il suo film più solare di sempre, in un mondo dominato da adolescenti maturi e determinati, dove gli adulti sono pressoché assenti e, quando ci sono, sono infantili, bambineschi (pretesto per buttare in scena qualche macchietta e farci ridere di Sean Penn che salta con una moto o di un irresistibile Bradley Cooper sessuomane fuori di testa).

L’incontro tra Gary (che esordio per Cooper Alexander Hoffman!) e Alana è come dicevamo sin da subito elettrico. Il film è interamente incentrato sul rapporto – o forse dovremmo dire “sfida” – tra i due, in cui i momenti di tensione talvolta sovrastano i bellissimi momenti di leggerezza, come la formidabile corsa fuori dalla centrale di polizia sulle note di “But You’re Mine” di Sonny & Cher (versione originale della celebre “Ragazzo triste” di Patty Pravo). Un’amicizia profonda, a tratti frustrante, ma sempre vorticosa, dinamica, piena di alti e bassi. Un racconto di formazione che, a differenza degli stereotipi del genere, non è pero un film sulla crescita, visto che i due protagonisti sono a loro modo già abbastanza maturi: Anderson mette infatti in scena due personaggi alla ricerca di qualcuno disposto a riconoscere ciò che sono diventati. Gary passa dall’essere un attore “bambino” a imprenditore adolescente, Alana vuole emanciparsi nei confronti di una famiglia (ebrea) dalla quale si sente costantemente giudicata. I due sono sempre insieme e quando non lo sono spesso si rincorrono (anche fisicamente) come cellule impazzite e complementari di un’amicizia romantica, in cui David Bowie e la sua magnifica “Life on Mars?” fanno da sfondo alla crisi petrolifera del 1973 che per Gary ha le fattezze della fine del mondo (e che poco dopo ci regalerà probabilmente i venti minuti più divertenti di tutto il film).

Alana per gran parte del film sfugge a Gary, domandandosi tacitamente il motivo per cui dovrebbe frequentare un gruppo di ragazzini più giovani di lei e il film cerca in ogni scena di rispondere a questa domanda: dall’assurda richiesta iniziale di Alana a Gary di “non respirare” fino alla scenata sui flipper, la ragazza cerca ogni momento di recidere un rapporto che semplicemente non può essere tagliato, anche perché (diamine!) siamo negli anni 70, la vita si vive giorno per giorno e, allora come oggi, è davvero complicato scegliere a chi si vuole bene. Paul Thomas Anderson ci regala così un film molto diverso da quelli a cui ci ha abituato, al tempo stesso però ci dona due ore di attrazione sapiosessuale, di amicizia, di romanticismo mai scadente, di bisogno dell’altro per affermare se stessi: “Non ti ricorderai mai di me” “Mi ricorderò di te. E tu ti ricorderai di me”.
E noi, inevitabilmente, ricorderemo “Licorice Pizza” come un grande film.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.