Recensione “Decision to Leave” (2022)


L’ultimo lavoro di Park Chan-wook, clamorosamente snobbato poche ore fa dalle nomination agli Oscar, parte come un thriller in cui si cerca di scoprire la verità sulla morte di un uomo precipitato da una parete di montagna e lentamente, anche inaspettatamente forse, si dipana invece come uno dei film più romantici degli ultimi anni. Effettivamente, più che le indagini e le scoperte che il protagonista fa su quello che potrebbe anche essere un incidente, ciò che interessa noi che guardiamo sono tutti i sottotesti tra il detective (coreano) e la sua sospettata (cinese), i costosi pranzi messi sulla nota spese della polizia, l’amore comune per il mare, l’imbarazzo per le foto da scattare ad alcuni graffi oppure l’impegno nel semplificare i termini tecnici, di fronte alle differenze linguistiche. Nel film di Park c’è infatti un universo di non detti che va oltre il linguaggio verbale e che, come una frana, diventa sempre più dirompente man mano che si procede.

Decision to Leave sembra dunque la storia di un amore impossibile, che timidamente cerca di farsi strada tra la nebbia di Ipo, dove c’è una moglie che il detective è fin troppo stanco di avvicinare, e le sale del distretto di Busan, fredde come i cuori di due persone sole in cerca di un misero lampo di felicità, irraggiungibile forse, ma dove anche la sola speranza è comunque meglio di grigia apatia. Di fronte ai fatti, inevitabili seppur impossibili, c’è chi dirà “che coincidenza” o penserà “povera donna”: in fondo è tutto un gioco di facce diverse di una stessa medaglia. Ed è esemplare, in tal senso, il discorso che il detective fa con la sua nemesi, il ricercato numero uno, dove per alcuni secondi disquisisce di amore, con la pistola puntata verso il criminale, come farebbero due amici intimi davanti a una birra.

Un dramma psicologico composto da amore e sangue, mare e montagna, dove il detective gentiluomo, ossessionato dai suoi casi irrisolti a tal punto da privarsi del sonno a causa di essi, indaga sulla sospettata giovane e affascinante, che farebbe quasi pensare ad un Basic Instinct diretto da Wong Kar-wai, se non fosse che gli interpreti qui lavorano di sottrazione, le scene sono apparentemente calme come montagne, al cui interno però si muovono maree di amore e disperazione. Decision To Leave è infatti un film fatto di sussurri (allo smartwatch o a qualcuno che cerca di dormire), di respiri lenti, dove l’amore può anche finire, il desiderio no.

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