Capitolo 360: Tra Sicari Veneziani e Spruzzate d’Horror


Alla fine arrivò l’autunno e con esso il mio mese preferito dell’anno che, come mai prima d’ora, mi sta costringendo a indossare ancora i pantaloni corti invece di un più autunnale paio di jeans. L’estate non sembra avere ancora intenzione di mollarci, nonostante ciò la stagione cinematografica è ripartita alla stragrande e questo capitolo, con le sue perle della Mostra del Cinema di Venezia e altri due film attualmente nelle sale italiane, ne è ampia dimostrazione. Ci sono addirittura due sicari, totalmente diversi tra loro, che si sono affacciati ai miei occhi a pochissimi giorni di distanza: amo questo tipo di connessione che si crea tra i film, non so se è una cosa che capita anche a voi. Detto ciò godetevi questo capitolo e, soprattutto, recuperate le cose migliori che, come sempre, valgono davvero la pena di essere viste.

The Killer (2023): Sono poche le certezze della vita. Una è che quando David Fincher fa un film, bisogna vederlo. Ed è così che, approfittando della rassegna “Venezia a Roma”, sono finito al mio amato Cinema Greenwich di Testaccio per questa nuova fatica del regista di Denver. Fassbender è un sicario, un assassino a pagamento, al quale è stato commissionato un lavoro a Parigi. Il lavoro non va secondo i piani e la situazione precipita. Non voglio aggiungere altro per non rovinare la visione ai tanti che lo vedranno a novembre su Netflix (o a fine ottobre al cinema), ma posso dire che è scritto benissimo, con almeno due sequenze meravigliose (quella iniziale e una con Tilda Swinton). Secondo me è un po’ troppo frammentato a causa dei continui cambi di location e su certe cose non è particolarmente originale (non voglio dire troppo), ma ci sono comunque delle idee stupende. Mezzo voto in meno perché la mattina dopo non me lo sono “portato appresso”, se capite cosa intendo. Per approfondire il discorso potete leggere la recensione completa.
•••½

La Nona Porta (1999): Io faccio fatica a credere che Roman Polanski, lo stesso regista di Chinatown o Rosemary’s Baby, abbia potuto girare una simile porcheria. Johnny Depp viene assoldato da un facoltoso collezionista di libri antichi per verificare se il suo volume, che secondo la leggenda è stato scritto dal diavolo in persona, è originale o un fake: per questo il “detective dei libri” dovrà viaggiare in Europa per mettere a confronto il libro con le uniche due altre copie esistenti. La prima parte devo dire che non è neanche male, la seconda metà sembra invece che l’abbia girata io sotto acidi (non ho mai tentato l’esperienza in realtà, ma sarebbe difficile fare peggio). Tra sette segrete, una strega che mena come un fabbro e diavolerie varie (è il caso di dirlo), far arrivare lo spettatore ai titoli di coda è la vera magia. Inguardabile.
••

Hit Man (2023): Chi mi segue da un po’ è a conoscenza del mio folle amore per Richard Linklater. Dove c’è lui, c’è casa e sebbene lo preferisca quando racconta l’amore (la trilogia dei Before) o l’adolescenza (Dazed and Confused, Boyhood o Tutti vogliono qualcosa), questa commedia è talmente geniale che sarebbe un peccato sottovalutarla. Tratto da una “storia quasi vera”, come ci viene comunicato in apertura, il film vede Glen Powell, professore universitario di filosofia e consulente informatico part-time per la polizia, a dover fare la parte del finto sicario, mandato dal dipartimento, per far arrestare chi offre soldi per uccidere coniugi, vicini, colleghi, ecc. Da professore impacciato e insicuro, il nostro scopre di avere talento nell’impersonale sicari sicuri di sé e la cosa sfugge di mano quando incontra una bellissima donna che vuole sbarazzarsi del marito violento. Film decisamente brillante e divertente, ha incantato Venezia e, ne sono certo, incanterà anche voi. Non sono un fan delle commedie fini a se stesse, senza satira sociale o un riferimento a qualcosa di più “alto”, ma in questo caso, nonostante sia puro intrattenimento, la scrittura è davvero grandiosa. Per certi versi è una commedia romantica, tra le migliori che vedrete nei prossimi mesi (se non anni).
•••½

Thunderbolt and Lightfoot (1974): Primo film di Michael Cimino, dal registro scanzonato e il più delle volte ironico anche se, in fin dei conti, è un’opera decisamente drammatica e amara. Clint Eastwood (anche co-sceneggiatore insieme allo stesso Cimino), in fuga da vecchi amici che lo vogliono far fuori, incontra un giovanissimo Jeff Bridges, che lo aiuta a sfuggire ad un primo attentato. I vecchi compagni di banda di Clint vogliono sapere dove si trova il bottino di una rapina fatta tutti insieme anni prima. Il tesoro è però andato perduto e quindi il gruppo, dopo essersi riappacificato, decide di rifare lo stesso identico colpo di tanti anni prima per sistemarsi una volta per tutte. Il fuorviante titolo italiano, Una Calibro 20 per lo Specialista, si mette chiaramente in scia al successo dell’anno precedente di Eastwood (Una 44 Magnum per l’Ispettore Callaghan), nonostante in questo film non ci siano né calibro 20 né alcuna particolare specialità da parte di Clint, che è comunque un eccellente rapinatore. Al di là del titolo italiano il film è un esordio notevole, anche se a distanza di quasi 50 anni sente un po’ il peso dell’età: è comunque interessante vedere il primo lavoro di un regista che, soltanto quattro anni dopo, avrebbe realizzato un capolavoro immenso come Il Cacciatore. Nomination agli Oscar per Jeff Bridges (la seconda di sette), trovate il film su Prime Video.
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There’s Nothing Out There (1991): Lavoro poco più che amatoriale realizzato dal regista allora ventenne Rolfe Kanefsky. Un gruppo di amici va a passare qualche giorno di vacanza in una cascina desolata nel mezzo di un bosco. Uno di loro è un profondo conoscitore di film horror e sa che trovarsi da soli nel mezzo del nulla può avere conseguenze pericolose: il nostro conosce le regole del gioco e utilizza le sue conoscenze sull’horror per salvare i suoi amici da un mostriciattolo che uccide gli uomini e cerca di ingravidare le donne. Effetti speciali interessantissimi per un lavoro quasi amatoriale, citazionismo a palla, una manciata di buone idee e il pregio di non prendersi mai sul serio (a un certo punto un personaggio usa l’asta del microfono del film, che compare improvvisamente in campo, per sfuggire al mostro). Tra l’altro pare che questa pazza idea di un film meta-horror abbia ispirato Wes Craven nella realizzazione di Scream. Nonostante sia davvero trash, l’ho trovato a tratti irresistibile: avrei amato vederlo da ragazzino con qualche amico e un po’ di pizza davanti. Un piccolo cult, lo trovate su Mubi.
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Asteroid City (2023): C’era una volta il mio grande amore per Wes Anderson. Ora, seppur estasiato dalla composizione delle immagini, mi tocca constatare come tutta quella magnifica estetica mi appaia invece vuota e piuttosto priva di contenuto. Un gruppo di persone, molto diverse tra loro, si incontra in una minuscola cittadina nel deserto del Nevada, celebre per il cratere di un meteorite caduto secoli prima, per premiare il miglior progetto scientifico di alcuni brillanti adolescenti. L’arrivo di un alieno scombussola le certezze di tutti, in un racconto metateatrale dove si mescolano realtà e finzione. Il film è carino, per carità, i personaggi come sempre sono adorabili e il cast è clamoroso (la scena con Margot Robbie, tra le altre, è magnifica), ma Wes Anderson ormai ha preso una china discendente che sembra, purtroppo, inarrestabile: i suoi film ormai sembrano food porn, un piatto gourmet all’apparenza succulento e coloratissimo ma, in fin dei conti, senza poesia. Lo dico? Lo dico: la color grading di questo film è insopportabile. Se vi piace Anderson, il film merita sempre di essere visto, ma non aspettatevi nulla ai livelli dei suoi film migliori.
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Talk To Me (2022): Che sorpresa questo film australiano firmato dalla coppia di youtuber Danny e Michael Philippou! Per quanto mi riguarda è raro vedere un horror che faccia davvero paura e che soprattutto abbia delle idee. Un gruppo di adolescenti sperimenta, per gioco, una sorta di rito in cui, tramite l’uso di una mano imbalsamata (o qualcosa del genere), riesce a entrare in contatto con l’aldilà. Ben presto la famigerata mano diventa una sorta di droga, un modo come un altro per sballarsi e ridere a crepapelle con il resto della comitiva. La prima parte è ottima, si prende il suo tempo per portarci esattamente dove vuole e mi ha inquietato a tal punto che a una certa ho cominciato a pensare a cose belle per distrarmi (tipo un piatto di carbonara o il gol di Dybala al Feyenoord). La seconda parte secondo me perde un po’ la bussola, diventa meno interessante e, quel che peggio, fa decisamente meno paura rispetto alle premesse iniziali. Perché in fondo è questo che deve fare un horror: paura. Resta comunque un film bellissimo, uno dei titoli che senza dubbio segnerà questo decennio per quanto riguarda il suo genere di riferimento. Se vi piace il genere, è da non perdere.
•••½


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Comments

2 risposte a “Capitolo 360: Tra Sicari Veneziani e Spruzzate d’Horror”

  1. Avatar Madame Verdurin

    La Nona Porta è davvero indifendibile: una porcheria che diventa perfino ridicola, non si salva proprio niente. Peccato sentire che Wes Anderson stia un po’ esaurendo la carica, ma d’altro canto era quasi impossibile mantenere per sempre livelli alti come quelli dei suoi primi film.

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    1. Avatar AlessioT

      Allora non sono pazzo: è davvero una zozzeria quel film! 🙂

      Piace a 1 persona

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