Capitolo 362: Che Paura Mi Fa


Alla fine l’autunno è davvero arrivato, nonostante il caldo di ottobre e un’estate che non sembrava volesse più andar via. Ed è in questo tanto atteso autunno, la mia stagione preferita, che mi sono fermato un momento a pensare a che cosa curiosa che è il Cinema. Nello spazio di dieci giorni, dunque di un capitolo di Una Vita da Cinefilo, trovo il film peggiore che ho visto quest’anno, ma anche uno dei migliori, ovvero i film che aprono e chiudono il pezzo di oggi: entrambi sono, ognuno a suo modo, espressione di questa cosa che tanto ci piace e ci appassiona, il Cinema, appunto. Questo capitolo, dalla forte impronta horror causata dal periodo di Halloween, naviga tra classici degli anni 70, sorprese e scoperte inimmaginabili e un enorme capolavoro degli anni 50, che non rivedevo da almeno un decennio. Finito Halloween, comincia la lenta agonia che ci porterà a Natale e, di conseguenza, all’inverno. Allieteremo l’attesa con tanti, tantissimi film. Che altro ci resta in fondo?

Speak no Evil (2022): L’inizio della settimana di Halloween mi ha trasmesso l’insana voglia di guardarmi qualche horror, o thriller, o quello che è. Da qualche giorno trovavo commenti positivi a proposito di questo film di Christian Tafdrup, tra cui “disturbante”, “bellissimo”, “scioccante”. Colto da curiosità, ho la malaugurata idea di dare retta alle cose che leggo su Internet. Una coppia con figlioletta accetta l’invito in Olanda da una (apparentemente) simpatica coppia con bambino conosciuta in vacanza. Il weekend non andrà come previsto, visto che gli olandesi si rivelano un tantino psicopatici (ma le vittime sono talmente insopportabili nella non-logica di ciò che fanno che quando vengono vessate ti fa pure un po’ piacere). Alla fine la sola cosa disturbante saranno le due ore buttate che non riavrò mai più indietro: secondo me il film non è mai credibile, è anzi telefonato (ho capito per filo e per segno la scena finale poco dopo la metà del film), senza idee o trovate particolarmente originali e con una fotografia da spot pubblicitario che mi ha particolarmente infastidito. Insomma, al momento è il peggior film che ho visto quest’anno (e ne ho visti parecchi).
•½

Halloween (1978): Quando arriva la sera del 31 ottobre la scelta del film da guardare è tanta, tantissima. Scegliere di rivedere, per l’ennesima volta, questo film strepitoso di John Carpenter è stato però piuttosto semplice. Come da titolo, la vicenda si svolge la notte di Halloween, nel giorno in cui da un ospedale psichiatrico è evaso Michael Myers, uno dei più famosi psicopatici della storia del cinema. Jamie Lee Curtis, all’esordio cinematografico, è una babysitter costretta improvvisamente a fronteggiare quest’incredibile minaccia: non sarà facile. Tra il modo di girare di Carpenter, che ti butta inquietudine a secchiate anche se il film lo hai visto 10 volte, e l’iconica colonna sonora, Halloween si dimostra ancora una volta un film immortale, invecchiato benissimo, con inoltre il merito di aver messo in chiaro molte delle “regole” che troveremo poi in decine e decine di altri horror, vane imitazioni di questo capolavoro.
••••½

Spring Night Summer Night (1967): In un paesetto dell’Ohio dove non succede mai nulla al di fuori del locale cittadino, vive una famiglia allargata, con un fratellastro e una sorellastra particolarmente intimi, causa di ulteriori difficoltà in una famiglia già in crisi. Il film, girato da un professore di cinema con i suoi studenti e interpretato da attori locali, è rimasto inedito per circa 50 anni, poi ritrovato e restaurato addirittura da Refn, che ha dato al mondo la possibilità di scoprire questa meraviglia. Girato in un bianco e nero favoloso, con un senso dell’immagine e delle scene potentissimo per l’esordiente Joseph L. Anderson, appassionato di cinema d’autore europeo (e in particolare di Neorealismo, una delle influenzi più forti di questo suo film). L’Ohio rurale, tra la noiosa vita di paese e guai famigliari. Non è perfetto, ma di sicuro è sorprendente: mi ha fatto pensare molto anche a L’Ultimo Spettacolo di Bogdanovich. Da non perdere, è su Mubi (un mese gratis se cliccate qui!).
•••½

Amityville Horror (1979): Novembre è cominciato, Halloween è passato, ma non è passata la voglia di guardare un altro horror d’epoca, un cult che non avevo mai avuto modo di vedere. Stuart Rosenberg trae spunto da un presunto mistero realmente accaduto a Long Island nel 1974 e realizza quello che credo sia il primo film su una casa infestata, un genere imitato e ripreso pressoché da chiunque. James Brolin, padre del celebre Josh, e la bella Lois Lane del Superman di Donner, al secolo Margot Kidder, si trasferiscono con i loro tre bambini in un’enorme casa dove l’anno prima sono avvenuti fatti di sangue. Ben presto la casa si rivelerà piuttosto ostile per gli occupanti, a causa di alcune presenze che stanno facendo perdere la testa soprattutto al capofamiglia. Forse se ordinassi Shining di Kubrick su Wish mi arriverebbe a casa questo film: sono tante le trovate che fanno pensare infatti al capolavoro del 1980 con Jack Nicholson, tra cui James Brolin che apre la porta del bagno con un’accetta (entrambe le scene ispirate in realtà da Il Carretto Fantasma, film svedese del 1921 di Victor Sjöström, di cui trovate la sequenza in questione qui). Un buon film, forse non invecchiato benissimo e con un finale un po’ troppo affrettato, ma comunque una pietra miliare del genere. Lo trovate su Prime Video.
•••

Red Rocket (2022): Sean Baker è sicuramente uno dei miei registi preferiti dell’ultimo decennio, ho amato Tangerine, ho amato ancor di più Un Sogno Chiamato Florida (vedetelo subito!). Red Rocket lo vidi alla Festa del Cinema nel 2021 e ne conservavo un ottimo ricordo. Un famoso ex attore porno, ora squattrinato, torna nel paesino del Texas dove è cresciuto e dove nessuno lo vuole rivedere per chiedere ospitalità alla ex moglie e cercare di ricominciare, nonostante il suo passato e il suo ego siano piuttosto ingombranti. Se la storia è comunque intrigante,  la grandezza del film è in un protagonista sopra le righe e assolutamente geniale, Simon Rex, fino a ieri celebre per mediocri parodie (tra cui buona parte della saga di Scary Movie) e B-movies. Rex sfodera un’interpretazione pazzesca, la macchina da presa lo pedina in ogni scena e si appoggia letteralmente sulla sua verve, sulle sue capacità istrioniche, sui suoi ammiccamenti e il suo entusiasmo. Il suo Mikey alla fine è un personaggio sempre positivo, sempre preso a bene nonostante le circostanze (e nonostante sia fondamentalmente un bastardo). Il film non è ai livelli del precedente capolavoro di Sean Baker, ma parliamo comunque di un ottimo prodotto, originale, reso ancor più interessante dalle atmosfere fangose del Texas più infimo e dalla freschezza della Lolita di turno, Suzanna Son. Al di là di tutto l’ormai cinquantenne Baker si conferma uno dei registi più interessanti della sua generazione, insieme a Baumbach e pochi altri. Da vedere, anche questo lo trovate su Prime Video.
•••½

Tutto in una Notte (1985): Il mese scorso avevo “intravisto” per la millesima volta I Guerrieri della Notte di Walter Hill, poi ho rivisto Fuori Orario di Scorsese, quindi ho fatto una riflessione sui film ambientati tutti durante la stessa notte e mi sono accorto di quanto mi piacciano (un altro? La Casa di Raimi). Quando ho scoperto questo titolo, da un lato mi ha intrigato, dall’altro mi ha preoccupato: “Un film di John Landis che non ho mai sentito? Sarà una cavolata”, ho pensato. Jeff Goldblum soffre d’insonnia, è depresso e sua moglie lo tradisce: una notte decide di alzarsi dal letto per cercare qualche emozione e si imbatte nella splendida Michelle Pfeiffer, aggredita da alcuni iraniani. Il film, tra situazioni paradossali e un’avventura senza capo né coda, risulta alla fine un pasticcio in cui Landis (anche attore in un piccolo ruolo) ha buttato dentro, un po’ a caso, una lista lunghissima di colleghi e amici: da David Cronenberg a Jonathan Demme, da Carl Perkins a Don Siegel, da B.B. King a Lou Costello, fino a sua maestà David Bowie (e tantissimi altri). Alla fine i camei sono talmente tanti da distrarti quasi completamente dal film e forse è uno dei motivi per cui questo è stato il primo flop al botteghino di John Landis. Carino, a tratti anche divertente, ma piuttosto innocuo in fin dei conti.
••½

Ma come si può uccidere un bambino? (1976): Nei giorni scorsi ho chiesto su twitter, ai miei fedeli follower, quale fosse il film più bello che avevano visto nell’ultima settimana. Tra i vari commenti, quello che mi ha colpito di più era quello che citava questa sorta di horror spagnolo di quasi cinquant’anni fa, che non avevo mai sentito, ma dalla trama piuttosto interessante: due turisti inglesi si recano in vacanza su un’isoletta della Spagna dove non ci sono più adulti, ma solo bambini. Ben presto capiscono che gli adulti non ci sono più perché vittime di questo gruppo di inquietanti ragazzini. Ecco, se c’è un film sul quale l’etichetta “disturbante” può essere piazzata senza troppe difficoltà è sicuramente quest’opera geniale di Narciso Ibáñez Serrador, tratta da un romanzo. Non succedono tantissime cose, ma è geniale sia nell’incipit, con i resoconti di alcune guerre combattute nel corso del Novecento, durante le quali innumerevoli bambini in giro per il mondo hanno trovato la morte a causa della scelleratezza di adulti, sia nel clamoroso finale. In particolare verso la fine del secondo atto c’è una trovata strepitosa, che mi ha totalmente conquistato. L’estetica di Serrador ha più di un debito con quella de Gli Uccelli di Hitchcock, il film è una sorpresa assoluta. Se vi piace il genere, lo trovate su Prime Video.
••••

La Parola ai Giurati (1957): Sarà la terza o la quarta volta che rivedo questo capolavoro di Sidney Lumet e ogni volta che lo guardo mi sembra, se possibile, ancora meglio. Una giuria statunitense, composta come sempre da dodici uomini, si riunisce in una stanza per emettere il verdetto su un caso di omicidio, in cui tutte le prove sembrano condurre il presunto colpevole, un ragazzo di 18 anni, sulla strada che porterà alla sedia elettrica. Dodici giurati, ognuno molto diverso dall’altro, devono raggiungere l’unanimità per poter concludere la seduta. Undici votano per la colpevolezza, Henry Fonda invece si pronuncia per l’innocenza, non perché ne sia convinto, ma perché prima di mandare un ragazzo incontro alla morte vorrebbe almeno discuterne un po’ di più. Da qui si dipana uno dei più grandi film della sua epoca, con protagonisti indimenticabili e un’opera, girata interamente dentro una stanza, che dopo averla vista non vi lascerà mai più. Lumet inoltre gira le scene come se ogni inquadratura fosse una piccola opera d’arte (gli uomini che, uno dopo l’altro, si alzano in piedi lasciando il tavolo della discussione, dove uno dei giurati si è lanciato in uno sproloquio, o gli sguardi inquisitori dopo le minacce lanciate dal più focoso del gruppo). Un capolavoro, non ci sono altre parole.
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Comments

4 risposte a “Capitolo 362: Che Paura Mi Fa”

  1. Avatar Madame Verdurin

    Ho visto da poco il remake di la Parola ai Giurati, diretto da William Friedkin e con Jack Lemmon nei panni che furono di Henry Fonda, e l’ho trovato comunque bellissimo. Ora ho preso il dvd dell’originale e la visione è prevista per i prossimi giorni, non vedo l’ora, già sono certa al 100% che lo amerò.

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    1. Avatar AlessioT

      Non sapevo esistesse un remake, addirittura di Friedkin! 😮

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  2. Avatar Madame Verdurin

    Non lo sapevo nemmeno io, ma lo trovi gratis su Prime (a differenza dell’originale che è a pagamento, ecco perchè ho preso direttamente il dvd) e ti assicuro che è molto bello. Se all’altezza dell’originale ancora non so dire, ma davvero ben fatto e con un ottimo cast.

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    1. Avatar AlessioT

      L’originale l’ho visto su Prime incluso nell’abbonamento, non è a pagamento (o almeno non più), ma il dvd vale sempre la pena averlo 🙂

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