Recensione “Don’t Look Back in Anger”: Non è Solo Rock n Roll

“We’ll find a way of chasing the sun”, cantavano gli Oasis in un vecchio successo di oltre trent’anni fa: oggi Liam e Noel Gallagher non solo hanno trovato il modo di inseguire il sole, ma sono diventati loro stessi il sole intorno al quale continua a girare un pianeta intero di appassionati, seguaci, fan in adorazione. Ne so qualcosa, perché ho fatto parte del club (e non è stato affatto male). Se il bellissimo documentario del 2016 di Mat Whitecross, Supersonic, raccontava il punto più alto raggiunto dalla band di Manchester, l’apice del loro successo, Don’t Look Back in Anger, sequel ideale firmato da Will Lovelace e Dylan Southern e presentato a Venezia, si concentra soprattutto sulla reunion del 2025, sulla riappacificazione tra i due fratelli e sul rinnovato entusiasmo con cui la band sta girando il mondo per far nuovamente cantare più di una generazione di fan.

Guardando questo bel documentario e ascoltando ancora una volta quelle canzoni, mi sono sentito di nuovo negli anni 90, quando andavo al liceo con uno splendido zaino Invicta viola, fucsia e celeste, sul quale avevo disegnato, con un enorme UniPosca nero, il logo degli Oasis (quello rettangolare dei primi album, non quella cosa orrida dei lavori seguenti). Ed è un po’ questo il problema, o il pregio di queste “operazioni nostalgia”: gli Oasis possono permettersi di essere sempre loro, quelli che hanno fatto la storia della musica anni 90, io invece no. Non ho più tutta la vita davanti, non ho più la possibilità di imprimere qualunque direzione alla mia vita, non ho più una pagina bianca ancora da scrivere. Non ho più quindici cazzo di anni: è tremendo quando te lo ricordano e la musica sa come farlo. Al di là dei ricordi personali, dalle due ore di Don’t Look Back in Anger emerge una verità così ovvia che per tanto tempo l’abbiamo avuta davanti agli occhi (e nelle orecchie) senza accorgercene: non esiste Noel senza Liam e non esiste Liam senza Noel. Il talento del songwriter serve a poco senza il carisma del frontman, i due fratelli si completano, ancor di più oggi, che sono ultracinquantenni e sono diventati two of a kind. C’è una battuta di Noel che mi ha fatto particolarmente sorridere e che racconta perfettamente cosa sono oggi quei due: “Liam può cantare con il tamburello sopra la testa e sembrare grandioso, se lo facessi io sembrerei un perfetto coglione”.

Il documentario fa esattamente ciò che deve fare: non solo farebbe venire a chiunque voglia di sfondare il salvadanaio e raccattare il denaro sufficiente per acquistare un biglietto del prossimo concerto degli Oasis, ti fa anche venire voglia di alzarti in piedi sopra la poltroncina del cinema per unirti al coro di Don’t Look Back in Anger, Wonderwall o anche di Cigarettes and Alcohol, incurante degli altri spettatori e del cinema stesso (tranquilli, non l’ho fatto, ma potrei averlo pensato). Il film poi finisce, tu ti ricordi di avere più di quarant’anni e gli Oasis invece suonano delle canzoni che, loro no, non invecchiano mai. Per fortuna.

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Una risposta a “Recensione “Don’t Look Back in Anger”: Non è Solo Rock n Roll”

  1. Avatar wwayne

    Wonderwall è una delle canzoni più belle nella storia della musica. Il pubblico che la canta in questo video è da pelle d’oca:
    https://www.facebook.com/watch/?v=2245709609585187

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