Cronache dall’Auditorium (sabato 17 ottobre)
È quasi mezzanotte e sono appena rientrato a casa dopo una giornata con tre film, qualche foto a Javier Bardem e Rodrigo Sorogoyen (e Deva Cassel, già che c’ero) e soprattutto un paio di colpi di fulmine cinematografici. La giornata è stata lunga: mi sono svegliato con in testa la musica della pubblicità del Lazio Film Commission, poi ho dovuto combattere con Boxol, dove la prenotazione di Fjord per lunedì è stata ostica ma alla fine vincente: ho trovato posto tra i piccioni, lassù nella galleria della Petrassi. Ma è tardi, saltiamo i convenevoli e addentriamoci nei film.

Non sapevo nulla di El Ser Querido se non che fosse diretto da quel genio di Rodrigo Sorogoyen con Javier Bardem protagonista. È così che mi sono goduto tutta la sequenza iniziale, un clamoroso manuale di sceneggiatura, con un uomo e una donna che parlano in un ristorante. Non sappiamo nulla di loro, ma lo scopriremo a stretto giro. Sorogoyen lavora su primi e primissimi piani, lascia parlare gli occhi, le piccole inflessioni dello sguardo e sin dall’inizio hai già capito che il regista spagnolo ha realizzato un altro film clamoroso. Non voglio dire troppo, se non che si tratta di una storia metacinematografica (ossia il film racconta ciò che accade durante la lavorazione di un film, come ad esempio Effetto Notte di Truffaut). Correte a vederlo, perché è una delle cose migliori che vedremo quest’anno, credo (sarà in sala dal 12 novembre).

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Dopo un film così bello come fai a vederne subito un altro, un film del Kosovo per l’esattezza? Dai, non c’è partita, è come quando un comico deve salire su un palco dove un altro comico ha appena fatto sganasciare tutti: non c’è spazio per altre risate. Entro dunque in sala con tutta l’intenzione di andarmene se dopo venti o trenta minuti il film non dovesse convincermi. Spoiler: l’ho visto fino alla fine. Dua di Blerta Basholli mi regala altre due ore di clamorosa bellezza, con un coming of age ambientato durante l’occupazione serba nella regione autonoma del Kosovo, nei primi anni 90. Mentre fuori dalla porta la milizia di Milosevic fa quello che vuole, impunemente, dentro casa la giovane Dua cresce come un’adolescente quasi normale: aspetta l’arrivo delle prime mestruazioni, canta gli Skunk Anansie a squarciagola (chi ha vissuto quegli anni avrà riconosciuto la bellissima Brazen (Weep)), bacia i ragazzi e piano piano avverte le ingiustizie a cui è sottoposta la sua famiglia, di origine albanese. Un gioiello, spero con tutto il cuore che venga distribuito anche in Italia perché una storia cosi bella merita di essere vista.

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Alle 15.30 c’è Tangles di Leah Nelson è un film d’animazione tratto dalla graphic novel omonima di Sarah Leavitt. Una ragazza queer tenta di non sfasciare la sua vita dopo che a sua madre viene diagnosticato l’Alzheimer. Non è male, l’animazione in bianco e nero ha un fascino quasi indie, la storia è faticosa ma toccante, eppure avevo già esaurito il mio bisogno di cinema, a tal punto che non vedevo l’ora che finisse. Non è colpa sua eh, se l’avessi visto in un momento qualunque dell’anno mi sarebbe piaciuto sicuramente di più, ma oggi, dopo aver visto due film che ho amato, non riuscivo davvero a lanciarmi dentro un’altra storia, per giunta così triste.

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All’uscita della sala ho aspettato qualche minuto per veder arrivare Javier Bardem nella luce della golden hour romana, l’attore è stato disponibile con i fan, divertente, divertito, mentre Rodrigo Sorogoyen e Victoria Luengo sono passati inevitabilmente in secondo piano. Dopo di loro, proprio mentre stavo per andare via, ho visto arrivare Deva Cassel, figlia di Vincent Cassel e Monica Bellucci: che dire, i geni sono quelli, era stupenda.
Vorrei raccontarvi qualche curiosità in più, qualche voce ascoltata al volo mentre camminavo nel foyer o stavo seduto in sala, vorrei dirvi di come Jenna Ortega abbia scosso l’Auditorium “costringendo” i fan a ore e ore di attesa, infine, vorrei raccontarvi di come sono rimasto bloccato con l’auto dentro un parcheggio dove era stata chiusa ogni via d’uscita da altre automobili. Venirne fuori è stata tosta, ma la coppa dell’olio non ha subito danni e io sono riuscito ad andar via per partecipare alla cerimonia di premiazione di un festival di fotografia a Officine Fotografiche. Domani sarà un’altra giornata intensa, ho tutta l’intenzione di vedere anche un film alle nove di sera. Non so dove troverò la forza, ma l’amore e la passione muovono il corpo e la mente in direzioni impensabili. Viva la Festa.

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