Festa del Cinema di Roma 2026: Il Mattino ha la Cenere in Bocca

Cronache dall’Auditorium (mercoledì 14 ottobre)
Gli stand sono finalmente aperti, le urla delle scolaresche infestano l’area del red carpet, si commentano i film del giorno precedente, c’è confusione, ci si saluta tra chi va in una sala e chi va in un’altra: è il secondo giorno e oggi la Festa del Cinema sembra davvero essere cominciata.

Il confronto con il temuto Boxol stamattina è molto più agevole, visto che per venerdì ho soltanto un film da vedere (complice il mio compleanno, ma anche l’inaugurazione di un festival di fotografia dove ho una foto in finale, magari ne riparleremo). Il film che vedrò venerdì, Elsinore, in realtà è stato presentato questa mattina alla stampa e c’è già chi dice di aver pianto tutte le lacrime che possedeva (da questo punto di vista dovrebbe essere l’Hamnet di quest’anno), ma io dov’ero allora? Ero in Petrassi a vedere un altro film, tra poco ci arriviamo, calma.

Parcheggiata Bobby Jean sotto il ponte di Corso Francia, dopo aver scaldato la mattina con la voce di Robert Smith, arrivo al bar dell’Auditorium per le chiacchere di rito prima della proiezione delle 9 e mi imbatto in una di quelle tipiche persone che, da almeno quindici anni, vedo soltanto una volta all’anno, ovvero in occasione della Festa del Cinema: il grande Paolo, ex collega di università.

“Che ti vedi?”
“
Elsinore“
“Io Diego Luna”

“Perché, c’è pure lui alla proiezione?”
“No no, mi sono lanciato in una sineddoche”
“Stasera invece ci sei a
Clementine Orange?”
“Ma stasera c’è Roma-Real Madrid”
“…”
“Ah già, te sei daa Lazio!”

Alle 9 sono già seduto in Petrassi, nel mio posto preferito (la fila davanti al corridoio, dove posso stendere le gambe), per vedere Ceniza en la Boca di Diego Luna, un film che, senza alcuna ragione logica, ho già deciso che sarà bello. La proiezione comincia e scopro, con piacere, che l’opera è stata anche in selezione ufficiale a Cannes ed è lì che penso che forse la mia previsione potrebbe avverarsi. La storia racconta la vita di una ragazza messicana che tenta di sbarcare il lunario a Barcellona, tra umiliazioni, stenti e un fratello che, a Madrid con la madre, ne combina di tutti i colori. Diego Luna “mi aveva convinto al ciao”: già la prima scena è potentissima, con una finestra al termine della notte e una bambina che osserva sua madre prendere un taxi verso una vita nuova (quella stessa bambina che qualche anno dopo diventerà la ragazza protagonista del film). La storia è potente, credibile in ogni sequenza e per buona parte è uno slice of life capace di raccontare una quotidianità che spesso fingiamo di non vedere: quella delle bambinaie, delle badanti, dei rider, degli immigrati che dietro l’invisibilità hanno una vita di affetti e amicizie, nostalgie e malinconie. Bellissimo, la regia di Luna pedina la bravissima Adriana Paz in ogni istante e ci fa affezionare al suo mondo: è il primo film che apprezzo davvero di questa edizione e me ne esco dalla sala tutto soddisfatto per non aver sbagliato la scelta del film delle 9, perché non c’è niente di peggio che cominciare la giornata con un film brutto o, quel che peggio, soporifero. Bravo Diego Luna, ti volevo già bene per Y Tu Mama Tambien e Rogue One, ora un po’ di più.

La Ceniza en la Boca
•••½

Alle 11 c’era un nuovo bivio: un documentario (non ricordo più l’argomento) proiettato in Sinopoli o un film italiano senza nomi altisonanti in Petrassi? Due giorni fa, prima di aprire Boxol, la scelta è caduta sulla seconda opzione. E anche stavolta non sono stato deluso: Brianza, opera seconda di Simone Catania, è il tentativo (tutto sommato riuscito) di raccontare una storia crime a tinte noir spostando l’ambientazione dalle solite Napoli o Roma all’esotica Brianza. Non è una scelta casuale: tra il 2009 e il 2010 è proprio in questa terra tra Milano e la Svizzera che sono avvenuti i fatti che hanno ispirato il film. E la Brianza, cinematograficamente parlando, funziona proprio bene, con i suoi personaggi sopra le righe, la vicinanza con la ricchezza della Svizzera, vista come un Eldorado, oltre all’importanza dell’occhio sociale, che nella provincia italica ha sempre un peso notevole. C’è il protagonista tormentato, una femme fatale ingenua e superficiale che è anche la causa indiretta che mette in moto gli eventi, un po’ di pistole e il mito della frontiera (quella Svizzera, non l’Arizona). Manca il saloon e si potrebbe quasi parlare di un western urbano, così come mancano la sigaretta accesa e l’impermeabile per pensare davvero a un noir, ma ci siamo capiti. L’intreccio ha qualche momento di sbandamento, ma Catania è bravo a portare la diligenza al capolinea. Ma di che parla, in buona sostanza? Dopo una serie di investimenti sbagliati e gli effetti della crisi del 2007, il proprietario di una storica armeria di famiglia ha bisogno di soldi per restare a galla. Al tempo stesso, l’eccentrico gestore di una catena di pompe di benzina vuole coinvolgere l’uomo in un piano di appropriazione indebita, trascinando gli eventi nella classica spirale di casini dai quali è sempre tosta tirarsi fuori. Ci riusciranno? Beh, questo non posso dirvelo io, ma potrete vederlo alla Festa del Cinema, se state nei paraggi, o quando il film uscirà in sala. Non so siete mai stati in Brianza, ma raccontata così, soprattutto al cinema, non credo di averla mai vista: vale la pena andare a dare un’occhiata.

Brianza
•••

Uscito dalla fredda e piovosa Brianza di Simone Catania, torno nell’assolata Roma dell’Auditorium. Lentamente, senza voltarmi indietro, mi dirigo verso Bobby Jean. La mia giornata finisce oggi, ma sono sereno: domani passerò qui quasi l’intera giornata, con tre film, le prime foto, tanta Festa e, possibilmente, la pizza del salernitano. Esistono giovedì peggiori.

PS: sul mio profilo Instagram ho postato una selezione di foto scattate nelle precedenti 20 edizioni della Festa del Cinema. Secondo me un’occhiata la merita. 🙂

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