Festa del Cinema di Roma 2026: E Pure Questa Edizione…

Cronache dall’Auditorium (venerdì 23 ottobre)
Il riff di 1979 degli Smashing Pumpkins, che utilizzo come sveglia del cellulare, esplode all’interno della mia stanza alle 7.30 in punto. Apro gli occhi, è tutto buio. Ricordo chi sono e cosa devo fare. Apro la serranda per far entrare un po’ di luce e dall’altra parte della finestra, sul balcone, trovo Mick Jagger che sta cantando “this could be the last time”. Lo fermo subito, rispondendogli: “no no, quale could be. Questa è l’ultima volta, almeno per quest’anno” e quando lo dico mi sento allegro, perché sono davvero contento di non dover più uscire di mattina per andare all’Auditorium, anche se, nel profondo, mi viene da pensare che questi undici giorni sono passati un po’ troppo in fretta.

Affido la mia personale chiusura della ventunesima edizione alla miglior regia dell’ultimo Festival di Cannes, La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi. La storia prende spunto da un romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca, che occupa una delle tre storie del film. Le altre due riguardano l’incontro tra un trombettiere nazionalista e un detenuto lealista, durante la guerra civile spagnola e, quasi un secolo dopo, la misteriosa eredità ricevuta da uno studente di storia madrileno. La prima sequenza è di una potenza incredibile, da farti quasi sperare di trovarti di fronte a un capolavoro, soprattutto quando tra le rovine di una chiesa emerge, quasi sdraiata sopra i calcinacci, una statua di San Sebastiano (che notoriamente è il santo protettore degli omosessuali). Tutta la sequenza iniziale potrebbe essere un perfetto cortometraggio: c’è tensione, speranza, attesa, poi il conflitto, la paura, la morte, quindi la fuga verso l’ignoto. O verso il resto del film, che è molto bello, ma non quanto quell’incredibile opening. I due registi spagnoli, che sono stati compagni anche nella vita, ci lasciano entrare in queste due ore e quaranta di film per suggerire di vivere la propria vita fino in fondo, soprattutto a chi la vive di nascosto, per paura o per pudore. Che la destinazione piaccia o meno, poco importa, perché il viaggio è ricco di emozioni e scene bellissime. Forse non è esattamente la mia cup of tea, ma è innegabile che sia un film di grande valore, degna chiusura di undici giorni intensi, ricchi di opere che sono felice di aver visto.

La Bola Negra
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Mi allontano dall’Auditorium con il sole alle spalle e il solito, leggero, velo di malinconia che segna la fine di un’altra edizione. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel lontano ottobre 2006, quando mi sono avvicinato alla prima Festa del Cinema con curiosità, entusiasmo e tanti amici dell’università. Quel giorno c’erano Sean Connery e Nicole Kidman, io avevo un sacco di capelli in più e una vita con ancora molte pagine bianche da riempire. Ora, al termine di questa edizione numero ventuno, mi guardo indietro e trovo una lista di ventiquattro film visti, ai quali si aggiunge il bellissimo incontro con Rodrigo Sorogoyen. Domani c’è la premiazione ufficiale, ma intanto posso divertirmi a segnalarvi i miei film preferiti di quest’anno (anche se non ho visto Fjord, che sono certo sarebbe rientrato tra questi titoli). Gli unici cinque film a cui ho concesso quattro stelle su Letterboxd sono, in ordine di preferenza: El Ser Querido, Dua, Club Kid, Elsinore e La Bola Negra.

Tre stelle e mezza sono andate invece a: I Play Rocky, I See Buildings Fall Like Lightning, Skateboarding is not for Girls, Fatherland, La Ceniza en la Boca, Ulya e Noi Un Po’ Meglio. Qui sotto trovate tutto ciò che ho visto, nel dettaglio.

Domani, come dicevo, ci sarà la premiazione. Io non ci sarò perché sono interessato un po’ più ai film che ai premi, ma sarà interessante spulciare la lista dei vincitori. Una lista che non troverete qui sopra, perché il diario, insieme alla mia Festa del Cinema 2026, si chiude qui. Le cronache dall’Auditorium torneranno il prossimo anno, presumo, ma il cinema va avanti. Restate nei paraggi perché stanno per arrivare tantissimi film nuovi, titoli che sarà mio privilegio raccontarvi, nel mio stile, un po’ gonzo, un po’ emotivo, che spero sia il motivo per cui siete ancora qui, dopo 18 anni di articoli e recensioni. Ieri ho scoperto che l’anagramma di cinefili è “infelici”, ma in realtà, se c’è una cosa che ci dà davvero gioia, è proprio il cinema. A presto!

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