Festa del Cinema di Roma 2026: Il Cielo Sopra Amburgo

Cronache dall’Auditorium (giovedì 22 ottobre)
Sarebbe bello se la pioggia di ieri fosse riuscita a cancellare la stanchezza, il sonno e i brutti film di questi dieci giorni di Festa del Cinema. Quando arrivi all’Auditorium prima del film delle 8.30 (orario ignobile, ma l’ho già detto nei giorni scorsi), avverti sui volti, negli sguardi delle persone in fila al bar o tra le poltroncine del Teatro Studio tutto ciò che la pioggia non è riuscita a cancellare: stanchezza, sonno e i brutti film visti, per l’appunto. Ci si guarda intorno e sembra di trovarsi a San Patrignano, o magari a un raduno di veterani del Vietnam. Fermi tutti, lo so benissimo che c’è molto di peggio nella vita che doversi guardare due o tre film al giorno, ma io a questo mi devo attenere, quindi concedetemela un po’ di stanchezza.

La buona notizia è che il film di apertura di quest’oggi è stato davvero bello: Club Kid, opera prima di Jordan Firstman, sembra un film anni 70 immerso nel caleidoscopio contemporaneo di una New York vibrante, eccessiva, ma vitale al tempo stesso. Già dalla prima scena è chiaro che il regista sa il fatto suo: una ripresa a 360° all’interno di un’auto ci immerge subito nel vortice di follia al quale appartiene il protagonista Peter, interpretato dallo stesso Firstman. Peter organizza affollatissime feste queer nei locali di Manhattan, dove il sesso sfrenato e il consumo di droghe non solo sono tollerati, ma anche incoraggiati. Il frutto della serata che vediamo nella scena d’apertura lo scopriamo dieci anni dopo, in un salto temporale in cui Peter scopre di avere un figlio: è l’unico che può prendersene cura ed è qui che il film entra in un territorio del tutto diverso. Se da un lato il film sembra voler sottolineare che la felicità ha luogo di esistere solo se si è disposti ad adeguarsi a una vita “normale”, dall’altra chissenefrega: è un film bellissimo, al di là delle lezioni che, forse involontariamente, cerca di suggerire. Bellissimo nei momenti tra Peter e il figlioletto, bellissimo nel modo in cui appare sempre credibile, nonostante rimbalzi all’interno di un contesto non ordinario. Inoltre amo vedere film che sanno lavorare bene anche con la colonna sonora, facendomi scoprire pezzi bellissimi che non conoscevo (come Thoroughfare di Ethel Cain, al centro di una delle scene più dolci del film). Alla fine lo scorcio notturno di New York che appare mentre scorrono i titoli di coda, mi ha fatto venire voglia di restare in sala fino all’accensione delle luci. Lo reputo un buon segno.

Club Kid
••••

All’uscita della sala incontro due amici, professionisti piuttosto noti nel settore, a cui domando se domani varrà la pena alzarsi presto per vedere un film di due ore e mezza, La Bola Negra, che sta riscuotendo tanto successo. Cerco un appiglio per chiudere oggi la mia Festa del Cinema e potermi concedere domani un normale venerdì di lavoro, ma entrambi mi dicono che se le opzioni sono dormire un po’ di più o vedere il film spagnolo, quest’ultimo vince a mani basse. Mi toccherà proprio andarci.

Tra una chiacchiera e l’altra il tempo vola: salgo per l’ultima volta le scale della sala Petrassi per il secondo film di giornata, firmato da un regista che stimo molto: Fatih Akin. Ghost Song purtroppo non si rivela all’altezza delle aspettative: Akin tenta forse di omaggiare Il Cielo Sopra Berlino di Wenders, spostando l’azione nella natia Amburgo e mettendo in scena il racconto di uno struggente amore adolescenziale tra il fantasma di una ragazza e un ragazzo sopravvissuto all’incidente in cui lei è morta. Peccato perché l’incipit era trascinante: la fotografia in bianco e nero, una festa sulla torre di Amburgo, il dialogo tra i due che svela, in maniera piuttosto credibile, l’interesse reciproco. Poi l’incidente, dove restiamo scioccati nello scoprire che la giovane non ce l’ha fatta. Wow, un primo atto come si deve, lineare, ben girato, potente. Qui le direzioni da prendere erano molte, tutte più o meno interessanti, ma il regista tedesco ha scelto la via del fantastico, deragliando verso territori in cui perdiamo gradualmente interesse per i suoi protagonisti. Ma c’è qualcosa che invece ha attirato molto la mia attenzione: ho notato che la mia vicina di posto ha preso appunti per tutta la durata del film e, quando dico tutta, non uso un’iperbole: ha scritto per quasi due ore consecutive. A un certo punto ho cominciato a domandarmi se non stesse trascrivendo tutta la sceneggiatura, perché nessun appunto può durare due ore. A ogni modo, cara vicina di posto, se stai leggendo queste righe, sappi che sono disposto a sborsare moneta sonante per scoprire cosa hai scritto su quel quaderno!

Una postilla: il trailer presente su youtube, così come le immagini del film, è a colori, anche se quello che abbiamo visto noi era invece in bianco e nero. Il regista avrà cambiato idea prima di mandare il film a Roma oppure il trailer è uscito prima della versione definitiva del film?

Ghost Song
••½

La mia penultima giornata di Festa del Cinema finisce qui. Domani, per quanto mi riguarda, la gran chiusura con il tanto atteso La Bola Negra, che volente o nolente dovrò andare a vedere, anche perché presumibilmente sarà un grande film (su letterboxd ha una media di 4,4 su 5!). Domani magari sarà anche l’occasione per stilare una top 10 delle cose migliori viste in questa ventunesima edizione, per il resto è tempo di salutarci. La festa è quasi finita, andate in pace.

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