Capitolo 242

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Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio (non c’entra niente ma è sempre bello citare De Andrè), la vita del cinefilo è andata avanti imperterrita, aiutata dal maltempo e dal fomento proveniente da Cannes. In questo capitolo tutti film presenti attualmente al cinema tranne un recupero recente e un altro di vecchia data, oltre al solito punto sulle serie tv, ormai imprescindibile. Mentre maggio finisce, summer is coming…

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Recensione “Cobra Kai” (2018)

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Barney Stinson in “How I Met Your Mother” ha sostenuto per tanti anni l’idea che Johnny Lawrence fosse in realtà il vero personaggio positivo di “Karate Kid”, film di culto del 1984 in cui il biondo studente del Cobra Kai veniva sconfitto durante la finale del torneo cittadino di Karate dal protagonista Daniel LaRusso (io spero vivamente che queste righe introduttive siano inutili, perché se non conoscete il colpo della gru allora vuol dire che avete davvero avuto una brutta infanzia). Era proprio dai tempi della celebre sitcom che Ralph Macchio e William Zabka non apparivano sullo schermo: tutto ciò fino ad oggi, perché i due Karate Kids sono cresciuti e sono tornati in una delle serie rivelazione dell’anno, “Cobra Kai”, in cui Johnny Lawrence, antagonista per eccellenza nel film di John G. Avildsen, è invece il protagonista della serie, un antieroe in cerca di riscatto, come poteva essere il wrestler di Mickey Rourke o il Rocky Balboa di Stallone.

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Recensione “Mektoub, My Love: Canto Uno” (2017)

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2 ore e 54 minuti che volano in un soffio, come un’estate carica di desiderio. Un’estate che vola via tra gli sguardi dei suoi personaggi, sui sapori dei pasti che consumano, sulle note assordanti delle musiche che ballano. Abdellatif Kechiche, dopo il meraviglioso “La vita di Adele”, si conferma ancora una volta un maestro puro che attraverso il suo cinema riesce ad immergerci profondamente nei pensieri dei personaggi: l’utilizzo costante della camera a mano, uno dei marchi di fabbrica del regista, ci trasporta tra i vicoli di Sète (paesino del sud della Francia in cui si svolge la storia) e abbiamo quasi l’impressione di sentire sulla nostra pelle la canicola estiva, gli odori della campagna o il mormorio rinfrescante del mare.

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Recensione “Solo – A Star Wars Story” (2018)

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Ron Howard riesce nella sfida più difficile: far sembrare credibile il suo protagonista. Il resto è cibo per i fan di Star Wars e penso che possa andarci benissimo così. Voglio dire, ci sono Chewbecca, il Millennium Falcon e Lando Carlissian, quanto basta per acquistare un biglietto e volare al cinema. Alden Ehrenreich deve aver studiato molto il volto e la gestualità di Harrison Ford, perché il suo Han Solo piace, è la canaglia che abbiamo sempre amato e, nonostante la diffidenza che potevamo riservargli, funziona.

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Recensione “How I Met Your Mother” (2005-2014)

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Due mesi fa, quasi per sbaglio, mi sono messo a guardare la prima puntata di “How I Met Your Mother”, un po’ per curiosità, giusto per ammazzare il tempo una ventina di minuti prima di passare ad altro: è andata a finire che mi sono visto nove episodi uno dopo l’altro. Proprio io che non ho mai amato le sitcom, che sono uno dei pochi a non sapere a memoria le battute di “Friends”, che ha sempre trovato irritante “The Big Bang Theory” e che, da questo punto di vista, non era mai andato oltre “Happy Days”. Due mesi sono bastati a completare nove stagioni, 208 episodi, lasciandomi adesso un’incredibile sensazione di vuoto, tipico di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona. Da quell’episodio pilota non sono più riuscito a smettere, sorprendendomi di quanto questo show potesse essere divertente e appassionante.

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Recensione “Parigi a piedi nudi” (“Paris Pieds Nus”, 2016)

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Il belga Dominique Alba e la canadese Fiona Gordon, coppia di artisti che vive in un’ex-fattoria trasformata in open space nei dintorni di Bruxelles, dirige e interpreta una dolce commedia romantica che strizza continuamente l’occhio a Jacques Tati e ai grandi del cinema muto, da Chaplin a Keaton. Il film è composto da una lunga serie di sequenze divertenti, dove la gag è sempre dietro l’angolo e dove i dialoghi sono ridotti all’osso: a parlare è soprattutto la grande fisicità dei due protagonisti, in giro per Parigi alla ricerca di una straordinaria fuggiasca, Emmanuelle Riva, qui alla sua ultima interpretazione.

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Capitolo 241

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Come al solito uno non si può distrarre un attimo e si ritrova con un altro capitolo pieno di film: 8 pellicole viste nelle ultime due settimane, complici i giorni di festa, il ponte del 25, quello del Primo Maggio e le ferie forzate. Mi sto lamentando? Giammai. Tre proiezioni stampa (prima di Cannes c’è sempre un bel pienone), due rewatch del passato, un paio di film su Netflix, una capatina al cinema e un bel po’ di episodi di serie tv, tanto per non farsi mancare niente. Via con la sigla, perché c’è molto di cui parlare.

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Recensione “Loro 2” (2018)

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Difficile parlar di “Loro” come di due film separati, eppure le differenze ci sono e sembrano esser anche piuttosto nette. Se nel primo il trenino delle apparenze e dell’effimero potere partiva e si lasciava andare senza soluzione di continuità, questo secondo film conferma la celebre frase di Jep Gambardella: “Sono belli i trenini che facciamo alle nostre feste, sono belli perché non vanno da nessuna parte”. Sorrentino racconta dunque la storia di un venditore, di un abile manipolatore, la cui leggenda collassa intorno a quella stessa immagine che Lui aveva contribuito a creare. Resteranno le macerie, simili a quelle di un’Italia piegata dal terremoto del 2009.

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Recensione “Kodachrome” (2017)

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Destinato a diventare un piccolo cult per gli appassionati di fotografia, il film di Mark Raso gioca sulla nostalgia, sul passato, sulla malinconia di ciò che lentamente svanisce (tutti concetti associabili per estensione alla fotografia), per raccontare il conflitto tra un padre e un figlio. L’idea di partenza si basa su un fatto reale: i due devono infatti raggiungere il Kansas, dove c’è veramente stato l’ultimo laboratorio al mondo dove era possibile sviluppare la mitica pellicola Kodachrome della Kodak, tolta dal mercato nel 2009.

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