Greta Gerwig, la musa del cinema indipendente americano

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In attesa di vedere nelle sale italiane il gioiello di Noah Baumbach, Frances Ha, andiamo a conoscere meglio la sua protagonista, Greta Gerwig, divenuta negli anni una delle principali interpreti del cinema indipendente americano, in particolare del movimento Mumblecore. Trentenne, di origine tedesca, la bionda Greta si è imposta lentamente come una delle attrici più interessanti del panorama internazionale, attirando su di sé l’attenzione di Woody Allen, che l’ha voluta nell’episodio “trasteverino” di To Rome With Love, al fianco di Ellen Page e Jesse Eisenberg. Il suo esordio risale però al 2006 con Lol di Joe Swanberg, uno dei titoli più celebri quando si parla di Mumblecore. L’anno seguente è ancora diretta da Swanberg nel meno interessante Hannah Takes the Stairs, al quale seguirà una nuova collaborazione (in questo caso anche come co-regista) con lo stesso Swanberg, dove si dirige e interpreta in Nights and Weekends (2008). Prima di questo viene assoldata da due mostri sacri del movimento indipendente statunitense, Mark e Jay Duplass, che la dirigono nel divertentissimo Baghead (che forse qualcuno ricorderà nella sezione Extra del Festival di Roma del 2008), in questi giorni in programmazione su Mubi. Dopo due film sotto la direzione di Rod Webber (I Thought You Finally Completely Lost it, del 2008, e Northern Comfort, del 2010) e altre pellicole di minore importanza, ma sempre appartenenti al circuito indipendente, Greta Gerwig si fa notare al Festival di Berlino affiancando Ben Stiller nella commedia agrodolce Greenberg (2010), di Noah Baumbach (altro mostro sacro del cinema indie e attuale compagno della Gerwig). Da qui comincia una seconda fase per la sua carriera, tra Festival e i primi lampi di successo. Greta Gerwig si affaccia nel cinema mainstream, la gente comincia a fermarla per strada, il pubblico la riconosce e pensa “ma lei l’ho già vista in un altro film!”: Damsels in Distress (2011) viene presentato a Venezia e a Toronto, nello stesso anno Ivan Reitman la vuole nella commedia Amici, Amanti e…. Il 2012, come già detto, è l’anno della collaborazione con Woody Allen, ma la consacrazione arriva con il ritorno al cinema indipendente: lo splendido Frances Ha, sempre di Baumbach, scritto dalla Gerwig insieme al regista, ottiene applausi e riconoscimenti in tutto il mondo (da New York a Los Angeles, da Toronto a Edinburgo, fino a Torino) e Greta Gerwig ottiene la sua prima nomination ai Golden Globes.

Quest’anno è tornata a Berlino nelle vesti di membro della giuria, nello stesso periodo in cui è stato annunciato che l’attrice sarà protagonista, produttrice e sceneggiatrice della sitcom How I Met Your Dad, spin-off della serie di successo How I Met Your Mother. Per quanto riguarda il cinema la vedremo ancora lavorare con Baumbach, oltre ad altri due interessanti progetti sotto la direzione di registi del calibro di Barry Levinson (The Humbling, con Al Pacino) e la promettente Mia Hansen-Love (Eden). La nostra speranza, al momento, è che il pubblico italiano la possa scoprire e amare in Frances Ha, che sarà distribuito dalla Whale Pictures in una data al momento avvolta nel più completo mistero.

UPDATE (FEBBRAIO 2018): Dai tempi di quest’articolo Greta Gerwig ha fatto un bel po’ di strada: dopo Frances Ha, che purtroppo in Italia è poi sì uscito, ma in pochissime sale, abbiamo ritrovato l’attrice di Sacramento in un altro gioiello firmato da Noah Baumbach, Mistress America. Dopo alcuni altri ruoli più o meno importanti (su tutti in Maggie’s Plan di Rebecca Miller, ma anche in Wiener Dog di Todd Solondz, Jackie di Pablo Larrain e 20th Century Woman di Mike Mills), Greta Gerwig tenta la strada della regia con uno dei film rivelazione dell’anno, Lady Bird, che le ha dato la gioia della candidatura agli Oscar come migliore regista. 35 anni, il sorriso di chi la fa sempre franca e il mondo del cinema ai suoi piedi. Il futuro è suo.

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