Recensione “A casa nostra” (“Chez nous”, 2017)

Con le elezioni presidenziali alle porte, Lucas Belvaux, già apprezzatissimo per il suo ultimo film “Sarà il mio tipo?”, racconta la storia di una Francia attuale come non mai, dove il populismo dilagante e l’odio razziale sono gli aspetti più pericolosi da combattere, soprattutto in piccole realtà locali come quella raccontata nel film, ambientato nel Nord della Francia. Quello stesso Nord che sembrava poter essere così accogliente in due film molto diversi come “Giù al Nord” di Dany Boon o “Welcome” di Philippe Lioret, oggi si trasforma in incubo. Un incubo dove la sinistra sembra aver fallito, troppo impegnata in chiacchiere e troppo poco in fatti, e dove la destra, approfittando di ogni pretesto xenofobo, cerca di arraffare voti in ogni dove, nascondendosi dietro il volto rassicurante di candidati locali, che sembrano davvero capaci di empatizzare con i problemi dei cittadini. La realtà però, è molto diversa, dove le violenze all’ordine del giorno sono nascoste come la polvere sotto il tappeto, un tappeto che una volta alzato mostra il volto reale di coloro che vorrebbero rappresentare la Francia.

Emilie Duquenne, dopo aver prestato volto e sorriso alla straordinaria parrucchiera di Arras del film precedente di Belvaux, stavolta è un’infermiera di provincia, conosciuta e benvoluta da tutti. Il padre è un ex-metalmeccanico, comunista vecchio stampo, che nonostante le differenze ideologiche, tollera la presenza del vecchio dottor Berthier. Proprio quest’ultimo decide di candidare la protagonista Pauline alle municipali, forte del suo sorriso rassicurante e dell’ala protettiva del capo di partito, la xenofoba Agnes Dorgelle (una sorta di alter-ego cinematografico del reale leader del FN, Marine Le Pen). Una volta in politica però, la vita di Pauline cambia radicalmente e ben presto l’infermiera si renderà conto di essere soltanto un burattino nelle mani di qualcuno che professa odio e vuole solo usarla per i suoi scopi.

Belvaux è molto bravo nel raccontare il volto sgraziato del populismo, il pericolo che può rappresentare la favola urlata dalla demagogia, incoraggiando una discussione che possa mettere da parte l’inganno della politica, il marketing pubblicitario di chi sfrutta il terrorismo o un episodio di violenza come arma per guadagnare voti. E in questa eterna lotta tra classi politiche i cittadini sono chiamati ad una lucidità che i politici sembrano non avere più. Come ha detto lo stesso regista: “Per dirla senza tanti giri di parole, le elezioni presidenziali si avvicinavano e realizzare questo film sembrava piuttosto urgente”.

chez-nous

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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