Recensione “Slacker” (1991)

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Nel 1991 Richard Linklater, che ancora non era l’acclamato autore di film come “Dazed and Confused”, “Prima dell’alba”“Boyhood” o “Tutti vogliono qualcosa”, riunì un centinaio di ragazzi ad Austin, Texas, per le riprese di quello che sarebbe poi diventato non solo una sorta di manifesto della generazione X, ma soprattutto una delle principali fonti di ispirazione per un intero movimento cinematografico, il Mumblecore.

“Slacker” (“fannullone” in inglese) non segue una trama né un filo logico preciso: in una quarantina di scenette, concatenate l’una con l’altra da incroci casuali tra i personaggi, vari gruppi di ragazzi gironzolano per Austin chiacchierando della vita, teorizzando complotti, analizzando cartoni animati, parlando di musica o di arte, vivendo insomma il presente nella più classica accezione dell’hic et nunc, il qui ed ora.
Il film vive di alti e bassi, è stato girato con mezzi tecnici di fortuna (in una scena si intravede addirittura un microfono che entra in campo) e rappresenta in un certo modo la quintessenza del cinema indipendente americano. Non è facile da seguire, sia per il continuo alternarsi dei personaggi, sia per alcuni dialoghi che potrebbero apparire nebulosi per gli spettatori non statunitensi (talvolta si parla di temi prettamente americani come per esempio l’omicidio Kennedy, la massoneria nella politica o un complotto che vede coinvolta la NASA). Ciononostante l’idea di base è affascinante, così come la realizzazione: è bello vedere all’opera un giovane autore già sapendo chi e cosa sarebbe diventato nei due decenni seguenti: tra l’altro è proprio un giovane Linklater ad aprire il film con un monologo decisamente bizzarro su sogni e realtà parallele.

Giovani, non troppo carini e disoccupati (per scelta?): i personaggi di “Slacker” raccontano bene un decennio che ai tempi era appena cominciato, in un mondo popolato da sale giochi, vhs e cabine telefoniche. Un mondo che visto oggi appare lontanissimo, ma che inevitabilmente affascina con il suo velo di nostalgia e con l’idea di una rivoluzione culturale praticamente alle porte.

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