Recensione “Il tuo amico nel mio letto” (“Sleep with me”, 1994)

Per chi ama il cinema indipendente americano gli anni 90 sono stati probabilmente un apice ineguagliabile. Basta pensare che a distanza di pochi anni furono girati “Slacker” nel 1991, “Dazed and Confused” (“La vita è un sogno”) nel 1993, “Reality Bites” (“Giovani, carini e disoccupati”) nel 1994, “Kicking and Screaming” (“Scalciando e strillando”) nel 1995, “SubUrbia” e “Swingers” nel 1996, solo per citarne alcuni. In questo contesto si inserisce perfettamente questo “Sleep with me” (dal discutibile titolo italiano “Il tuo amico nel mio letto”) del 1994, presentato addirittura a Cannes (sezione Un Certain Regard), proprio nell’anno in cui trionferà Quentin Tarantino con “Pulp Fiction”, che in questo film di Rory Kelly ha un piccolo ma irresistibile cameo in cui teorizza a proposito del reale significato celato dietro la storia del film “Top Gun”.

Kelly racconta il più classico dei triangoli amorosi: due migliori amici e la donna di uno dei due, amata da entrambi. In questo tira e molla, prima segreto e poi sempre più evidente, si inserisce tutta una serie di personaggi e amici (tra cui Parker Posey, vera regina del cinema indie anni 90), testimoni diretti di una vicenda che vedrà il loro gruppo andare in crisi, tra tradimenti, cinismo e dialoghi da perfetti fannulloni (gli “slacker” perfettamente descritti da Linklater pochi anni prima).

Gli anni 90 non erano tutto questo granché, o almeno non lo erano quando li abbiamo vissuti, ma rivedere oggi quei vestiti, quelle canzoni, quella “way of life” senza internet, smartphone e tecnologia butta addosso secchiate di nostalgia. “Sleep with me” è uno di quei film che non dicono niente e dicono tutto, uno di quei film che se solo avessi soldi, tempo e talento mi piacerebbe girare, per raccontare un gruppo di amici alle prese con l’amore, la vita, il poker (!) e le piccole grandi vicende del quotodiano. Quello di Kelly è uno sguardo tenero e ironico (anche se probabilmente troppo maschile) su amore e amicizia, due temi che il cinema ha trattato e sezionato in qualunque maniera, ma che in quel decennio in particolare sono stati raccontati con una naturalezza difficilmente riscontrabile negli anni seguenti, almeno fino all’arrivo del Mumblecore. Un gioiellino da riscoprire.

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