Recensione “Friedkin Uncut” (2018)

Friedkin-Uncut

I documentari sui grandi registi provocano sempre uno strano effetto: qualunque sia il lavoro che tu faccia, ti vien voglia di scendere in strada con una macchina da presa per girare qualcosa. Questo film di Francesco Zippel, dedicato al grande William Friedkin, non solo non fa eccezione, ma ti entusiasma a tal punto da spingerti davvero a dedicarti a questa professione: provate anche voi ad ascoltare Friedkin e i suoi collaboratori raccontare il modo in cui hanno girato la celebre scena dell’inseguimento ne “Il braccio violento della legge” o il modo in cui hanno brillantemente affrontato le difficoltà legate alle riprese de “Il salario della paura” o di “Cruising”.

In questo documentario Friedkin affronta buona parte della sua filmografia, raccontandosi con onestà, definendo i canoni del suo cinema in maniera semplice, sincera: “Mai mirare alla perfezione, ma alla spontaneità”, afferma il regista a proposito del suo curioso stile di ripetere raramente due volte lo stesso ciak. A completare il tutto, oltre ovviamente ad alcune scene tratte dai suoi film, le testimonianze autorevoli di molti illustri colleghi o collaboratori: da Quentin Tarantino a Wes Anderson, da Walter Hill a Francis Ford Coppola, da Caleb Deschanel a Damien Chazelle (da Friedkin definito il futuro del cinema americano), da Willem Dafoe a Ellen Burstyn fino a Matthew McConaughey (suoi attori rispettivamente in “Vivere e morire a Los Angeles”, “L’esorcista” e “Killer Joe”).

William Friedkin, nonostante il premio Oscar per “Il braccio violento della legge”, definisce il lavoro del regista come un mestiere qualunque e ci consiglia di non farci abbindolare da chi si definisce un artista. Sembra quasi infatti che il regista di Chicago si sia affacciato a questa professione quasi casualmente: prima come operatore televisivo, poi come documentarista (“The People vs Paul Crump”), dopo aver ascoltato la storia di un prete a proposito di un detenuto condannato a morte (che grazie al suo film fu riconosciuto innocente e salvato). Infine è arrivata la chiamata del cinema vero e proprio, fino ai grandi successi. Tutti lo ricorderemo per i già citati “Il braccio violento della legge”, “L’esorcista” o “Vivere e morire a Los Angeles”, anche se il regista vorrebbe un giorno essere ricordato per un altro suo film. Volete sapere quale? Scopritelo al cinema dal 5 al 7 novembre, grazie a Wanted. Poi correte subito in strada a girare qualcosa anche voi, perché questo documentario fa davvero venir voglia di tirar fuori il regista che c’è in noi.

Friedkin uncut, locandina, poster

Annunci

2 pensieri su “Recensione “Friedkin Uncut” (2018)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.