Capitolo 263

La primavera tarda ad arrivare, cantava Francuzzo Battiato, e io mi sono adeguato a questo inverno prolungato facendo ciò che più amo durante la stagione invernale: guardare film. Io vorrei avere una vita sociale più appassionante, è la pioggia che me lo impedisce. Per questo motivo abbiamo oltre dieci film di cui parlare in questo capitolo, forse è un record: il prossimo capitolo lo faccio uscire prima, promesso.

Mio cugino Vincenzo (1992): Dopo il fomento dovuto a “Cobra Kai” mi è capitato di ripescare questa splendida commedia anni 90 con Joe Pesci, Marisa Tomei e, appunto, Ralph Macchio. Non lo vedevo da vent’anni e tuttora è una commedia geniale, divertente, piacevole, per tutte le stagioni. Con questo film Marisa Tomei ha anche “rubato” un Oscar (per un annuncio sbagliato di Jack Palance), almeno secondo quanto afferma la leggenda che si è creata intorno alla premiazione del 1993.

Hot Shots! (1991): Restiamo negli anni 90, con un’altra commedia, piuttosto diversa in questo caso. Un altro classico della mia generazione, firmato dal grande Jim Abrahams (quello della Pallottola Spuntata, per capirci!). Una parodia di “Top Gun” piuttosto esilarante, che fa ridere anche a distanza di quasi 30 anni. Inoltre è il film che ha consegnato Valeria Golino ai nostri eterni sogni adolescenziali, non è poco.

The Only Living Boy in New York (2017): Marc Webb ha esordito con quel capolavoro di “500 Giorni Insieme” e io pensavo di aver trovato un nuovo regista di cui innamorarmi. Poi si è messo a fare Spider-man e ci sono rimasto malissimo. Ora che è tornato a dedicarsi ad una storia d’amore speravo di ritrovare il grande regista dell’esordio: il film non è male, ma purtroppo non funziona fino in fondo. Si può guardare insomma, ma c’è decisamente di meglio (è su Prime Video).

Il Padrino parte I, parte II e parte III (1972, 1974, 1990): Oggi si dice facilmente capolavoro di qua, capolavoro di là, elargiamo etichette senza neanche renderci davvero conto di ciò che diciamo (me compreso). Poi rivedi la trilogia del Padrino e capisci quanto in alto in realtà si trova l’asticella della parola capolavoro. Una lezione di cinema lunga quasi 10 ore, che consiglio di vedere in lingua originale (anche perché si parla parecchio in siciliano, con De Niro sicuramente meglio di Pacino). Qualche anno fa sono stato a Savoca, il paesino siciliano spacciato per Corleone, dove mi sono seduto allo stesso tavolo di Al Pacino: è nella lista delle cose belle fatte in vita mia. Capolavoro.

Nel Paese delle Creature Selvagge (2009): Il mese scorso ho letto il romanzo tratto dalla storia originale, scritto dallo sceneggiatore del film: è un romanzo molto bello e senza dubbio ben scritto, seppur conoscessi già la storia. Ho rivisto il film di Spike Jonze che brilla nella mia collezione di dvd e come al solito l’ho trovato magnifico ed emozionante. Un film meraviglioso.

Altrimenti ci arrabbiamo (1974): Ogni tanto nella vita di tutti ci sarebbe bisogno di fare una pausa, magari mangiando una pizza (o ancora meglio birra e salsicce!) e guardare un film di Bud Spencer e Terence Hill. Penso sia una cosa che fa proprio bene alla vita, allo spirito, alla leggerezza. L’ambientazione madrilena rende questo film ancora più strano di quel che è, ad ogni modo: due piloti fannulloni fanno i conti contro i soprusi di un palazzinaro locale. La magia è dietro l’angolo: come with me for fun in my buggy!

Rocketman (2019): Ai tempi del liceo avevo un cd con una raccolta di successi di Elton John e devo dire che mi piaceva molto. Bello ritrovare quelle canzoni in un musical dedicato alla vita del pianista londinese, interpretato da dio, che appassiona nonostante i soliti cliché legati alla vita dei musicisti di successo (ce ne fosse uno che non si sia salvato da genitori stronzi / dipendenze da alcol, sesso o droghe / varie ed eventuali). Bellissimo film.

Hollywood Ending (2002): Da qualche parte sbuca sempre fuori un film di Woody Allen che non ho mai visto e questa cosa la trovo sempre bellissima, anche se il film è soltanto carino, niente di pazzesco, ma è sempre un piacere immenso trovarmi quella battuta, quel guizzo, quel segno tipico del suo cinema in un suo film per me inedito. Chissà quanti ancora ne ho da vedere, spero tanti, ma purtroppo saranno pochi. In questo c’è un regista in declino che è costretto a girare il film della sua rinascita senza usare la vista, a causa di un’improvvisa cecità psicosomatica. Tea Leoni è splendida, mi ero dimenticato quanto la amassi. Film carino, è su Infinity.

Dolor y Gloria (2019): Curiosamente, un altro film che parla di un regista in crisi. Stavolta dietro la macchina da presa c’è Pedro Almodovar, acclamatissimo a Cannes, che però mi è piaciuto senza entusiasmarmi, a dispetto delle grandi aspettative che avevo dopo i primi commenti dalla Croisette. La parte in cui il protagonista è bambino fa pensare tanto a Tornatore e secondo me è la cosa più riuscita del film, purtroppo gran parte della storia è invece incentrata sull’adulto, interpretato dal miglior Banderas di sempre (ma non ci voleva molto in fondo). Buon film, ma speravo in qualcosa di più.

SERIE TV: In questo piovoso maggio ho visto tutta la seconda stagione di Cobra Kai, sono sempre più innamorato di questa serie e non vedo l’ora di poter vedere la terza stagione nel 2020. Manca un solo episodio e poi finirò anche la seconda di Barry, un’altra serie sottovalutatissima, tra i migliori prodotti attualmente in giro (purtroppo né l’una né l’altra è ancora stata trasmessa in Italia). Al di là di questo, ovviamente, come avete potuto leggere nei post precedenti, è finito Game of Thrones ed ha lasciato dentro me un vuoto incredibile, quel vuoto che forse solo Lost e Breaking Bad avevano lasciato prima d’ora. A me l’ultima stagione è piaciuta molto, nonostante il difetto piuttosto evidente che tutti hanno notato: succede tutto troppo in fretta. Per il resto mi sono piaciute più o meno tutte le svolte narrative, quindi per me è un sì, nonostante manchi qualcosa rispetto alle prime stagioni (la mano di George R. R. Martin, probabilmente).

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