Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Quando sei in sala e ti viene voglia di applaudire durante la proiezione, significa che stai guardando un film di Quentin Tarantino. “C’era una volta… a Hollywood” amplia ancor di più gli orizzonti del cineasta californiano, che stavolta mette su un enorme omaggio al cinema degli anni 60, riuscendo ad emozionarci per poi farci esplodere in risate fragorose. In oltre due ore e mezza troviamo un po’ di tutto: dal consueto citazionismo spinto (tra cui il periodo d’oro dei western all’italiana) a personaggi reali inseriti in un contesto che si può definire solo con un aggettivo: tarantiniano.

Nella Los Angeles di fine anni 60, l’attore in declino Rick Dalton e la sua controfigura, nonché suo migliore amico, Cliff Booth, cercando di restare a galla all’interno di Hollywood. La vicina di casa di Dalton, Sharon Tate, è invece un’attrice sulla rampa di lancio ed sposata con un regista ormai affermato come Roman Polanski. Il destino di tutti loro si legherà a quello di Charles Manson e della sua comunità di hippies, sita in un vecchio set di film western, non molto distante dalla città.

Il nostro Quentin stavolta abbandona la suddivisione in capitoli, una scansione che spesso ricorre nelle sue pellicole, per concentrarsi su una storia dalla narrazione lineare ma al tempo stesso non particolarmente definita (almeno sino al gran finale), ad ogni modo ricchissima di particolari, personaggi e situazioni che rendono ogni sequenza del film una sorta di cortometraggio a sé stante (su cui spiccano in particolare l’incontro tra Booth e Bruce Lee, il viaggio di Cliff al vecchio ranch e il western che vede Dalton come antagonista). Mi verrebbe da dire che è uno dei film più belli di Quentin Tarantino, ma è una cosa che mi viene da dire ogni volta che vedo un suo film, quindi non vale. Senza alcun dubbio però, “C’era una volta… a Hollywood” è uno dei film dell’anno.

Il motivo? Ve lo spiego in ZONA SPOILER:
Come potete immaginare, se non avete visto il film, questa parte non la dovete assolutamente leggere. Il motivo per cui è uno dei film dell’anno? Beh, perché è un film assolutamente geniale: per due ore vedi Sharon Tate, ti affezioni a lei, al sorriso e alla leggerezza che le dona Margot Robbie, ti aggrappi alle sue speranze, dedichi un pensiero alla sua carriera, che sta per esplodere, ma nel mentre ti amareggi, rammentando il suo triste destino. Tarantino ci avvicina al climax finale con un senso di angoscia, per poi cambiare gli eventi storici, come già successo in “Bastardi senza gloria”, quando aveva fatto assassinare Hitler dentro il cinema di Shoshanna: qui la strage nella villa dei Polanski non avviene, perché la famiglia di Manson decide di attaccare la villa di Rick Dalton, in seguito ad un acceso diverbio avuto con l’attore pochi minuti prima di far irruzione nella casa dove si trovavano Sharon Tate e i suoi amici. E in tutto ciò si tratta di uno dei finali più spassosi, spettacolari, divertenti e pazzeschi che mi sia mai capitato di vedere dentro una sala cinematografica. “C’era una volta… a Hollywood” è un film enorme e il solo pensiero che il prossimo potrebbe essere l’ultimo film di Quentin Tarantino mi deprime terribilmente. Come ho già detto prima: è uno dei film dell’anno.

Annunci

Un pensiero su “Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.