Capitolo 278

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Anno nuovo, blog nuovo: come potete vedere Una Vita da Cinefilo ha cambiato look, non c’è più la colonna a destra (i cui contenuti sono finiti in basso), più spazio alle immagini e un nuovo logo con ovviamente Antoine Doinel, santo protettore di questo blog, che osserva il titolo dall’alto. Che ne dite del nuovo blog? Vi piace? Avete consigli per migliorarlo ancora? L’altra bella notizia è che avremo un’autorevole inviata al Festival di Berlino, che dunque rappresenterà UVDC alla Berlinale. Per il resto ho da recuperare una caterva di film prima della Notte degli Oscar, ho perso la proiezione stampa di “1917” per un impegno di lavoro e quindi avrò ancora meno tempo per vedere tutto ciò che mi manca: ad ogni modo daje, ce la posso fare.

Jojo Rabbit (2019): Se ne sta parlando meglio di quanto in realtà meriti, si tratta comunque di un bel film, divertente e a tratti tenerissimo, con Scarlett Johansson e Sam Rockwell come sempre bravissimi. La fotografia è estremamente pop e il target è sicuramente giovane, ma un film che fa arrivare il messaggio “vaffanculo Hitler” è comunque sempre il benvenuto. Bello.

Un matrimonio all’inglese (2008): Tipico esempio di come i film visti ai Festival in mezzo ad altre mille pellicole possano essere percepiti in maniera distorta. Nel 2008 alla Festa del Cinema di Roma sembrava un film divertentissimo, visto ora a distanza di undici/dodici anni mi è parso una cazzatina. Colin Firth sprecatissimo.

Il cliente (1994): Dopo aver visto “Il socio” mi sono lanciato in quest’altro film tratto da John Grisham, un thriller che scorre come acqua dal rubinetto, ma che soffre inevitabilmente di invecchiamento. Bravissima Susan Sarandon. Bel film.

Pulp Fiction (1994): Non mi guardavo Pulp Fiction da almeno dieci anni, dopo averlo vivisezionato a dovere durante gli anni dell’università. Mi sono sforzato di guardarlo con gli occhi di chi non l’aveva mai visto, ho cercato di non dare niente per scontato e me lo sono goduto in maniera pazzesca. Ancor più bello di quanto ricordassi (e lo ricordavo a memoria eh!). Straordinario.

Richard Jewell (2019): Clint Eastwood da regista mi fa pensare a Francesco Totti da calciatore. In molti, verso la fine delle loro carriere, hanno detto che ormai erano finiti e poi, uno a 39 anni ti capovolge una partita in due minuti (Roma-Torino), l’altro a quasi 90 anni ti tira fuori un film bellissimo come questo. Ancora un grande Sam Rockwell. Clint è finito… nella storia (e pazienza se è un maledetto repubblicano, bisogna sempre scindere tra l’artista e l’uomo).

It Capitolo 2 (2019): Spesso in questa rubrica trovate film che rivedo a distanza di pochi mesi dalla prima volta in cui li ho visti. Il motivo è che la mia ragazza spesso li recupera quando approdano sui canali streaming e finisce sempre che me li rivedo pure io. Continuo a pensare che si tratti di un ottimo film, una splendida metafora sul crescere, su come da adulti ci portiamo appresso i traumi che abbiamo subito in passato. Inoltre un paio di scene fanno davvero paura. Bello.

Piccole donne (2019): Il secondo film di Greta Gerwig ha la leggerezza e la profondità di caratteri tipica delle pellicole scritte in passato dalla regista. Racconto a due piani temporali alternati splendidamente, interpretazioni eccellenti (Ronan e Dern su tutte): racconto tutto al femminile, tuttavia per quanto mi riguarda è un film bellissimo.

I due papi (2019): Avevo questo film in programma da settimane, ora che i due protagonisti hanno ricevuto la nomination agli Oscar è subito salito in cima alla lista delle cose da vedere prima del 9 febbraio. Il film di Meirelles (quello di “City of God”, mica bruscolini) è bello, il problema (o il punto di forza?) è che si regge interamente sulle spalle di Hopkins e Pryce: quando i due non sono in scena, ad esempio durante i flashback, sembra una fiction della Rai. Fun fact: una volta mi sono fatto una birra insieme al figlio del regista, anche lui cineasta.

SERIE TV: Ho visto, con un po’ di timore, Dracula di Netflix. Il Conte, sin da bambino, è il mio personaggio horror preferito e amo profondamente il libro di Bram Stoker, una delle cose più belle che abbia mai letto (e ne ho lette parecchie). Tre episodi lunghi ognuno come un film: il primo è piuttosto interessante (l’idea della suora mi è piaciuta molto e la conversazione all’ingresso del convento è fantastica), il secondo episodio cala parecchio ma è comunque godibile, il terzo episodio invece (come hanno detto praticamente tutti) è qualcosa di inguardabile, troppo brutto per essere vero. Con Brooklyn 99 ho un po’ rallentato anche perché ho cominciato The Office ed è diventato una droga: cercavo qualcosa da vedere quando ho 20 minuti liberi e invece mi chiudo a guardare quattro o cinque puntate prima di andare a dormire, motivo per cui la mattina muoio di sonno. Ci vuole un po’ per abituarsi allo stile della serie, che è girata come se fosse un documentario, ma una volta entrati non se ne esce più: Steve Carell è straordinario, Krasinski è il mio eroe. L’altra sera ho visto una scena che mi ha fatto lacrimare dalle risate e mi domando come abbia fatto a vivere fino ad oggi senza aver mai visto questa serie.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vincenzo ha detto:

    Bello il nuovo logo, e anche il layout…
    Per il resto…beata l’inviata a Berlino!!

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Grazie Vincenzo! 🙂

      "Mi piace"

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