Recensione “Galveston” (2018)

C’è sempre qualcosa che affascina nel racconto di persone in fuga, che siano giovani francesi di corsa verso il mare o due innamorati che scappano dalla loro cittadina di perdenti, la mitologia dietro a questo grande tema è ricca di esempi e suggestioni. Ad alimentare un soggetto così interessante a livello cinematografico contribuisce Melanie Laurent, che traduce in immagini il romanzo d’esordio di Nic Pizzolatto, il creatore di “True Detective”, realizzando un neo-noir da strada forse un po’ troppo infarcito di cliché, ma che funziona nella sua perenne disperazione, in cui ogni scena sembra metaforicamente sanguinare, tra speranze, disillusioni e un costante senso di pericolo.

Roy, un criminale al soldo di un piccolo boss, nel giro di poche ore scopre di essere malato terminale e vittima di un’imboscata architettata dal suo stesso capo, dalla quale riesce a sfuggire. Nella fuga verso il Texas porta con sé una ragazza trovata sul luogo del misfatto, Rocky, prostituta in erba, con la quale si rifugia in un motel nei pressi di Galveston. Roy ha il destino segnato, Rocky ha invece un futuro ancora da scrivere: sono due perdenti in cerca di una scintilla che possa riscattare le loro vite, mentre il loro passato cerca di raggiungerli. Tra di loro c’è la piccola Tiffany, che Rocky ha raccolto con sé durante la fuga.

In “Galveston” i due personaggi principali danno l’impressione di funzionare solo per contrasto, ovvero quando sono entrambi in scena: Ben Foster nella tipica parte del criminale dal cuore nobile, Elle Fanning (bravissima) nei panni della ragazza ingenua e traumatizzata ma al tempo stesso dolce e leggera. L’incontro tra due caratteri così diversi è la chiave di un film probabilmente non troppo originale, ma che mantiene alta l’attenzione e in cui si è in costante preoccupazione per i personaggi, per i quali si fa inevitabilmente il tifo: il finale (no spoiler!) è assolutamente non scontato, verso un epilogo che costringe a rimuginare in silenzio per qualche minuto dopo i titoli di coda. Tra polvere e neon, vaghe speranze e anime spezzate: la provincia americana dei deboli e dei perdenti, da un punto di vista cinematografico, non smette mai di affascinare.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Non ne avevo sentito parlare, ma la tua bellissima recensione mi ha fatto venire voglia di vederlo! E sono proprio curiosa di vedere Elle Fanning, che anche secondo me è molto brava, in un ruolo diverso dalla Bella Addormentata. Grazie!

    Piace a 1 persona

    1. AlessioT ha detto:

      Grazie a te! Niente di straordinario ma comunque un bel film, a me è piaciuto. Uscirà in sala il 6 agosto 🙂

      "Mi piace"

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