Capitolo 295

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Da quando sono piccolo considero il mio abituale soggiorno estivo a Monopoli, in Puglia, come epilogo dell’annata. Il pensiero del ritorno a Roma, ormai imminente, è collegato alla ripartenza, ad un nuovo inizio e anche ai dubbi e alle incertezze che mi accompagnano sempre con l’inizio di una nuova annata (o stagione, come la chiamava Colin Firth in “Febbre a 90”). Dopo la fine del campionato di calcio, andiamo dunque a chiudere anche la stagione di Una Vita da Cinefilo con il riassuntone dei film visti nell’ultimo periodo.

Bagdad Café (1987): Scelto come film della vita per il progetto Film People, mi sono subito adoperato per recuperarlo, anche perché non lo avevo mai sentito nominare. In realtà è un piccolo cult realizzato da Percy Adlon in cui, nel mezzo del deserto del Mojave, due donne diversissime tra loro, entrambe separatesi di recente dai rispettivi uomini, instaurano una grande amicizia all’interno della stazione di servizio dove una si ritrova a vivere e che l’altra dirige. Leggero, talvolta spiazzante nella scelta delle inquadrature, ma bellissimo nella sua stramberia e nella sua originalità. Celebre il tema ricorrente del film, “Calling You” di Jevetta Steele.

American Psycho (2000): Altro film scelto come film della vita in Film People, altro film che non avevo mai visto nonostante sia famosissimo. Presentato al Sundance, ha raccolto ben presto lo scettro di cult movie, grazie anche al romanzo di Bret Easton Ellis, lanciando Christian Bale nell’Olimpo (anche se il ruolo inizialmente era stato assegnato a DiCaprio, che poi preferì girare “The Beach”). Bel film, una commedia nera sui mostri del capitalismo e su quel che si potrebbe definire “narcisismo maligno”, anche se il finale mi ha lasciato un po’ perplesso. Il classico film che andrebbe rivisto e che si potrebbe analizzare a lungo: dietro la patina cool e divertente ci sarebbe davvero tanto da approfondire, ma non lo farò qui. Finalmente dopo tanti anni posso ascoltare la canzone Patrick Bateman, b-side dei Manic Street Preachers, e capire di che parla.

Dead Man (1995): Ricordo all’università un laboratorio di critica cinematografica tenuto da Mario Sesti, che parlava di questo film in termini entusiastici. Ci sono voluti quasi 15 anni per farmi recuperare questo filmone di Jim Jarmusch, onirico, a tratti grottesco, poetico, con la chitarra di Neil Young in sottofondo che si lamenta dolcemente. Johnny Depp è un giovane contabile che spende tutto ciò che ha per raggiungere un paesino dall’altra parte del Paese dove c’è un lavoro che lo aspetta: in realtà il lavoro non c’è e la sua vita precipita velocemente. Robert Mitchum mette una taglia sulla sua testa e Johnny Depp è costretto alla fuga in compagnia di un curioso nativo americano. Cast pazzesco e film stupendo.

Tutte le ore feriscono… l’ultima uccide (1966): Jean-Pierre Melville, maestro del polar (poliziesco-noir alla francese), fa le prove generali prima del suo film-simbolo realizzato l’anno successivo (“Frank Costello Faccia d’Angelo”, di cui avevo parlato qui pochi mesi fa). Lino Ventura è un criminale appena evaso dal carcere che, prima di far perdere le sue tracce, si lascia tentare da un ultimo colpo: ovviamente succederà un po’ di tutto e possiamo subito ringraziare i geni che hanno scelto il titolo italiano per lo spoiler (il titolo francese è “Le deuxieme souffle”, cioè “Il secondo respiro”, che seppur sibillino almeno ha un suo fascino). Bellissimo nella sua amarezza.

Galveston (2018): Da “Thunder Road” di Springsteen al finale de “I 400 colpi” e di “Carlito’s Way”, mi rendo conto che il tema della fuga è un qualcosa che non mi lascia mai indifferente. Sarà per questo che ho apprezzato questo film di Melanie Laurent (la Shoshanna di Tarantino) tratto dal romanzo d’esordio di Nic Pizzolatto, creatore di “True Detective”. Qui Ben Foster e la bravissima Elle Fanning sono in fuga tra disperazione e disillusione, polvere e neon, vaghe speranze e anime spezzate: un neo noir forse un po’ troppo pieno di cliché, ma che funziona fino in fondo. E poi dura poco, il che non guasta mai.

Ema (2019): Pablo Larrain è davvero uno dei più grandi registi in attività e ogni suo nuovo film non fa che confermare il suo talento. Immerso tra le colline di Valparaiso, il suo ultimo lavoro è un dramma ricco di sfaccettature e livelli di lettura: ci sono i colori, il ritmo, le onde, la musica, il fuoco. La giovane ballerian Ema e il marito Gael Garcia Bernal hanno “restituito” all’orfanotrofio il bambino che avevano adottato a causa della sua piromania: da questa decisione scaturisce una catena di eventi imprevedibili per tutti, tranne forse per la stessa Ema. Sesso, Valpo e Reggaeton: Larrain ha realizzato un altro film stupendo (e mi ha messo addosso una nostalgia pazzesca del Cile e di Valparaiso, quanto vorrei tornarci!).

SERIE TV: Non ho visto una sola puntata di una serie tv durante il mio periodo estivo, periodo in cui normalmente sono molto prolifico da questo punto di vista. Il motivo è da un lato dovuto ai tanti film che volevo (e vorrei) vedere, dall’altro alla mancanza di titoli capaci di stimolare a dovere il mio immaginario. Come ho detto nei capitoli precedenti il mio proposito per la nuova stagione è vedere una volta per tutte “I Soprano”, mentre sono piuttosto incuriosito da “West Wing”, ora che è stata inserita su Prime potrebbe essere una buona occasione per recuperare la serie di Aaron Sorkin, che normalmente fa cose abbastanza buone (tra l’altro ho sentito parlare solo benissimo di questa serie e la storia mi attira). Avete altre idee, suggerimenti, consigli? Saranno tutti vagliati con attenzione, ma ovviamente seguirò solo quelli che mi fanno accendere la scintilla…

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Anche per me non è un gran periodo per le serie tv… ho abbandonato Future Man che voleva essere divertente invece è volgarotto senza verve, non ho resistito che un paio di puntate… non so come ne abbiano tirate fuori ben tre stagioni! Finito a fatica Space Force, per cui avevo grandissime aspettative, ma ha dei problemi con i tempi comici. Iniziata Star Trek Discovery ma senza entusiasmo… La serie più soddisfacente che sto vedendo (puoi ridere) è Hanna Montana su Disney Plus: in una puntata c’è anche The Rock! 😀

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    1. AlessioT ha detto:

      Space Force ha fatto sudare anche me, ma forse avevo anche io aspettative troppo alte… :/

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  2. Sam Simon ha detto:

    Dead Man è davvero splendido, uno dei migliori di Jim Jarmusch!

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