Capitolo 308

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Gennaio non è stato un mese troppo prolifico dal punto di vista filmico: dopo la scorpacciata di film visti durante le vacanze di Natale ho avuto un periodo di rilassamento, dovuto anche al desiderio di terminare West Wing, che ha tolto tempo ai tanti film della mia lista. Un anno fa, quando i cinema erano ancora aperti, durante il mese di gennaio avevo visto bel 26 film, quest’anno invece, ad una settimana esatta dall’arrivo di febbraio, sono ancora a 10.

Death to 2020 (2020): Dai creatori di “Black Mirror”, un mockumentary interpretato da molti attori e attrici celebri, da Hugh Grant a Samuel L. Jackson, da Lisa Kudrow a Cristin Milioti. Si tratta di un riepilogo di tutto ciò che è accaduto nel 2020, dall’uccisione del generale Soileimani alla pandemia causata dal Covid, dall’omicidio di George Floyd e le conseguenti proteste alle elezioni presidenziali USA. Il tutto raccontato in chiave in qualche modo ironica e sarebbe anche un film carino se non si sforzasse esageratamente nel voler essere divertente senza, effettivamente, riuscire ad esserlo (le idee sono divertenti ma le punchline sono quasi tutte disastrose). Resta interessante come riepilogo di un anno che non dimenticheremo mai.

John e Mary (1969): Dustin Hoffman nel ’69 era sulla cresta dell’onda, aveva appena girato “Il Laureato” e “Un uomo da marciapiede”, Mia Farrow invece veniva dal suo folgorante esordio in “Rosemary’s Baby”. Eppure questo film di Peter Yates, di cui sono protagonisti, non è certamente tra i più celebri delle loro filmografie, anzi, fu pesantemente criticato all’epoca (Roger Ebert lo definì “fuori dal mondo”). La storia è piuttosto elementare: John e Mary si conoscono una sera in un bar e passano la notte insieme. Al risveglio cercano di capire se si è trattato solo dell’avventura di una notte o se tra loro può nascere qualcosa. Lo stile è molto teatrale (praticamente solo un ambiente con due attori), l’idea di farci ascoltare i pensieri dei personaggi mentre discorrono tra loro, in un continuo “a parte”, l’ho trovata ammirevole, permette al film (e ai personaggi) di mettersi a nudo nonostante tra loro si parli spesso del più e del meno (o almeno all’inizio). Il finale, coerente con l’influenza della nouvelle vague che avvolge l’intera pellicola, è bellissimo. Una piacevole sorpresa, checché ne dicano gli esperti.

Nomadland (2020): Leone d’Oro all’ultimo Festival di Venezia, il film di Chloé Zhao prende spunto dall’inchiesta della giornalista Jessica Bruder sui nomadi statunitensi, una comunità di persone che viaggia per gli States a bordo di camper e furgoni e che vive letteralmente on the road. Frances McDormand e David Strathairn sono gli unici attori professionisti del film, tutti gli altri nomadi che incontriamo sono veri vagabondi della strada, in un film in cui non sembra mai chiaro quando finisca la realtà e quando cominci la finzione. Fern (altro Oscar in arrivo per la McDormand?) perde marito e lavoro e con i pochi soldi che le restano si lancia in strada, alla ricerca di lavoretti per tirare avanti e soprattutto di se stessa. La donna rifugge ogni possibilità di comodità o di stanzialità per vivere di polvere e asfalto e il racconto, seppur non proprio incalzante, è senza dubbio poetico ed emozionante, come tra l’altro il motto-commiato che ci offre più volte uno dei nomadi-attori: “See you down the road”. Uno di quei film che sui titoli di coda ti offre il desiderio di restare in silenzio ad assorbirlo. Bellissimo.

23 Passi dal Delitto (1956): A metà strada tra “La finestra sul cortile” e i romanzi di Arthur Conan Doyle (il titolo originale “23 Paces to Baker Street” è un evidente omaggio a Sherlock Holmes), questo film di Henry Hathaway è un ottimo thriller ambientato in una Londra perennemente cupa, avvolta dalla nebbia. Nella storia il celebre drammaturgo Phil Hannon, non vedente, ascolta per caso una conversazione tra un certo Evans e una donna, in cui si intuisce l’intenzione di rapire un minore. Memorizzata la conversazione, Hannon riporta il tutto alla polizia che però non prende l’uomo sul serio. Deciso a far luce sulla vicenda, lo scrittore si fa aiutare dalla sua ex fidanzata e dal fido maggiordomo per scoprire la verità, mettendo in pericolo se stesso e i suoi compagni d’avventura. Memorabile la scena in cui Hannon ascolta la conversazione incriminata, con le ombre dei complottisti che si stagliano sul vetro alle spalle del protagonista, ed è interessante anche il lavoro fatto sul sonoro, in cui le parole dei presunti malfattori si mischiano ai suoni del bar, tra le sirene di un flipper e il rumore degli altri avventori. Molto bello.

Duel (1971): Esordio alla regia di un certo Steven Spielberg, nato come film per la tv e in seguito, visto il successo, rimontato per il cinema. Un uomo qualunque (Dennis Weaver, che vista la somiglianza potrebbe essere il padre di Pedro Pascal) è in viaggio per lavoro attraverso una strada semi-deserta tra California e Nevada. Dopo un sorpasso ai danni di un auto-cisterna, viene inseguito dalla stessa senza alcun motivo apparente. Quello che sembra un semplice risentimento autostradale si trasforma ben presto in un costante tentativo di omicidio, in cui il povero protagonista deve sfuggire in qualunque modo per moltissimi chilometri. Grazie ad uno straordinario lavoro di montaggio Spielberg riesce a tenerti incollato alla strada per un’ora e mezza, gran parte della quale è composta da riprese alternate tra il primo piano sudato di Weaver e il muso incarognito del camion, il cui solo suono del clacson ha la capacità pavloviana di mettere ansia. A tratti forse è un po’ ripetitivo e il protagonista non è proprio il massimo della simpatia, ma che tensione però!

La Conversazione (1974): Altro cult degli anni 70. Un altro genio della New Hollywood, Francis Ford Coppola, subito dopo aver realizzato “Il Padrino” si lancia nella produzione di un film molto meno ambizioso, che però conquista la Palma d’Oro a Cannes. Gene Hackman è Harry Caul, un esperto di sorveglianze ossessionato dalla privacy, celebre nell’ambiente per essere un vero mago delle intercettazioni. L’uomo viene incaricato di registrare l’incontro tra la moglie di un industriale e il suo amante, in cui si ascolta chiaramente che i due, in caso dovessero essere scoperti, potrebbero essere uccisi. Distrutto da dubbi etici e morali, Caul è reticente nel passare il contenuto dell’intercettazione al committente, il marito della donna, temendo che il suo lavoro possa portare all’uccisione di due persone. Ispirato da “Blow Up” di Antonioni, il film di Coppola non gira su ritmi vorticosi, ma si regge sulle spalle di un protagonista talmente straordinario (Gene Hackman, nel ruolo più indimenticabile della sua carriera) che non abbiamo davvero bisogno di altro. Il finale inoltre è di una bellezza sconvolgente.

SERIE TV: Dopo cinque lunghi mesi si è conclusa la mia appassionante avventura con West Wing, che è probabilmente una delle serie tv più belle che abbia mai visto in vita mia. Sette stagioni di cui solo una mi è sembrata davvero debole (la quinta, che non a caso è la prima senza il genio di Aaron Sorkin, che ha abbandonato la serie a causa di problemi di droga), dove si parla ovviamente molto di politica, ma c’è anche spazio per le storie personali dello staff di un Presidente meraviglioso come Jed Bartlet (Martin Sheen), praticamente antitetico rispetto al governo Bush presente nel mondo reale in quello stesso periodo. Prime quattro stagioni dunque da applausi, una quinta un po’ più debole e quindi le ultime due totalmente diverse rispetto alle prime ma non meno coinvolgenti e appassionanti. Dopo una serie così impegnativa ho bisogno di un po’ di respiro, di tenermela ancora per un po’ nei pensieri, prima di passare a qualcosa di diverso. Certo è che dopo cinque mesi passati insieme ad un capolavoro del genere, sarà molto difficile farmi coinvolgere da altro.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Celia ha detto:

    Una bella botta di filmoni ❤
    Amo La conversazione, l'ho rivisto diverse volte.
    E Duel è un cult della mia infanzia.
    Great!

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    1. AlessioT ha detto:

      Duel non l’avevo mai visto, incredibile

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  2. Guglielmo Latini ha detto:

    Nomadland mi toccherà recuperarlo in vista degli Oscar (insieme a mille altri…), John & Mary mi incuriosisce molto perché è praticamente la prima volta che lo sento nominare nonostante due protagonisti del genere :O Mi è piaciuto il tatto di “non gira su ritmi vorticosi” per La conversazione 😀

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    1. AlessioT ha detto:

      “John e Mary” ti piacerà (forse!) 😉

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    Bello Duel, per me il miglior Spielberg 🙂

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