Capitolo 312

E quindi uscimmo a riveder la primavera. Siamo tornati in zona arancione, con un clima quasi estivo ma con il nostro luogo di culto ancora chiuso (mentre ben altri luoghi di culto sono apertissimi, vabbé). Sono uscite le nomination agli Oscar e per la prima volta da decenni non ho avuto il piacere di guardare neanche uno dei film candidati sul grande schermo di una sala cinematografica. Insieme ai viaggi e ai concerti, il cinema in sala è senza dubbio l’esperienza che mi manca di più in assoluto. Chissà, magari qualche arena all’aperto in estate… Sarebbe già qualcosa.

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975): Al di là dei cinque premi Oscar principali e del riconoscimento mondiale, il capolavoro di Milos Forman è una formidabile lezione di cinema. L’avrò visto una decina di volte e in ogni occasione ho imparato qualcosa di nuovo. Jack Nicholson, trasferito dal carcere all’interno di un istituto psichiatrico, viene messo sotto osservazione per capire se è malato di mente o se finge per evitare la galera. Il suo carattere ribelle creerà scompiglio tra i compagni d’istituto, ai quali porterà un po’ di colore nel grigiore del loro quotidiano (“Ma credete veramente di essere pazzi? Davvero? Invece no, voi non siete più pazzi della media dei coglioni che vanno in giro“). Non sono molti i film che riescono a commuoverti, a farti ridere, a farti incazzare e a farti pensare nel giro di un paio d’ore. Il finale è una delle sequenze più straordinarie mai girate nella storia del cinema, a mio parere: l’uso della colonna sonora, il montaggio alternato con il sorriso di Christopher Lloyd, l’idea di un personaggio minore trasformato improvvisamente in simbolo e in protagonista assoluto. Me lo rivedrei di nuovo adesso.

Judas and the Black Messiah (2021): Shaka King, una laurea in scienze politiche e al tempo stesso ex-alunno della scuola di cinema di Spike Lee, unisce gli insegnamenti del regista newyorkese con la materia dei suoi studi per raccontare la storia di Fred Hampton, leader delle Pantere Nere, e del suo uomo di fiducia William O’Neill, che in realtà faceva la talpa per conto dell’FBI (tranquilli, non è uno spoiler, lo sappiamo sin dall’inizio del film). Da un lato c’è il fascino enigmatico di un leader impegnato e appassionato, dall’altro la suspense nel sapere la vera identità del traditore (il Giuda del titolo) e tuttavia vederlo costantemente al centro delle operazioni delle Pantere Nere. Il finale, che racconta come si sono evolute le vicende nella vita reale, ti lascia con gli occhi spalancati. 6 nomination agli Oscar, ne sentiremo parlare ancora.

La Ciociara (1960): Tipico esempio di film che tutti conoscono, di cui sento parlare praticamente da sempre, ma che non avevo mai visto. Vittorio De Sica, otto anni dopo “Umberto D”, chiude il cerchio sul neorealismo e, prendendo spunto da quell’esperienza, adatta (insieme a Zavattini) un romanzo di Alberto Moravia. Durante la Seconda Guerra Mondiale Sophia Loren (Oscar per lei, splendida come non mai), per timore dei bombardamenti che stanno colpendo Roma, prende la figlioletta e si allontana dalla città per rintanarsi nel paesino della Ciociaria dal quale era fuggita tanti anni prima. Qui trova calore umano, le dolci attenzioni di un Jean-Paul Belmondo intellettuale antifascista e la consapevolezza che il pericolo è comunque a un passo. Film meraviglioso, recuperato grazie a Prime Video.

Thunder Road (2018): Arriva finalmente in Italia (a fine aprile, purtroppo solo in streaming) il film d’esordio di Jim Cummings, tratto dal suo strepitoso cortometraggio omonimo, vincitore del premio della giuria al Sundance (che potete vedere qui). Cummings scrive, dirige e interpreta un film di incredibile forza e tenerezza due temi molto delicati come l’elaborazione del lutto e la difficoltà di essere padre (separato). Si potrebbe accusare l’autore di aver infarcito il film di troppe scene madri in cui lui è totale protagonista, ma narcisismo a parte è un film davvero bello, in cui Il coraggio di questo indimenticabile protagonista è di far trasparire, nell’inferno del quotidiano, una possibilità di luce, seguendo l’esempio del capolavoro di Springsteen che dà il titolo al film. Nota a margine: “Thunder Road”, secondo chi scrive (e anche secondo Nick Hornby), è la più grande canzone che sia stata mai scritta. Ascoltatela qui.

Il postino suona sempre due volte (1946): Altro esempio di film di cui senti parlare praticamente da sempre e di cui non avevi mai visto un singolo fotogramma. Curiosamente, come per “La Ciociara”, anche questo ha avuto un rifacimento negli anni 80, che forse è il motivo per cui ricordo di averli sentiti nominare sin da quando ero piccolo, tra trailer e pubblicità in tv. Frank, viaggiatore vagabondo, dopo aver fatto autostop, viene mollato ai bordi di una strada dove si trova un piccolo ristorante gestito dal non proprio aitante Nick e dalla sua attraente e molto più giovane moglie Cora (Lana Turner). Il nuovo arrivato e Cora finiscono inevitabilmente l’uno tra le braccia dell’altra e progettano di assassinare il marito di lei per poter ereditare il ristorante e vivere insieme la loro vita. Bel noir, per l’epoca sicuramente scandaloso visti i temi affrontati, ma visto oggi risulta forse meno coinvolgente, sarà anche perché i due protagonisti sono abbastanza insopportabili.

Million Dollar Baby (2004): Nel 2003 Clint Eastwood aveva girato quel capolavoro di “Mystic River”, che aveva vinto “soltanto” due Oscar, ma che aveva costretto un po’ tutti ad avere grandi aspettative per il suo film successivo, la storia di un vecchio allenatore di pugilato alle prese con una testarda e determinata allieva, Hilary Swank. Aspettative decisamente rispettate, visto che “Million Dollar Baby” vinse quattro Oscar (film, regia, attrice e attore non protagonista). Come dicevo prima ci sono certi film che li puoi rivedere anche 30 volte ma ti faranno sempre commuovere ed emozionare. Mo Cuishle.

SERIE TV: Allora, dopo circa un mese sabbatico ho ripreso a guardare qualcosa. Come dicevo nel capitolo precedente sto guardando Speravo de morì prima e finora devo dire che è meno peggio di quanto pensassi. Certo, il manicheo dualismo con Spalletti è abbastanza insopportabile, ma la cosa che trovo interessante è invece il modo in cui parla di un uomo che non vuole smettere di essere una divinità, che si avvicina al pensionamento come un condannato al patibolo. Gli attori sono davvero molto in gamba (Greta Scarano su tutti, è strepitosa) e a questo punto sono curioso di vedere come saranno gli ultimi due episodi. Per il resto ho ricominciato a vedere Brooklyn 99, che avevo interrotto qualche mese fa per mancanza di tempo ma che ora mi fa compagnia ogni notte prima di andare a nanna. Le vicende girano intorno ad un distretto di polizia di New York dove spiccano vari personaggi assurdi, ognuno con delle caratteristiche abbastanza comiche. La prima stagione, appena finita, è molto carina, ma come dicono tutti il meglio arriverà in quelle successive.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Sottoscrivo quanto hai detto su Qualcuno volò sul nido del cuculo, splendido e ricco di molte diverse emozioni. Prova a vedere il remake del Postino suona sempre due volte, se ti capita, a me è piaciuto di più. Non ho più rivisto Million Dollar Baby perché sono sicurissima che piangerei di nuovo tantissimo anche io!

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    1. AlessioT ha detto:

      Grazie, è una buona idea quella di guardare il remake, anche perché un film con Jack Nicholson vale sempre la pena di esser visto. Sono curioso di vedere tra l’altro come un film degli anni 40 sia stato adattato agli anni 80.

      Piace a 1 persona

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