Capitolo 320

Ottobre da che mondo è mondo è il mio mese preferito dell’anno: l’autunno, le foglie secche, il clima gradevole, la Festa del Cinema di Roma (quest’anno con Quentin Tarantino, Tim Burton, Jessica Chastain e molti altri), il mio compleanno (sono già 40…) più varie ed eventuali. Settembre ad ogni modo è stato un mese ricco di cinema e serie tv, a prova e riprova che, nel caso ci fosse qualche dubbio a proposito, l’estate è veramente fiinta. Nota a margine: ho visto il trailer del nuovo film di Paul Thomas Anderson, “Licorice Pizza” e sono già convinto che diventerà il mio film preferito del 2021.

Stargate (1994): Da ragazzino mi brillavano gli occhi davanti a questo film, da grande appassionato di astronomia, ero totalmente affascinato dall’incontro culturale tra Daniel e gli abitanti del pianeta desertico al di là dello Stargate. A distanza di oltre venticinque anni il film appare un po’ datato, i difetti risaltano in abbondanza, ma l’atmosfera è talmente piacevole che lo si perdona (a patto di averlo amato negli anni 90, perché chi lo vedrà oggi per la prima volta lo troverà probabilmente un film terribile). Ai tempi doveva essere il primo film di una trilogia alla quale però la MGM non volle dare seguito, nonostante l’interesse degli attori Spader e Russell e dello sceneggiatore Devlin. Peccato.
“Porta i miei saluti a Tutankhamon, stronzo!”

Il Commissario Maigret (1958): Le belle sorprese di Prime Video. Jean Gabin è il mitologico commissario Maigret, celebre personaggio creato dalla penna di Georges Simenon, stavolta alle prese con un assassino seriale di donne nel quartiere parigino del Marais. Tra i portici di Place des Vosges ai localetti tipici del quartiere, la Parigi notturna di Jean Delannoy è una città misteriosa, cupa, equivoca e magnifica, Jean Gabin inoltre è assolutamente fantastico. Il giorno dopo aver visto questo film sono corso al mercatino a comprare due romanzi di Maigret (uno l’ho già divorato).
“Chi di voi due lo amava di più: è tutto qui”

Titane (2021): Difficile parlare del film vincitore di Cannes senza scindere la potenza visiva e narrativa dai gusti personali. Da un lato penso che non è un film che avrò voglia di rivedere in futuro, dall’altra ritengo che possa essere una pietra miliare per il cinema di questo decennio e degli anni a venire. Perché “Titane” è sì la storia di una folle assassina attratta dal metallo e dalle automobili (e quando dico attratta, intendo fisicamente), ma è anche la storia di una famiglia ritrovata, una favola che unisce il fuoco al metallo e ti suggerisce, tra uccisioni violente e un’estetica fuori dal comune, che abbiamo tutti bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi, per quanto folle e delirante possa essere, a tratti, questo bisogno. La scena con “Macarena” è già cult. Film assurdo e incredibile.
“Tattatatà tatatà Macarena, tattatatà tatatà cosa buena…”

Pretty Woman (1990): La commedia romantica delle commedie romantiche, Julia Roberts bella come non mai, la leggendaria colonna sonora con Roy Orbison e i Roxette: non si può che parlare bene di un film così bello e iconico, che avevo sempre visto a spezzoni (finale incluso) ma credo mai tutto insieme in un’unica seduta. Ricordo le estati con mia cugina che ascoltava la colonna sonora a tutto volume in qualunque momento della giornata ed è un bel ricordo. Certo, ho avuto difficoltà a vedere George Costanza di “Seinfeld” (che è stata appena messa su Netflix, vedetela!) nel ruolo dell’avvocato stronzo, al di là di questo è però un film così leggendario che non gli si può davvero dire nulla.
“Tu e io siamo talmente simili, Vivian: fottiamo il prossimo per denaro”

L’amico americano (1977): Wim Wenders è uno dei massimi poeti dell’atmosfera, riesce sempre a creare infatti delle ambientazioni talmente suggestive che ti sembra di sguazzarci dentro. In questo neo-noir il baffuto Bruno Ganz deve improvvisarsi sicario per poter lasciare un gruzzolo ai suoi cari dopo che la leucemia lo avrà portato via. Dennis Hopper lo aiuterà nell’impresa, nonostante i dissidi iniziali tra i due. Una sorta di thriller esistenziale, malinconico, dove Wenders indaga il tema della morte e dell’amicizia omaggiando il cinema americano con occhi però europei. La fotografia è incantevole e Wenders riesce a restituire il sapore e l’aura che avvolge i luoghi dei suoi film (qui soprattutto Amburgo e Parigi) come nessun altro al mondo. Bello.
“Porti quel cappello anche ad Amburgo?”

Apocalypse Now (1979): “Non è un film sul Vietnam, questo film è il Vietnam!”. Così, Francis Coppola presentava il suo nuovo capolavoro al Festival di Cannes che poi ha vinto. Tre ore di bellezza totale ed è incredibile come sia potuto uscir fuori un film così immenso da una produzione tanto travagliata (Coppola, caduto in depressione, pensò addirittura al suicidio). Il regista italo-americano ha preso “Cuore di Tenebra” di Conrad e l’ha portato in Vietnam, ha messo Martin Sheen a fare il protagonista e Marlon Brando a fare il disertore Kurtz e ha regalato un film di guerra nell’Olimpo dei più grandi film della storia del cinema. La versione redux lo ha ulteriormente arricchito (anche se, per trovare il pelo nell’uovo, l’aggiunta della scena nella piantagione dei francesi spezza un po’ lo straordinario ritmo del film). Chissà se è vero che l’odore del napalm al mattino profuma di vittoria, tanto peggio dell’odore della metro B in pieno giugno non può essere.
“Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis”

SERIE TV: Mese clamorosamente ricco di serie tv, una cosa che non succedeva da parecchio tempo, per quanto mi riguarda. Finalmente ho finito Nine Perfect Strangers su Prime e penso che sia una delle più grandi boiate che abbia mai visto in vita mia. Non succede assolutamente nulla e i personaggi sono (quasi) tutti talmente insopportabili che li osservi con lo stesso distacco con cui guarderesti una gara di dressage alle Olimpiadi. Serie totalmente inutile, passate oltre. E passiamo oltre infatti, parlando della seconda stagione di una serie belga molto interessante, Into the Night, di cui è appena uscita la seconda stagione. In totale sono dodici episodi (in attesa della terza stagione) e la storia è un po’ complicata da raccontare in poche righe: diciamo che il sole uccide e un aereo viene dirottato per viaggiare costantemente verso ovest per restare nella notte e mantenere in vita i passeggeri (questo succedeva nella prima stagione). Ovviamente i conflitti interni tra passeggeri con punti di vista diversi saranno al centro della vicenda. Non sarà un capolavoro ma senza dubbio è coinvolgente, dura poco (sei episodi a stagione) e ha il suo perché. Finalmente è uscita una delle serie che più ho atteso negli ultimi anni, Fondazione (su Apple tv), e devo dire che sono decisamente entusiasta dei primi due episodi. Come ho scritto nella recensione non si tratta di una fantascienza fumettistica, piena di muscoli, eroi e battaglie da videogame, ma piuttosto di un filone più meditativo e universale, che nonostante la lontananza temporale e geografica riesce a toccare temi comuni anche al nostro quotidiano, come la politica, la religione, il rapporto con la scienza e con le verità, talvolta scomode, da essa rivelate. La saga di Asimov è una delle cose più belle e appassionanti che abbia mai letto e se la serie riuscirà a essere bella anche solo la metà, sarà formidabile. Stasera mi sparo il terzo episodio, uscito ieri. Infine ho quasi finito la seconda stagione di Ted Lasso, una delle serie rivelazione degli ultimi anni, mancano solo due puntate al termine e devo dire che questa seconda stagione è ancora meglio della prima: il coach Lasso è una persona interiormente fragile, con dei problemi personali opprimenti, ma visto dagli altri è un uomo costantemente preso a bene e sorridente, sempre pronto a tirar su il morale dei suoi colleghi e dei suoi calciatori. A bilanciare i risvolti più seri dei personaggi ci sono delle situazioni divertenti e dei protagonisti irresistibili (personalmente il mio idolo è Roy Kent). Ormai sta diventando una dipendenza, da non perdere.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    anche io ho visto titane e concordo
    molto potente e divisivo: avendolo visto al cinema con un amico, io adorato ma guardato coprendomi gli occhi con le mani, lui visto normalmente ma non gli è piaciuto xD

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    1. AlessioT ha detto:

      Eheh anche io in alcune scene ho dovuto chiudere gli occhi 🙂

      Piace a 1 persona

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