Capitolo 338

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L’altro ieri ho rimesso i jeans dopo mesi, segno inequivocabile che l’estate è ormai agli sgoccioli. Prima di proiettarci verso l’autunno, alle giornate più corte, alla nuova stagione (cinematografica e non solo), c’è bisogno di girarsi un’ultima volta per dare uno sguardo indietro. Normalmente l’estate non vedo molti film, sia per motivi logistici (non sono a casa mia a Roma), sia per motivi climatici (troppo caldo per restare a casa la sera), sia per motivi sociali (incontrare amici è meglio che fissare il monitor del pc). Ora però devo recuperare i resoconti di due mesi di film e serie tv (è per questo che un paio di cose già recensite le ho omesse, sarebbe uscito fuori un capitolo troppo lungo), quindi bentornati a tutti, bentornate a tutte e diamoci da fare.

La Città Nuda (1948): Film magnifico di Jules Dassin, magnifico! In una New York viva all’inverosimile (anzi, al verosimile, ora vi dirò perché) viene ritrovato il cadavere di una giovane modella. L’ispettore di polizia e il suo assistente indagano così sulla vita della ragazza, per cercare di capire i motivi della sua uccisione. Emergono inevitabilmente molte verità nascoste, fino allo splendido finale. Girato per le strade di New York in ben 107 location diverse: il regista, per evitare che la folla di persone (non comparse) notasse le macchine da presa, ha ingaggiato un giocoliere per distrarre i passanti e fare in modo che non guardassero in camera. La stessa voce off si concentra sulla vita che scorre in città, la fascinazione per la metropoli è più che esplicita: in alcune scene il film si potrebbe mettere in pausa e si avrebbe l’impressione di trovarsi di fronte ad alcune foto di Bruce Davidson o altri fotografi newyorkesi dell’epoca. Film clamorosamente moderno per essere del 1948. Inevitabile l’Oscar per la migliore fotografia. Da recuperare assolutamente.

Top Gun Maverick (2022): In una calda serata estiva in quel di Monopoli, una soluzione era andare al cinema per godere di un paio d’ore di aria condizionata. Quale film migliore ad uno scopo così poco cinefilo che il sequel di Top Gun? Il ritorno di Maverick merita il grande schermo: certamente è una mezza cafonata, ma devo ammettere di essermi divertito e solo ascoltare quella colonna sonora con l’impianto audio di un cinema mi ha messo addosso quasi un brivido. La trama non la cito, è un semplice pretesto per mettere in scena Tom Cruise e i prodigi tecnologici del film. Un blockbuster che profuma di anni 80: promosso. E che bello ritrovare sullo schermo Jennifer Connelly!
“La sua reputazione la precede” “Devo ammettere che non mi aspettavo un invito a tornare” “Si chiamano ordini, Maverick”

Ritorno in Borgogna (2017): Quando c’è un film di Cedric Klapisch cerco sempre di non perderlo, perché so che in qualche modo riuscirò a farmelo piacere (inoltre amo moltissimo “L’appartamento spagnolo”, è uno di quei film che hanno segnato la mia vita universitaria). Stavolta il buon Klapisch merita però una tirata d’orecchie: il suo film è zeppo di cliché, è prevedibile e non esce mai fuori dallo schema del figliol prodigo alle prese con problemi famigliari irrisolti. La storia infatti ci mostra il ritorno in Borgogna (come da titolo) di un ragazzo giramondo che ritrova i suoi due fratelli, tutti alle prese con i debiti e con l’eredità di famiglia: un enorme vigneto. Lui ovviamente vorrebbe vendere e prendersi la sua parte di denaro, ma chissà come andrà a finire invece?
“Non guardo mai il meteo oltre i tre giorni”

Crimes of the Future (2022): Come si fa a parlare razionalmente del nuovo film di David Cronenberg? Solo l’incipit è folle: vediamo un bambino che gioca in riva al mare e poco dopo troviamo lo stesso bimbo intento a mangiarsi avidamente un secchiello di plastica (!). Poi viene ucciso nel sonno. Viggo Mortensen invece, assistito dalla splendida Lea Seydoux, è un artista che mette in scena performance in cui gli vengono asportati nuovi organi di origine tumorale dal suo stesso corpo, in un futuro dove il dolore fisico è pressoché scomparso e i cambiamenti biologici sono repentini e imprevedibili. Il film è sì assurdo, ma talmente affascinante che non riesci a staccargli gli occhi di dosso neanche per un istante, avresti voglia di seguire la storia per un’altra ora almeno e invece il finale interrompe improvvisamente il trasognamento (o allucinazione collettiva), lasciandoci inevitabilmente spiazzati. Supercazzola incredibile, ma avercene! Cronenberg è tornato ed è in formissima.
“La chirurgia è il nuovo sesso”

Heat (1995): Si può dire che si tratta del capolavoro indiscusso di Michael Mann? Non vedevo questo film da quasi 20 anni e ritrovarlo oggi è stato formidabile, l’ho amato in ogni singola inquadratura, non lo ricordavo così magnifico. Un team di preparatissimi rapinatori, capeggiato da Robert De Niro, è braccato da un detective totalmente dedito al lavoro, Al Pacino. I due sono i migliori in assoluto nelle loro rispettive professioni, si rispettano, si piacciono anche, ma inevitabilmente le loro strade sono destinate a incrociarsi. Primo film in assoluto in cui De Niro e Pacino girano scene insieme (entrambi avevano già fatto parte del cast de “Il Padrino Parte II”, ma i loro personaggi non si erano mai incontrati), Michael Mann sfruttò moltissimo l’hype di questo incontro e infatti la scena del loro primo dialogo è qualcosa di leggendario. Agevolo una parte di testo. Capolavoro.
“Non tornerò mai in prigione” “Allora è meglio che tu cambi lavoro” “È quello che mi riesce meglio: organizzare colpi. A te quello che riesce meglio è cercare di fermare gente come me” “Insomma una vita regolata non ti piacerebbe?” “Quale sarebbe? Il barbecue e la partita in televisione?” “Già” “Ed è questa vita regolata quella che fai?” “Che faccio? No. La mia vita… no, la mia vita è un disastro assoluto. Ho una figliastra incasinata come poche, per il suo vero padre che grazie a Dio è un gran coglione. Ho una moglie, la madre, ma ormai siamo in rotta, un matrimonio irrecuperabile, il mio terzo. E questo perché passo tutto il mio tempo a dare la caccia a quelli che fanno il tuo lavoro. Ecco la mia vita” “Una volta uno mi ha detto: non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo. Se tu sei sempre appresso a me e dove vado io vai anche tu, be’ come pretendi di tenerti… una moglie?” “Questa è una bella domanda. Tu invece sei un monaco?” “Ce l’ho una donna” “Mmh, e che le racconti?” “Che faccio il rappresentante” “Quindi se dovessi vedere me arrivare da quell’angolo… abbandoneresti la tua donna, senza neanche salutarla?” “Rientra nella disciplina” “È un po’ superficiale, no?” “Sì, può darsi che lo sia. O l’accettiamo o tanto vale che cambiamo mestiere” “Io non saprei che altro fare” “Ah, io neanche” “E nemmeno vorrei fare altro” “E io neanche”

Moonage Daydream (2022): Sì, lo so, avevo detto che per motivi di spazio non avrei parlato di film che ho già recensito per intero. Ma come faccio a non parlarvi ancora di questo magnifico documentario di Brett Morgen incentrato sulla figura di David Bowie? Ormai è passata una settimana da quando l’ho visto e non riesco a togliermelo dalla testa, è un insegnamento incredibile, è ispirazione pura, c’è una musica stupenda e poi, ovviamente, Bowie è un artista probabilmente unico. Il film uscirà al cinema la prossima settimana, come evento speciale: non perdetevelo per niente al mondo, anche se conoscete poco Bowie (o soprattutto se lo conoscete poco): è uno di quei film che andrebbe mostrato nelle scuole, c’è tanta vita e tanto da imparare, anche sul modo in cui passiamo le nostre giornate. Bowie è più vivo che mai.
“Quelle sono scarpe da uomo, scarpe da donna o scarpe da bisessuale?” “Sono solo scarpe, sciocco!”

Giulia (2021): Ciro De Caro gira un simpatico indie pieno di suggestioni figlie del mumblecore statunitense e ovviamente, della nouvelle vague francese. In una calda estate romana, la protagonista, senza molti soldi e senza un’occupazione stabile, azzanna le difficoltà della vita e si arrabatta per cercare il suo posto nel mondo. Sulla sua strada trova due amici (tra cui il grande Fabrizio Ciavoni, che ha anche partecipato al progetto Film People), anche loro intenti a galleggiare in un mare pieno di niente. Due ragazzi e una ragazza in giro per la città senza meta e apparentemente senza futuro, fanno inevitabilmente pensare ai triangoli di Truffaut o Godard, fino a Bertolucci, nonostante quello di De Caro sia comunque un film meno ambizioso, ma decisamente godibile (lo trovate su Mubi). Momento più alto del film, senza dubbio, è il clamoroso monologo cinefilo di Anton Giulio Onofri, che trovate qui in versione video e di cui riporto immediatamente uno stralcio di testo.
“Perché il cinema apre, il cinema esce, il cinema sconfina. Una cosa incredibile. Poi però quando parli di cinema con la gente ti dicono che “Roma” di Cuaron è noioso. Ora dico, gente che dice queste cazzate, gente che non sa neanche cos’è la Nouvelle Vague, gente che non ha mai visto un film di Truffaut, gente che non ha mai visto un film di Chabrol… di Chabrol! Me vie’ da piagne… E poi ti viene a dire: ah ma tu non puoi vivere se non vedi la sesta stagione dell’ultima serie del cazzo! Ma che je devi fa a sta gente? Ma non basta il lanciafiamme di Tarantino, ne ridi! Ne ridi di questa gente, perché sono dei poveracci! Dei disgraziati!”

The Invisible Frame (2009): Documentario realizzato da Cynthia Beatt, che riprendere Tilda Swinton in sella a una bicicletta per circa un’oretta, intenta a ripercorrere la strada percorsa dal muro di Berlino, condividendo con noi riflessioni, pensieri poetici e immagini sicuramente interessanti. L’idea è molto bella, il risultato è forse un po’ troppo poco, visto il materiale di partenza, troppo poetico e con decisamente poco contenuto. Interessante, se vi incuriosisce lo trovate su Mubi.

SERIE TV: Come tutti voi, quest’estate ho ovviamente amato l’ultima stagione di “Better Call Saul”, di cui ho parlato già ampiamente in una recensione e sul quale dunque non mi dilungherei oltre. In attesa di riprendere l’avventura con “I Soprano”, per il momento l’unica serie che ho visto è stata la nuova stagione di Cobra Kai: è palese che le idee migliori ormai siano state usate e che sia diventata una serie con davvero poco da dire, ma sono talmente legato a quei personaggi della mia infanzia che davvero faccio fatica a non vederla con un certo trasporto: questa stagione inoltre c’è nuovamente Chosen, direttamente da “Karate Kid II”, ed è davvero un gran personaggio. Per il resto è divertente vedere questa sorta di assembramento di personaggi positivi contro il Cobra Kai, ma come detto le idee latitano e per uno spettatore neutrale (nel senso di spettatore non legato alla saga cinematografica) c’è davvero poco da apprezzare.

In chiusura vi ricordo che fino a giovedì 22 in tutta Italia c’è l’iniziativa “Cinema in Festa”, con il biglietto del cinema a soli 3,50€ per tutti gli spettacoli. Approfittatene, c’è tanta roba da vedere: di mio, ho messo in lista “Margini”, “Maigret”, “Nido di vipere” e “Broker” di Kore’eda. Se potete, andate al cinema!

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