Recensione “The Whale” (2022)


Piove. Piove tantissimo in “The Whale”, da far pensare quasi subito a uno dei film più recenti del regista Darren Aronofsky, quel “Noah” che ha anche rappresentato il punto più basso della sua carriera. Qui però la tanta pioggia non è una punizione divina e forse neanche purificatrice, sembra più che altro un pretesto per creare contrasto tra il piovoso freddo esterno e l’ambiguo ambiente interno, disordinato, sporco, a tratti disgustoso, ma cosparso di calore e sentimenti, oltre che di assenze incolmabili e legami famigliari da ritrovare. Appare subito evidente che “The Whale” sarà un film che dividerà moltissimo il pubblico, non potrebbe essere altrimenti davanti a qualcosa di così forte, talvolta violento psicologicamente (mai quanto “Madre!” tuttavia), ma al tempo stesso ricco di contenuti. A me, lo dico subito a scanso di equivoci, sono bastati pochi minuti per conquistarmi.

Senza dubbio la triste storia di Brendan Fraser può aiutare molto ad entrare in empatia con il personaggio di Charlie. Diventato ad inizio millennio icona di un certo tipo di cinema (oltre che un attore molto amato), Fraser nel 2013 annuncia di volersi ritirare dalla vita pubblica (anche a causa di molestie subite dieci anni prima). Anni di silenzio, poi una lenta, dolorosa, rinascita, dovuta anche ad una metamorfosi fisica non indifferente per chi per anni è stato ritenuto un sex symbol. Quindi il suo ritorno in pompa magna all’ultimo Festival di Venezia, con un personaggio che lo porterà facilmente nella cinquina dei candidati agli Oscar: l’attore infatti offre una interpretazione imponente, in tutti i sensi, nei panni del protagonista di “The Whale”, un insegnante che tiene corsi di scrittura creativa online e che non esce mai dal suo appartamento, soprattutto a causa della stazza. Charlie infatti è obeso, ha grosse disabilità causate appunto dal suo peso e non può in alcun modo essere indipendente, anche se la sua routine è talmente vuota da non richiedere moltissima assistenza, se non per le faccende domestiche e i vari controlli medici. La sua migliore amica, nonché infermiera personale, cerca in tutti i modi di convincere Charlie ad andare in ospedale, ma lui si rifiuta continuamente (capiremo poi il perché), forse anche per punirsi della morte, anni prima, dell’amore della sua vita, Alan. Da quel giorno Charlie si è lasciato andare, triplicando il suo peso, auto-distruggendo se stesso e ciò che gli resta da vivere: ora, consapevole di avere ancora pochi giorni di vita, decide di riconnettersi con sua figlia Ellie (strepitosa Sadie Sink, la rossa Max di “Stranger Things”).

Gli occhi di Brendan Fraser recitano quasi da soli: i guizzi di tenerezza, l’ironia, la pazienza di chi non ha quasi più nulla da aspettarsi dalla vita, la passione per il suo lavoro, per la poesia, per la scrittura (dei suoi studenti, ma soprattutto di sua figlia). Il suo è uno di quei personaggi che restano attaccati alle viscere, soprattutto nei magnifici duetti con la figlia, un’adolescente da incubo, alla quale Sadie Sink riesce a regalare un’umanità quasi impercettibile, ma al tempo stesso ben presente, dietro il grugno da ragazzina ribelle e arrabbiata. Aronofsky, non volendo tradire l’impianto teatrale da cui ha origine il film (anche a causa delle restrizioni dovute alla pandemia), ambienta tutta la storia dentro l’appartamento di Charlie, con rarissime eccezioni: alla già non proprio serena situazione di un uomo con i giorni contati si aggiunge quindi la claustrofobia del luogo chiuso, dove si alternano personaggi come burattini di una tragica commedia. E quale migliore allusione per un film che letteralmente si chiama “La Balena” se non quella, dapprima enigmatica, infine commovente, di “Moby Dick” di Melville? In due ore di film il regista newyorkese mette dentro famiglia, disabilità, poesia, letteratura, religione, amore e moltissimo altro, in un commovente viaggio psicologico dove gli interpreti fanno a gara di bravura: Brendan Fraser, uno degli attori più amati di inizio secolo poi sparito dalla Hollywood che conta, è ora pronto a riprendersi tutto.

[Una locandina del film ancora non è disponibile. In attesa di averla pubblichiamo questa immagine trovata sul web]

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Ho sempre trovato che Brendan Fraser fosse un attore straordinariamente affascinante e divertente, mi fa davvero piacere che sia tornato per mostrare altre facce del suo talento. Non conoscevo questo film, grazie!

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    1. AlessioT ha detto:

      Sì, ne ha passate di tutti i colori. Questo film è stato presentato a Venezia e siamo in attesa per una data di uscita italiana, in giro ancora non si trovano né trailer ufficiali né una locandina (neanche statunitense), mi sembra assurdo

      Piace a 1 persona

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