Festa del Cinema di Roma 2022 – Parte VI

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Louis Garrel (foto AT)

Giovedì 20 Ottobre. Mancano due giorni, due soli giorni alla fine della Festa del Cinema di Roma. Da un lato mi sento sollevato, felice, addirittura entusiasta all’idea di poter tornare alla mia vita, alle mie 7 ore di sonno, ai piatti caldi e ben cucinati. Però già so che sabato, quando salirò in macchina per lasciare l’Auditorium, proverò un po’ di malinconia: anche vedere film brutti, in un Festival di cinema, ha un suo perché, soprattutto perché puoi parlarne male con gli altri spettatori. Ogni riferimento a The Menu, di Mark Mylod, non è affatto casuale. Il film, che vede protagonisti Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy, sembra scritto da un macaco sotto dettatura di due persone diverse, una che voleva farne una black comedy, l’altra un thriller. In realtà è un inguardabile pasticcio dove non si salvano né gli ingredienti, né ovviamente il cuoco. La storia è semplice: una coppia va a mangiare su un ristorante super esclusivo sito su un isolotto lontano dalla costa, dove il famosissimo chef ha preparato la sua ennesima e attesissima esperienza culinaria. L’esperienza però è molto più sorprendente di quel che ci si potrebbe immaginare, visto che cominciano a morire le persone. Il film non ha né testa né coda, semplicemente non ha assolutamente senso: i motivi che spingono le azioni dei personaggi sono fragili, non credibili e tutto ciò che accade in generale sembra una enorme presa in giro nei confronti dello spettatore. Però magari sono io eh.

Dopo il film delle 11 e dopo averlo debitamente sfondato in compagnia di altri spettatori delusi (eufemismo), mangio e poi torno in Auditorium per realizzare due nuovi ritratti per il progetto fotografico Film People. La Festa del Cinema è ormai agli sgoccioli e mi dispiace aver fatto così poche foto per il progetto, anche perché girano talmente tanti personaggi “particolari” che sono certo avrei potuto raccogliere diverse scelte interessanti. Entro alla conferenza stampa di Louis Garrel e mi trovo di fronte un artista che non mi aspettavo: simpatico, intelligente, molto disponibile. Mi dispiace non aver visto il suo film “L’innocent”, perché ora che lo sento parlare sono curioso. Ho trovato molto interessante un passaggio della sua conferenza stampa: “Non capisco quando i film italiani mettono canzoni statunitensi nella colonna sonora. Quando vedo un film italiano mi piace vedere l’Italia, la sua cultura, la sua bellezza e la sua musica, così come quando vedo un film di Almodovar amo vedere anche la Spagna attraverso le canzoni spagnole che utilizza”.

Poco dopo arriva in conferenza stampa James Gray, un regista che apprezzavo molto per i suoi film, ma che dopo oggi apprezzo moltissimo come uomo. Una rivelazione: mai banale, dispensa parole piene di passione, ironia e ispirazione, cosa che farà anche un’ora dopo durante l’incontro con il pubblico. C’è qualcosa nelle sue parole che mi ha dato molto conforto, molta emozione, mi ha fatto sentire meno solo: “Fare arte è un dono, è una cosa preziosa poter usare quello che abbiamo dentro nel nostro lavoro. Chi fa l’artista deve soffrire, è il prezzo da pagare per avere questo dono”. Inoltre ha parlato di un artista francese famosissimo nella sua epoca e che oggi non conosce quasi nessuno (scusatemi, il nome mi è sfuggito), quando invece Van Gogh è morto povero e sconosciuto per poi essere rivalutato e scoperto in seguito: un modo per dire che essere famosi oggi non significa nulla, “l’importante è dare il massimo in ciò che si fa, poi sarà il tempo a dire se hai fatto un buon lavoro”. Rimpiango non aver registrato le sue parole, James Gray ha dato davvero l’impressione di avere molto da dire e di saperlo fare nel modo giusto. Mi sarebbe piaciuto da morire vedere il suo nuovo film, “Armageddon Time”, ma le uniche proiezioni erano ieri sera (in concomitanza con il film di Spielberg) e stasera in seconda serata, con la sveglia alle 7 di domani che non permette sgarri. Un gran peccato e una grande colpa per chi ha programmato gli orari dei film di questa edizione, che sembrano piazzati a caso e senza alcun senso logico: mettere domattina, in contemporanea, due film attesi come “Amsterdam” di David O. Russell e “Triangle of Sadness” di Ostlund è puro sadismo (per non parlare di sabato mattina, quando ci saranno quattro film interessanti tutti alle 9). Poco male, vedrò “Armageddon Time” quando uscirà al cinema, sperando di poterlo fare presto.

Domattina vedrò due film, poi un altro sabato prima di archiviare anche questa edizione. Non vedo l’ora, ma già mi manca.

James Gray (foto AT)

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