Capitolo 346

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Lentamente scivolano via le settimane più fredde di questo inverno, tra tazze di tè, Festival di Sanremo, partite della Roma e, ovviamente, tanti film e qualche serie tv. Tra un paio di sortite al Nuovo Sacher di Nanni Moretti e una buona mole di contenuti di Netflix e del solito straordinario Mubi, abbiamo portato a casa un numero sufficiente di visioni tale da giustificare un nuovo capitolo della nostra amatissima vita da cinefili. Due film francesi, uno italiano, uno australiano, uno tedesco uno statunitense e uno iraniano: girare il mondo non è mai stato così rapido e economico.

L’Innocente (2022): Al suo passaggio alla Festa del Cinema di Roma l’ho snobbato senza una ragione precisa, poi i commenti entusiastici di alcuni amici oltre ad un interessante incontro con Louis Garrel (che in passato ritenevo un cretino antipatico e che invece è una persona veramente piacevole) mi hanno praticamente fatto tornare sui miei passi. Appena uscito in sala sono dunque andato a vedere questo film di e con Garrel, il cui personaggio è preoccupato per la madre, che si è appena sposata con un ex galeotto. La prima metà del film è irresistibile, poi cala leggermente nel finale, ma resta comunque una delle cose più simpatiche e divertenti viste al cinema negli ultimi tempi. Per la cronaca: Noemie Merlant ora può entrare ufficialmente nell’inesistente lista delle 500 donne della mia vita.

La scuola cattolica (2021): Il tanto discusso film di Stefano Mordini, ispirato al massacro del Circeo del 1975, sicuramente prende il suo punto di forza nell’idea di base, tratta dal romanzo di Edoardo Albinati, dove si sottolinea come la rigida morale impartita dall’istituto maschile di stampo cattolico dove studiano i ragazzi della storia abbia influenzato gli stessi in maniera negativa, facendo emergere il loro lato più cinico, violento, prevaricatore. Dall’altra parte c’è però la resa cinematografica di un’idea tanto forte ed è qui che il lavoro di Mordini perde spessore, restando sempre freddo, in superficie, perdendosi nella sua vuota cattiveria. Non è male, ma probabilmente si tratta di un’occasione persa. Lo trovate su Netflix.

Sweetie (1989): Il film d’esordio di una certa Jane Campion non sarà straordinario dal punto di vista narrativo (per quanto molto, ma molto interessante), ma lascia già intravedere un gusto pazzesco per l’immagine, un’estetica splendida in quella che può essere definita una commedia piuttosto particolare. Una donna pensa di aver trovato, anche grazie ai fondi di caffè, l’uomo della sua vita. La convivenza procede bene finché un giorno non arriva nella loro vita Sweetie, la sorella di lei, donna formosa e intellettualmente non ancora sviluppata, che metterà a dura prova la relazione tra i due, oltre che quella tra i genitori. Più bello da osservare che da vedere, è comunque l’interessante esordio di una delle registe donne più importanti dei tre decenni successivi. Lo trovate su Mubi.

Short Sharp Shock (1998): A proposito di esordi, quello di Fatih Akin è davvero uno di quei primi film fulminanti. Se Martin Scorsese fosse cresciuto ad Amburgo avrebbe fatto esattamente questo film, a crescerci è però Akin, che realizza quello che potrebbe essere definito il suo Mean Streets. Un ragazzo di origine turca esce di prigione ed è deciso a tornare sulla retta via: non si può dire lo stesso dei suoi migliori amici, un serbo e un greco, il primo deciso a entrare nel giro (criminale) che conta, il secondo disposto a tutto per alzare qualche soldo e stare dalla parte dei suoi amici. Ovviamente la situazione ci metterà poco a degenerare, in uno film splendido per sentimenti, ritmo, energia e l’evidente sottotesto riguardante la vita degli immigrati in Germania. Da non perdere (ovviamente, è su Mubi).

L’Événement (2021): Leone d’oro al Festival di Venezia, Audrey Diwan adatta il romanzo autobiografico di Annie Proulx in un film che fa fisicamente male allo spettatore, ma dal quale non si riesce a distogliere lo sguardo neanche per un istante. Siamo negli anni 60, Anne è una studentessa brillante, costretta improvvisamente ad affrontare una gravidanza indesiderata. In un’epoca in cui in Francia l’aborto era illegale, scegliere di non portare avanti la gravidanza può avere conseguenze gravi, sia dal punto di vista fisico che penale. Non è uno di quei film che muori dalla voglia di rivedere, ma è senza dubbio uno di quei film ai quali non smetti facilmente di pensare, anche nei giorni successivi. Lo so, è inutile dirlo, ma anche questo è su Mubi.

Taxi Driver (1976): Prima parlavo di Martin Scorsese e di cosa avrebbe combinato se fosse cresciuto ad Amburgo. Beh, al di là di tutto, meno male che il nostro è cresciuto a New York e ha trovato l’ispirazione per realizzare capolavori come questo. Cosa si può dire di Taxi Driver che non sia un’apologia, un’esaltazione totale, per la regia, la fotografia, la sceneggiatura, le interpretazioni? Robert DeNiro, durante la preparazione del film, lavorò davvero come tassista per qualche periodo, oltre ad aver approfondito e studiato le malattie mentali legate ad alienazione e solitudine. C’è un po’ di Sartre, di Camus, un’infarinata di esistenzialismo europeo, in uno dei film più celebri dell’intera storia del cinema. Che capolavoro (lo trovate su Netflix).

Gli orsi non esistono (2022): Quale miglior periodo per vedere l’ultimo lavoro di Jafar Panahi se non durante la settimana in cui ci è giunta la notizia della sua scarcerazione? Come capita spesso, soprattutto nei film in cui lo stesso regista è protagonista, non è ben chiaro dove finisce la realtà e comincia la finzione, o viceversa, e dunque sono tante le cose che restano di questa sua ultima opera: Panahi è ospite di un villaggio al confine con la Turchia, dal quale sta dirigendo in remoto un film su una coppia che deve lasciare il Paese, tra mille difficoltà (allo stesso regista è stato negato il permesso di lasciare l’Iran, quindi i riferimenti autobiografici sono ovunque). Mille difficoltà sono anche quelle che affronta il regista stesso, visto che Panahi dovrà fare i conti, oltre che con una connessione ballerina, anche con le tradizioni del villaggio e soprattutto una fotografia pericolosa, scattata a una coppia di amanti, che può totalmente spostare gli equilibri del luogo. C’è un film e c’è anche un film nel film, in un racconto stratificato, dove Panahi mette in luce i contrasti di un Paese che può essere al tempo stesso ospitale e minaccioso. Straordinariamente interessante.

SERIE TV: Ho cominciato la sesta e ultima stagione de I Soprano ed è, al momento, entusiasmante. Sono quasi a metà (ho visto 9 episodi su 21) ed è senza dubbio una delle stagioni più belle. Da segnalare l’episodio 7, con la presenza di Ben Kingsley e Lauren Bacall nel ruolo di se stessi. Per quanto riguarda la serialità contemporanea, sono presissimo, un po’ come mezzo mondo, da The Last of Us, senza dubbio una delle cose migliori che stiamo vedendo e che vedremo in tutto il 2023. La serie è giunta all’episodio 5 (di 9) e non c’è un episodio che non lasci a bocca aperta, ma soprattutto non c’è un episodio dove l’azione prende il sopravvento sui sentimenti dei personaggi: forse è proprio questo che mi sta piacendo, il suo respiro autoriale, i dialoghi, le emozioni dei protagonisti, piuttosto che tutto ciò che c’è intorno (l’azione è davvero ridotta al minimo sindacale). E poi la colonna sonora è strepitosa.

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