Capitolo 415: Ottobrate di Cinema

Quanto mi piace il mese di ottobre. Le giornate a Roma sono magnifiche (non a caso le chiamano “ottobrate romane”), la Festa del Cinema si avvicina e con essa l’incontro con Richard Linklater, uno dei miei eroi personali, che non mi perderei per nulla al mondo. In realtà, c’è un solo motivo per cui potrei perdermelo: sono stato selezionato per una figurazione nel nuovo film di Mel Gibson, che comincerà le riprese a Cinecittà proprio nelle prossime settimane. Ecco, il lavoro sul set è l’unica cosa che potrebbe farmi perdere l’incontro con Linklater, ma sono fiducioso in una congiunzione astrale di date, che mi permetta di vivere entrambe queste bellissime esperienze. Vi racconterò di più, nel limite del possibile ovviamente, nelle prossime settimane!

Il Regno (2018): Rodrigo Sorogoyen è ufficialmente uno dei migliori autori europei della sua generazione. L’ho scoperto (tardi) con il magnifico As Bestas, l’ho amato per la serie Dieci Capodanni e mi ha tenuto incollato allo schermo in Madre e soprattutto nel thriller Che Dio ci Perdoni. Ho apprezzato anche Stockholm, il suo esordio, anche se lì l’ho trovato ancora acerbo (trovate i commenti a questi film nel Capitolo 408). Per completare la sua filmografia mi mancava solo questo film del 2018, dove il Dustin Hoffman spagnolo, Antonio de la Torre, è un politico di successo, ma totalmente corrotto. Quando il caso arriva alla stampa, il suo partito, implicato nella faccenda fino ai vertici, vuole addossare su di lui tutte le colpe. Il film parte un po’ in sordina, anche perché vuole presentarci il protagonista come un personaggio odioso, quindi il processo empatico che di solito si forma tra spettatore e film viene volontariamente tenuto a distanza dal regista. Poi però, quando la vicenda si evolve e segui i suoi tentativi di sputtanare i colleghi e di sfuggire alle minacce, non riesci a non fare il tifo per lui, antipatico o no. Trascinante, lo trovate su Prime Video.
•••½

Il Grande Gatsby (1974): Quando ci lascia un attore enorme come Robert Redford è cosa buona e giusta vedere o rivedere alcuni dei suoi film più celebri (o anche meno celebri, a seconda di ciò che si trova). Il prossimo sarà sicuramente Corvo Rosso Non Avrai il mio Scalpo, come già anticipato nello scorso capitolo in risposta a un commento della sempre attenta Madame Verdurin (vi invito a leggere il suo blog, tra l’altro!). Tornando a questo film, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald è uno dei miei preferiti in assoluto, uno dei pochi che ho letto più volte, e devo dire che la versione di Jack Clayton (su sceneggiatura di Francis Ford Coppola!) è del tutto fedele al libro. Certo, guardare per la prima volta un film conoscendo già avvenimenti e finale non è il massimo, ma il valore dell’opera di Clayton è assoluta, anche grazie a un cast in stato di grazia: dallo stesso Redford (il miglior Gatsby mai visto sullo schermo, con buona pace di DiCaprio) a Mia Farrow, passando per un giovane e insopportabile Bruce Dern. Bellissimo, è sempre stupendo tornare nei pressi di quella luce verde (anche se rimprovero Coppola di non aver inserito nel film le frasi finali del libro, che forse sono l’insieme di parole più commovente della storia della letteratura statunitense).
•••½

La Valle dei Sorrisi (2025): Finalmente un film italiano originale, che si stacca dalle convenzioni del genere per creare qualcosa di nuovo, che a suo modo funziona. Il tarantino Michele Riondino, dopo un grave lutto, accetta un lavoro in un paesino di montagna del nord Italia dove tutti sembrano sereni e felici. Dietro questa patina di positività c’è in realtà un segreto legato a uno strano ragazzo locale, che ha il potere di catturare la tristezza dalle persone. Paolo Strippoli racconta la storia di una comunità lasciandoci entrare attraverso gli occhi di un protagonista complicato e determinato al tempo stesso. Per il regista è un deciso e importante passo in avanti dopo il discreto A Classic Horror Story, la strada da fare è ancora tanta ma il potenziale è evidente, le idee buone non mancano e il talento c’è. Un bel film che ci permette di aspettare il prossimo lavoro di Strippoli con qualcosa in più di una semplice curiosità.
•••

La Rabbia Giovane (1973): In vista dell’uscita di Liberami dal Nulla, per cui provo quella che si potrebbe definire un’attesa spasmodica, sto leggendo il libro omonimo dal quale è stato tratto il film di Scott Cooper, che racconta la realizzazione di un album diverso da qualunque altro nella storia della musica, Nebraska di Bruce Springsteen. Durante la scrittura di quelle canzoni Bruce è stato pesantemente influenzato dal film d’esordio di Terrence Malick (in originale Badlands, titolo che potrebbe dirvi qualcosa, se conoscete un po’ Springsteen), la storia vera di un giovane criminale in fuga per gli Stati Uniti, a cui il Boss ha dedicato addirittura la title-track. Quello del regista texano è un debutto folgorante, prezioso, sia per la complicata produzione (gli unici a credere nel film erano il regista e i protagonisti Martin Sheen e Sissy Spacek), a tratti improvvisata, che sembrava non portare a nulla, sia per la potenza scenica, la grandezza di un cinema statunitense che all’epoca stava decisamente sterzando verso qualcosa di molto più crudo, più vero, più vicino alle persone. Non vedevo questo film da una quindicina d’anni e, niente, è stupendo.
••••

All of You (2024): Un film romantico che ha l’approccio di una puntata di Black Mirror e lo sviluppo un po’ troppo portato avanti con il pilota automatico. Imogen Poots (chi ha visto la bellissima serie Roadies se la ricorderà bene) e il Roy Kent di Ted Lasso sono migliori amici sin dai tempi dell’università. Lei decide di fare un innovativo test che permette a ogni individuo di trovare immediatamente la sua anima gemella e la cosa funziona perfettamente. Ma tra loro due cosa potrà mai andare storto? Il montaggio è la cosa più interessante: il film infatti è costruito quasi sul principio di Dieci Capodanni (o Dieci Inverni, fate voi), solo che in questo caso non c’è una data ricorrente, semplicemente i mesi passano e in ogni sequenza cerchiamo di scoprire cos’è successo nel periodo intercorso tra la scena che vediamo e quella precedente. La cosa funziona per buona parte del film, tranne che nell’ultima mezzora, quando ormai è chiaro cosa possiamo aspettarci. La faccenda del test inoltre, una critica interessante alla società contemporanea, viene accantonata troppo presto per lasciar spazio ai sentimenti. Carino, ma niente di particolarmente memorabile.
•••

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Comments

6 risposte a “Capitolo 415: Ottobrate di Cinema”

  1. Avatar Austin Dove

    Anch’io sarò alla festa del cinema ^^

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    1. Avatar AlessioT

      Grande! Fatti vivo, così ti faccio partecipare al progetto “Film People”, scrivimi su instagram quando ci sei (@alessiotrerotoli oppure @filmpeopleproject) 🙂
      https://filmpeopleproject.wordpress.com/

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      1. Avatar Austin Dove

        Ah oddio
        Non amo essere filmato

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      2. Avatar AlessioT

        Ok, nessun problema 🙂

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  2. Avatar Guglielmo Latini

    Io invece non sono mai riuscito fino in fondo ad apprezzarlo Il grande Gatsby, però concordo sulla bellezza mitica delle ultime frasi del libro!

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    1. Avatar AlessioT

      La prima volta l’ho finito di leggere in un bar di Berlino, mentre in sottofondo suonava Johnny Cash. Fu una lettura folgorante

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