Capitolo 426: Impressioni di Gennaio

Il primo mese del nuovo anno si avvia verso la conclusione e, come di consueto, complice la pioggia e il freddo, la quantità di film visti è notevole. Le cose da vedere, soprattutto in sala, si accumulano sempre di più (se solo la smettessero di programmare le proiezioni stampa OGNI volta che la Roma gioca una partita infrasettimanale, diamine!). Devo recuperare La Grazia e Marty Supreme, e anche Sirat (che comunque uscirà su Mubi). In compenso, la scorsa settimana sono riuscito almeno ad assistere alla proiezione di Hamnet di Chloè Zhao, di cui vi parlo in maniera più approfondita nella recensione completa. Tra le altre cose hanno annunciato le nomination agli Oscar e, come sapete, non intendo commentarle, anche se vedere roba come F1 candidato come Miglior Film e non Panahi fa davvero gridare. Per questo non intendo fare commenti, parliamo piuttosto di film.

Good Time (2017): Il mese scorso, mentre ero sul set del nuovo film di Nanni Moretti, un ragazzo che faceva la comparsa mi ha parlato con grande entusiasmo di questo film dei fratelli Safdie (ora in sala con l’atteso Marty Supreme, candidato agli Oscar). Inizialmente mi è sembrata una versione moderna e crime di Uomini e Topi di Steinbeck, visto che al centro della vicenda ci sono un tizio grande e grosso (Benny Safdie, uno dei registi), con problemi di salute mentale, e uno più piccolo e sveglio (Robert Pattinson). Ben presto però la storia prende una direzione tutta sua, con il tipo grosso che viene arrestato e con quello sveglio che attraversa la notte cercando un modo per farlo evadere. Amo i film che si svolgono interamente nell’arco di poche ore, inoltre le riprese notturne, i neon di una città squallida, dall’aria marcia e le peripezie affrontate dai protagonisti, riescono a tenerti incollato allo schermo per tutti i suoi 100 minuti. Lo potete vedere su Mubi (clicca qui per provare Mubi gratis per 30 giorni!)
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Ave Ventura l’Acchiappanimali (1994): Rivedendo questo cult degli anni 90, che ha il merito di aver lanciato la carriera di Jim Carrey, la prima cosa che mi ha sorpreso è vedere Sean Young (l’incantevole Rachel di Blade Runner) nei panni di un odioso capo della polizia, non la ricordavo affatto. Per il resto è un film invecchiato decisamente maluccio, che si regge interamente sulle spalle di quel mattatore di Carrey, nonostante alcune gag che oggi appaiono davvero imbarazzanti, e i sorrisi di Courteney Cox, che ai tempi aveva appena cominciato a girare Friends. Non so se avete il fegato di lanciarvi come me in questo ritorno al demenziale, ma se proprio ci tenete lo trovate su Prime Video (sto valutando se far partire questa nuova abitudine mentre pranzo, ma non credo che né io ne voi lo vogliamo davvero). Sufficienza di stima, solo perché il buon Jim spara un paio di facce che valgono da sole il film.
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Thirst (2009): Non vedevo questo filmone di Park Chan-wook da una quindicina d’anni e ancora oggi conserva tutto il suo fascino, il suo finissimo black humor e soprattutto la sua grandezza visiva. Un prete decide di sottoporsi a un esperimento medico, sopravvive per miracolo e si ritrova trasformato in qualcosa che non si può concepire: un vampiro. Come far coesistere l’etica, il voto di castità, la bontà della sua versione umana con la sete di sangue, l’istinto sessuale, la necessità di procurarsi cibo della sua versione bestiale? Una goduria continua, dove amore e morte, da sempre elementi fondamentali nel mito del vampiro, sono solo alcune facce di un dado che racconta anche senso di colpa, morale, fede e desiderio. Song Kang-ho (protagonista di Parasite e di Memorie di un Assassino di Bong) è gigantesco, capace di rendere credibile sia la fragilità spirituale che la deriva mostruosa del suo personaggio. Lo trovate su Prime Video, dove è stato inserita nel catalogo buona parte della filmografia di Park (tra cui la trilogia della vendetta e il carinissimo I’m a Cyborg But That’s Ok, che conto di rivedere presto).
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Save the Green Planet (2003): A volte ci sono film di cui non avresti mai sentito parlare se non attraverso percorsi casuali. Sono incappato in questo film di Jang Joon-hwan grazie a Bugonia di Lanthimos, che ne è il remake, è il confronto tra i due è inevitabile. E, almeno per me, pende decisamente a favore del film del regista greco. L’originale sudcoreano è un oggetto davvero bizzarro, un B-movie impazzito che mescola fantascienza, thriller, commedia nera e delirio puro senza preoccuparsi troppo dell’equilibrio. La storia di un uomo convinto che il suo capo sia un alieno deciso a distruggere la Terra è raccontata con un tono isterico, sopra le righe, volutamente sgangherato. A tratti è divertente, ma spesso sembra più interessato a sorprendere che a scavare davvero nei personaggi. È un film che gioca con l’assurdo e con la paranoia, ma lo fa in modo caotico, come se fosse guidato dall’urgenza di un’idea folle più che da una vera necessità narrativa. Il risultato è affascinante per energia e libertà, ma anche irregolare, con momenti che sembrano appartenere, come dicevo, a un pazzo B-movie di fantascienza anni 90. Inevitabilmente ho poi voluto rivedere anche Bugonia (••••), che avevo già visto al cinema lo scorso autunno: Lanthimos prende lo stesso spunto e lo rende più coerente, più divertente, grazie anche a un cast di interpreti clamorosi (Emma Stone non gioca lo stesso campionato dell’intero cast sudcoreano messo insieme) e un finale che è puro cinema, grazie anche alla voce di Marlene Dietrich (dite quello che vi pare, ma la scena con Where Have all the Flowers Gone è un capolavoro).
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I Poliziotti di Riserva (2010): Adam McKay, prima di consacrarsi con due filmoni come La Grande Scommessa e Vice, amava dirigere commedie demenziali con Will Ferrell (qualcuno ricorderà Anchorman o Fratellastri a 40 anni). Nel 2011 vidi questo film durante un volo da New York a Roma e ricordo che, mentre tutti in aereo dormivano, io ero costretto a controllare le risate per non disturbare e, lo sapete, quando uno cerca di trattenere le risate, sente il bisogno di ridere ancora di più. La trama non è il punto di forza di questo film, ma la strana coppia Will Ferrell – Mark Wahlberg funziona piuttosto bene, circondata da un cast d’eccezione per un film di questo livello (tra gli altri: Steve Coogan, Eva Mendes, Dwayne Johnson, Samuel L. Jackson, Michael Keaton, Bobby Cannavale). I dialoghi contengono battute del tipo: “Io sono un pavone, dovete lasciarmi volare!”, oppure “Vi do qualche dritta per non finire in carcere. Uno: fate qualsiasi cosa per non essere neri o ispanici” (oggi, purtroppo, suona ancor di più terribilmente attuale). Anche questo film l’ho visto a pezzi mentre pranzavo, per una buona e sana digestione. Se avete voglia di una serata spensierata (o un pranzo!), lo trovate su Prime Video.
•••½

Una Storia Vera (1999): Uno dei film più sorprendenti di David Lynch, proprio perché è quello che sembra meno lynchiano di tutti. Niente scene oniriche, niente doppelganger, niente tende rosse o personaggi inquietanti. Solo una storia semplice, lineare, raccontata con una delicatezza che spiazza chi si aspetta il solito viaggio nell’inconscio. Tratto da una storia realmente accaduta (come da titolo italiano), un non troppo arzillo 73enne decide di percorrere circa 400km a bordo di un tosaerba per andare a trovare il fratello malato, con cui non parla da anni. Un’odissea in miniatura (dall’Iowa al confinante Wisconsin), lenta nei fatti e mai nel suo battito, costituita da incontri casuali, strade in mezzo al nulla, perse tra paesaggi infiniti. Forse è il film più umano di David Lynch (forse qualcuno dirà The Elephan Man, ci sta): ogni personaggio secondario sembra portarsi dietro una vita intera, che avresti voglia di seguire in un film a parte. La cosa che più ho amato sono stati proprio gli incontri, le belle persone vengono sempre attratte da te quando i tuoi valori sono nobili, quando il tuo viaggio è vero, sentito (parlo di questo tipo di viaggi proprio nel mio libro La Strada Altrove, dove faccio diversi incontri simili a quelli di Alvin Straight!). Film bellissimo, che sa andare alla velocità giusta e, soprattutto, non è mai ricattatorio o melenso. David Lynch sapeva anche fare cose di questo genere. Lo trovate su Mubi.
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2 responses to “Capitolo 426: Impressioni di Gennaio”

  1. Avatar Madame Verdurin

    Ho dei bellissimi ricordi d’infanzia legati a Ace Ventura ma credo che, come è successo a te, con una nuova visione oggi non ne rimarrei altrettanto divertita. Infatti non lo mostro nemmeno ai miei figli, non trovo proprio che sia adatto ai bambini (a ben ripensarci alcune scene non lo sono proprio per niente!). Piuttosto mi butto su Park Chan-wook, che adoro, grazie della dritta.

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    1. Avatar AlessioT

      Assolutamente da evitare per i figli, ci sono alcune scene che oggi sembrano davvero raccapriccianti. Fammi sapere se ti piacerà Park 🙂

      Piace a 1 persona

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