My French Film Festival 2014: uno sguardo ai cortometraggi in concorso

Il 17 gennaio è partita la quarta edizione del My French Film Festival, il primo festival cinematografico online che permette a tutto il mondo di scoprire i migliori gioielli del cinema in lingua francese. Il concorso è composto da dieci lungometraggi e dieci cortometraggi: così come per la scorsa edizione, anche quest’anno facciamo parte della giuria dei blogger, motivo per cui stiamo visionando tutte le pellicole del Festival. Cominciamo a dare un’occhiata ai cortometraggi in concorso.

A la française (Morrigan Boyer): Un simpatico racconto animato, ambientato in una Versailles abitata da polli e galline antropomorfe. Idee simpatiche e momenti da slapstick comedy: piacevole da vedere, strappa più di una risatina. 6,5

Mademoiselle Kiki (Amelie Harrault): Altro cortometraggio d’animazione, realizzato in questo caso con dei meravigliosi acquerelli, perfetti nel raccontare la nostalgica Parigi degli anni 20. Un rapido riassunto sulla vita di Alice Prin, meglio nota come Kiki di Montparnasse, regina delle nottate francesi dell’età d’oro. Musa, modella, infine scrittrice: uno dei simboli dell’effervescenza parigina di un tempo indimenticabile. Bellissimo. 7,5

Les Lezards (Vincent Mariette): Il mio preferito, che già avevo avuto il piacere di vedere al Festival Arcipelago a Roma. Un uomo ha appuntamento in un bagno turco con una donna conosciuta in chat: insieme ad un suo amico aspettano la ragazza, nel frattempo i due fanno incontri particolari e si raccontano. Bellissima la fotografia in bianco e nero, splendida l’atmosfera, divertenti i dialoghi, strepitosi gli attori, perfetta la musica. La dimostrazione che basta un’idea carina per girare un corto bellissimo. 8

Avant que de tout perdre (Xavier Legrand): Ha fatto subito notizia la presenza di questo cortometraggio nella cinquina dei candidati per il premio Oscar al miglior corto. Un bel colpo per il My French Film Festival, ma forse è anche il motivo per cui è uno dei più deludenti: le aspettative erano troppo alte? Una donna decide di mollare tutto per scappare con i due figli lontano dal marito violento. La fuga non sarà delle più semplici. La tensione è alta per tutta la durata del film, ma proprio nel momento clou arrivano i titoli di coda. Un bel racconto, che però poteva essere sfruttato meglio. 6

Argile (Michael Guerraz): Il rapporto tra una scultrice cieca e un modello. Lei ha bisogno delle mani per conoscere, “guardare” e poi scolpire. Lui è inizialmente diffidente, poi sembra affascinato da questa penombra, da quest’artista misteriosa. Un modello diverso ogni volta, ci sarà un perché… Giochi di seduzione, piani molto stretti, dettagli. Dalla regia le idee migliori, che però non bastano a salvare una sceneggiatura flebile. 5,5

Le premier pas (Jonathan Comnène): Sacha ha dodici anni ed è un talento nel pattinaggio artistico singolo. Suo padre lo allena con grande passione, ma Sacha ha in testa un solo obiettivo: duettare sul ghiaccio insieme a Rebecca, di cui è innamorato. Comunque vada, sarà un successo. Una tenera ventata di freschezza per un bel racconto di cotte adolescenziali e voglia di condividere anche solo un piccolo momento con qualcuno che si ama. Dolcissimo ma mai smielato. Tra i migliori. 7

Solitudes (Liova Jedilicki): Una prostituta romena viene violentata da alcuni connazionali e deve passare la notte tra ospedali e interrogatori della polizia, aiutata da un traduttore che fa da tramite tra lei e l’amministrazione. Basterà questa complicità per lasciarsi alle spalle le loro solitudini? L’idea non dispiace, la messa in scena fa il suo. Manca lo spunto decisivo che serve a staccarsi dalla mediocrità. Senza infamia e senza lode. 6

Septieme Ciel (Guillaume Foirest): Quasi un mediometraggio (dura circa 40 minuti), ambientato nella periferia di una Parigi lontana dai cliché e dalle immagini da cartolina. Un ragazzo passa le sue serate con la sua banda di amici: finge di essere come loro, finge con la sua ragazza, in realtà fatica ad accettare di essere attratto dai ragazzi. Intenso, raccontato con gusto per l’immagine e molta sensibilità. Tra i migliori del concorso. 7,5

Le cri du homard (Nicolas Guiot): Miglior cortometraggio ai premi Cesar 2013, il film racconta la storia di una famiglia russa trasferitasi da poco in Francia: il figlio maggiore sta finalmente tornando dopo aver fatto la guerra in Cecenia. Il reinserimento però non sarà facile, a tal punto che la sorellina fatica a riconoscerlo. Mezzora di cliché sul tema dei reduci di guerra. Sopravvalutato. 5,5

La fugue (Jean-Bernard Marlin): Marsiglia. L’educatore di un centro minorile deve portare la sua protetta in tribunale, dove verrà giudicata per una ragazzata commessa tempo prima. Parte fiducioso, ma la vicenda ben presto precipita. Corto interessante, ben interpretato. 6,5

Annunci

Si chiude Arcipelago Film Festival 2013, ottimi film e aria di casa

Si è conclusa ieri sera la 21° edizione del Festival Arcipelago, rassegna internazionale dedicata al cortometraggio. Quest’anno tante le novità proposte da Arcipelago, a cominciare dalla sede, l’Ambra alla Garbatella, dove si sono visti per cinque giorni ottimi film e respirato l’aria di casa. Quattro le categorie premiate: miglior cortometraggio internazionale, miglior cortometraggio italiano, miglior web series, miglior documentario.

Magnesium (Sam De Jong): Il cortometraggio dell’olandese Sam de Jong è il miglior corto internazionale. La storia di una giovane ginnasta, Isabel, che lavora e si allena ogni giorno per raggiungere la qualificazione ai Campionati Europei. Quando scopre di essere incinta, capisce che l’unico modo per continuare a sognare il suo obiettivo è l’aborto. Regia intensa, soltanto piani strettissimi sullo sguardo e sulle emozioni della giovane e bravissima protagonista. Da applausi.

Ammore (Paolo Sassanelli): Il miglior corto italiano è di Paolo Sassanelli. Una storia di abusi, di infanzie rubate, come quella di Rosy, una bambina che fa di tutto per sembrare più grande. Una mattina la piccola decide di riprendersi la sua infanzia, un segreto inconfessabile, rimasto chiuso con lei dentro una stanza, mentre il padre/lupo continua a bussare.

Event Zero (Carlo Ledesma): La miglior web serie viene dall’Australia. Il deragliamento di un treno raccontanto da sette punti di vista differenti.

Casa (Daniela De Felice): Il miglior documentario è un gioiello. Il lavoro della adorabile Daniela De Felice è più vero della realtà: la regista attinge dai suoi ricordi personali e firma un’opera intensa, dolcissima, a tratti nostalgica e malinconica, ma senza mai scadere nel facile sentimentalismo. La storia comincia quando la madre decide di vendere la loro casa d’infanzia, quella dove sono cresciuti lei e suo fratello e dove loro padre è morto dieci anni prima. Un tuffo tra i ricordi, accompagnato dalla dolcezza delle animazioni e dal racconto di Daniela. Sincero e meraviglioso.

Inoltre ci teniamo a segnalare alcuni film che non hanno vinto, ma comunque degni di nota:

Sonntag 3 (Jochen Kuhn): Un film d’animazione semplice ma efficace. Il protagonista entra in un bar per incontrare la misteriosa donna con la quale si invia lettere da settimane, scoprendo che si tratta in realtà della cancelliera tedesca in cerca di coccole.

Les Lézards (Vincent Mariette): Simpaticissimo cortometraggio francese. Un uomo ha appuntamento in un bagno turco con una donna conosciuta in chat: insieme ad un suo amico aspettano la ragazza, nel frattempo i due fanno incontri particolari e si raccontano. Bellissima la fotografia in bianco e nero, splendida l’atmosfera. Non è un caso se il cinema francese è tra i migliori al mondo.

Rhinos (Shimmy Marcus): Una sorta di Before Sunrise (tra l’altro citato all’interno del film) in salsa irlandese. Un ragazzo di Dublino e una ragazza tedesca si incontrano per caso in un parco. Lui non parla tedesco e lei non parla inglese, ma riusciranno in qualche modo a comunicare, grazie agli animali di uno zoo, i dvd e soprattutto la musica. Malinconico e dolce, ci lascia con un sospiro. Bellissimo.

The Highest Cost (Matteo Brunetta): Il documentario dell’italiano Matteo Brunetta è incentrato su due vigili del fuoco reduci dell’11 settembre, John e Jeff. Dopo mesi di lavoro in mezzo alle macerie, hanno contratto un tumore. Ora, dopo tanti anni, si ritrovano a lottare per le loro vite e contro quel governo, il loro governo, che gli ha abbandonati al loro destino. Un’opera matura, interessante, che alterna immagini d’archivio alle agghiaccianti testimonianze dei protagonisti, e di chi quel giorno l’ha vissuto sulla sua pelle. Il materiale è così potente che sarebbe interessante approfondirlo con un un lungometraggio. Ad ogni modo il documentario di Brunetta è un lavoro completo, merita applausi e riconoscimenti.

Ritorna il Festival Arcipelago, ribalta internazionale del cortometraggio

Aprirà i battenti dal 2 al 6 dicembre, all’Ambra alla Garbatella e alla Casa del Cinema di Roma, la 2.1a edizione di ARCIPELAGO – Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. La storica rassegna dedicata al cinema breve e alle forme più innovative di racconto audiovisivo si presenta quest’anno parzialmente rinnovata anche nella sede: oltre alla Casa del Cinema, nuova ribalta per i corti da tutto il mondo sarà infatti l’Ambra alla Garbatella.
 
Quattro le competizioni in programma ad Arcipelago 2013, dove fanno spicco, nel  Concorso Internazionale The Short Planet, 25 tra i migliori cortometraggi internazionali, non ultimo una curiosa e provocatoria animazione tedesca, Sonntag 3 di Jochen Kuhn, che, in apertura del Festival, ipotizza una bizzarra relazione extraconiugale della Cancelliera di ferro. Della compagine internazionale, in rappresentanza del nostro paese, fanno parte anche Allah is Great di Andrea Iannetta, primo italiano mai ammesso al Film and Television Institute di Pune, in India, e l’acuto sguardo pasoliniano di Cargo, del promettente figlio d’arte Carlo Sironi.
 
Direttamente dalla première barese al Bif&st dello scorso marzo, torna dunque a Roma ConCorto, il concorso nazionale cortometraggi che ha tenuto a battesimo molti registi delle ultime generazioni, tra cui Pappi Corsicato, Roberta Torre e Edoardo Winspeare. Stessi corti proposti in anteprima nel capoluogo pugliese, ma diversa (di professionisti del cinema) la giuria che li giudicherà, dopo quella popolare del festival di Felice Laudadio, guidata da Daniele Vicari. Tra i 19 cortometraggi italiani nuovamente in gara non mancano i nomi di spicco: si parte da Paolo Sassanelli (che con la sua seconda prova da regista, Ammore, a sorpresa si lascia alle spalle i toni da commedia del precedente ‘Uerra in favore di un crudo e toccante dramma sugli abusi domestici) eRoberto Herlitzka (interprete di Genesi, storia sulla memoria, le radici e la terra dalla quale la regista Donatella Altieri fa emergere lo straordinario talento del piccolo Claudio Salvato), passando per Lorenza Indovina nelle paradossali vesti della badante italiana di un anziano rumeno (Dreaming Apecar di Dario Leone) e Ginevra Elkann, produttrice di Il fischietto di Lamberto Sanfelice (una bambina è impegnata nel delicato percorso di elaborazione di un grave lutto, con Thomas Trabacchi), per arrivare al gradito ritorno di Gianluca Sodaro (uno dei migliori talenti “brevi” emersi negli anni ’90) con il mystic gothic God’s Got His Head in the Clouds, prodotto anche con fondi lituani e musicato nientemeno che dal compositore preferito da David Lynch, Angelo Badalamenti. Unico cortometraggio d’animazione in concorso è il graffiante e surreale apprendistato religioso narrato in Preti di Astutillo Smeriglia (nome d’arte di Antonio Zucconi, astronomo di professione, già premiato ad Arcipelago 2010 con Il pianeta perfetto), mentre senz’altro più nutrita è la compagine dei documentari e dintorni, composta da The Art of Super-8. The Analogic Revolution di Camillo Valle (una “romantica” apologia della più immortale delle pellicole), Silvio. Here I Am di Mattia Coletti e Carlo Migotto (la storia – vera e assai curiosa – di un entusiasta della pratica della sottomissione, di casa sui set porno), Melodico di Valerio Ciriaci (un barbiere salernitano trapiantato nella Little Italy del Bronx, tra scommesse sui cavalli e passione canora), The Highest Cost di Matteo Brunetta (due soccorritori di Ground Zero e la loro battaglia per far valere i propri diritti di malati di tumore per cause di servizio), ESP di Enrico Bartolucci (un sobrio colpo d’occhio sul calcio non professionistico affiora da una trasferta nella provincia italiana di una squadra di dilettanti della banlieu parigina) e – ultimo, ma non meno interessante – il raffinato lavoro di montaggio di vecchi film e immagini d’archivio Sottoripa, realizzato dal fotografo genovese Guglielmo Trupia ad illustrare l’omonimo poema dell’inglese Julian Stannard. Sempre in concorso, tra gli altri cortometraggi di finzione figurano anche Inassenza, notevole opera prima del montatore barese Domenico De Orsi (due sorelle, due lutti, due città tra loro lontane – e un’impaginazione visuale molto personale e stimolante); il saggio finale al CSC di Michele Vannucci Nati per correre (un esemplare micro-bildungsroman su due “centauri”, padre e figlio); l’algida tranche de vie di una famiglia di montanari messa in scena dall’altoatesino Ronny Trocker in Eiszeit (Era glaciale), prodotto dalla scuola francese Le Fresnoy; il sorprendente monologo di Rumore bianco di Alessandro Porzio, interpretato da Claudia Vismara (già nella serie tv Mediaset Come un delfino); l’episodio di caccia al partigiano (ma protagonista, in questo caso, è un manipolo di repubblichini) narrato da Adel Oberto in Il Conte, saggio di diploma alla londinese National Film and Television School; il grottesco Ansia&Grevedi Irene Carlevale, che ricorda il duo Rezza&Mastrella, ma al quadrato. E, infine, Road to Sundance di Tak Kuroha (pseudonimo dell’italianissimo regista pubblicitario Agostino Porro): un road movie onirico e meta-cinematografico che attraversa alcune delle più vigorose scenografie naturali degli States.
 
Del concorso nazionale documentari Extra Large vale la pena segnalare almeno Ebrei a Roma di Gianfranco Pannone, autore al quale Arcipelago dedicò nel 2005 un’ampia personale, e – fuori concorso – l’appassionato Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio, che incontrerà il pubblico il 4 dicembre alle 19.30, all’Ambra alla Garbatella.
 
Il quarto concorso, new entry dell’edizione 2013 di Arcipelago, è World Wide Series: sedici serie web internazionali che saranno visibili, dopo il 6 dicembre, anche sul nuovo sito “fiancheggiatore” del festival, filmoids.net, di imminente lancio, che traccerà la strada per la futura evoluzione della manifestazione cinematografica che per prima in Italia, già dalla fine degli anni ’90, ha indagato e riflettuto sulle dinamiche innovative del digitale e di Internet nell’audiovisivo. Alcune delle più note web series italiane, veri e propri “casi” di culto su YouTube (Lost in Google, GeeKerZ, Stuck, inTRIPPMENT, Kubrick – Una storia porno), si confronteranno con una selezione assai eterogenea, per generi, temi e sforzo produttivo, di cui fanno parte, tra le altre, la serie pakistana iDeewane (recitata in urdu, ma ambientata a New York), il musical carcerario canadese/filippino Prison Dancers, la commedia satirica sulla censura libanese Mamnou3! (Proibito!), la comune di indignados spagnoli raccontata in Libres, il Batman pensionato di The Dark Knight Retires, fino ai bizzarri alieni dell’americano The Power Inside, interpretato da Harvey Keitel.
 
Tra gli Eventi Speciali in programma, oltre allo storico appuntamento con la sezione Carta Bianca co-organizzata con il DAMS Roma Tre (e dedicata quest’anno al Roma Tre Film Festival), Arcipelago punta i riflettori su due realtà emergenti del nostro panorama audiovisivo: la pioniera piattaforma italiana di produzione, promozione e distribuzione di cinema indipendente Cineama (con il composito “programma errante” Storie e sogni “love cost”) e la giovanissima Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, voluta e diretta da Daniele Vicari, Valerio Mastandrea e Elio Germano, assieme alla Provincia di Roma, dei cui allievi verranno mostrate alcune esercitazioni realizzate durante il primo biennio appena concluso, in un programma intitolato, non senza ragione, Le prime cose belle.

Qui il programma completo del Festival: www.arcipelagofilmfestival.org

“Castello Cavalcanti”: ecco il cortometraggio di Wes Anderson

“Questo corto potrebbe essere l’idea di partenza di un film ambientato in Italia negli anni 50, ci sto pensando”. Parola di Wes Anderson, intervenuto oggi al Festival di Roma per presentare il suo cortometraggio “Castello Cavalcanti”. Prodotto da Roman Coppola e interpretato da Jason Schwartzman, il corto di Anderson è la storia di un pilota che per caso si ritrova bloccato nel paesino italiano dal quale provengono i suoi avi. Ecco qui il video, inserito sul canale youtube di Prada subito dopo la presentazione al Festival.

“The Horribly Slow Murderer with the Extremely Inefficient Weapon”: un cortometraggio ormai cult per festeggiare Halloween

31 ottobre, la Notte delle Streghe, Halloween. Per “festeggiare” la serata vi proponiamo uno dei cortometraggi più amati dal pubblico di Youtube, The Horribly Slow Murderer with the Extremely Inefficient Weapon, ormai diventato un cult: la maledizione del demone Ginosaji (in giapponese “cucchiaio d’argento”) cade sul povero Jack Cucchiaio, condannato a subire per tutta la vita e in ogni parte del mondo i colpi inflitti dal demone. Geniale film scritto e diretto da Richard Gale, che ha raccolto applausi e premi in numerosi Festival internazionali.

Si conclude il Sardinia Film Festival, 183 cortometraggi e tanto cinema di qualità

Si è chiusa sabato scorso a Sassari la settima edizione del Sardinia Film Festival, rassegna internazionale di cortometraggi e vetrina di grande livello per i cineasti del futuro: un viavai di ospiti internazionali e cortometraggi di qualità (quasi 200 i film selezionati tra i 1000 ricevuti), che per una settimana ha trasformato Sassari in un meraviglioso centro di cultura cinematografica. Un festival che ha unito attori e registi, critici cinematografici e semplici appassionati, dove a spuntarla è stata soprattutto la passione per un’arte che continua a regalare emozioni, anche se “in piccolo”. Nel consueto stile della rubrica “vita da cinefilo”, ecco una lista dei migliori lavori presenti quest’anno al Festival, con tanto di link per visionarli, ove possibile. Prendetevi il tempo per guardarli, ne vale davvero la pena

Einspruch VI (Rolando Colla, Svizzera): Vincitore come miglior cortometraggio di Fiction Internazionale. La storia di una deportazione avvenuta in Svizzera nel 2010, conclusa con la morte di un ragazzo nigeriano al quale è stata respinta la richiesta di asilo politico. Un film potente nella storia e nelle immagini, girato interamente in soggettiva (alla “Elephant”, per capirci).

Sotto casa (Alessio Lauria, Italia): Vincitore come miglior cortometraggio di Fiction Italiana. Dopo una giornata di lavoro il protagonista torna a casa, riuscendo a trovare parcheggio esattamente sotto il portone del suo palazzo. Spassoso dall’inizio alla fine, una caricatura delle difficoltà quotidiane che possono essere anche la ricerca di un parcheggio vicino casa.

Ainult meie kolm (Giampietro Balia, Italia): Vincitore come miglior cortometraggio della Vetrina Sardegna. Diretto da un regista sardo, un bellissimo film ambientato in Estonia, in cui una signora bussa alla porta di due adolescenti dopo molti anni, affermando di essere la loro vera madre. Una storia bellissima, girata con grande gusto dell’immagine e molto ben interpretata.

Odysseus’ gambit (Alex Lora, Spagna): Vincitore come miglior cortometraggio documentario. Gli scacchi come metafora della vita? Sembra di sì secondo il protagonista di questo splendido documentario (selezionato anche al Sundance), un cambogiano a New York: nella frenesia di Union Square l’uomo ferma i passanti per una partita, raccontando la sua storia e i segreti degli scacchi, che inevitabilmente rimandano ai segreti della vita. Splendido.

Ritual (Zbigniew Czapla, Polonia): Vincitore come miglior cortometraggio d’animazione. Un uomo rivive ogni giorno gli stessi eventi, fino a scoprire la bestialità della propria natura. Sogno o realtà? L’animazione a volte può essere anche un gesto, un tocco, una bozza dipinta sulla realtà: Czapla realizza così un cortometraggio pieno di colore, nonostante il bianco e nero.

Secret (Tangsakulsathaporn Chin, Usa): Vincitore come miglior cortometraggio sperimentale. Chin ha il dono della sintesi, su questo non c’è dubbio: in due minuti realizza un bellissimo lavoro dalle atmosfere che ricordano Casavettes, in cui un barista cerca di allontanare un ubriaco dal suo bar.

Dicen (Ruiz de Azùa Alauda, Spagna): Vincitore della medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica. Uno dei film più applauditi e amati del Festival: una scuola americana, un ragazzino particolare, qualche bullo, atmosfere alla Lars Von Trier e la voce fuori campo degli alunni, che parlano del protagonista descrivendo le loro impressioni, i loro pregiudizi, i loro pensieri. Intenso, girato meravigliosamente.

Tzuf (Ofer Matan, Israele): Vincitore della medaglia di rappresentanza della Presidenza della Camera dei deputati. Lo zelante responsabile che si occupa del controllo delle società di basket trova una sospetta irregolarità in una delle peggiori squadre del torneo. Quando si reca di persona sul loro campo di allenamento, ritroverà la gioia di vivere e le radici della sua passione per questo sport. Un film sul sociale che non dimentica però le emozioni, un film che unisce, abbraccia e ci fa stare bene. Applausi.

When a kid was a kid (Ghazvinizadeh Anahita, Iran): Menzione speciale come miglior cortometraggio di Fiction Internazionale. Un bambino di 10 anni gioca con i suoi coetanei ad impersonare i propri genitori: Taha vive con la madre divorziata ed assumendone il ruolo capisce molte cose sulla sua vita. Bellissimo.

Per noi il cinema era “Proibito” (Sergio Naitza, Italia): Menzione speciale come miglior cortometraggio della Vetrina Sardegna. Nel 1954 Mario Monicelli girò il film “Proibito” in alcuni piccoli paesi della Sardegna. Il film ritorna su quei luoghi raccontando la vicenda dal punto di vista delle persone che hanno vissuto quei magici giorni di cinema in prima persona.

The wolf and the ewe (Soleymanzadeh Mohammad-Ali, Iran): Menzione speciale come miglior cortometraggio d’animazione. Un lupo cerca di mangiarsi una pecora, che però verrà salvata da un amabile dottore, che si prenderà cura di lei fino al recupero completo. Dietro però si nasconde un incubo. Bella animazione, belle citazioni, bella idea dietro questa favola nera in cui si rivisita la storia del lupo e l’agnello.

Tastes like chicken? (Quico Meirelles, Brasile): Menzione speciale come miglior cortometraggio documentario. Meirelles, figlio d’arte, realizza un lavoro originale e completo, osservando la vita di un mattatoio per polli attraverso il punto di vista di un gallo, che cerca di reagire al suo destino tentando di spiccare il volo verso una vita diversa. Un po’ mockumentary, un po’ animazione digitale, il film di Quico Meirelles regala attimi di grande cinema, realizzati con un gusto stilistico ed estetico impeccabile. Fa quasi venir voglia di diventare vegetariani.

The promotion (Manu Joucla, Francia): Se c’è un cortometraggio che rimarrà nell’immaginario collettivo di questa settima edizione del Sardinia Film Festival, allora il corto in questione è quello di Manu Joucla, regista ed interprete di questa commedia francese che ha scatenato le risate e gli applausi del pubblico. Antoine ottiene una promozione e il tanto agognato trasferimento a Parigi: per fare buona impressione sul nuovo capo cerca di assecondare le sue bizzarre abitudini, finendo in un club per scambisti insieme a sua moglie e all’affascinante Malika (la nostra Giorgia Sinicorni). Tante risate e scene memorabili (dalla gag dell’accendino al finale esilarante), indimenticabile.

Por qué desaparecieron los dinosaurios? (Esaù Dharma, Mar Delgado, Spagna): Splendido cortometraggio d’animazione. Gli scienziati scoprono un pianeta specchio, attraverso il quale si possono vedere gli eventi passati del nostro pianeta: nasce la Astronostoria, grazie alla quale è possibile dare una risposta a tutte le domande che hanno angosciato la nostra esistenza. Con tutte queste risposte però l’umanità perde qualcosa: la capacità di immaginare, di credere e di sognare. Meraviglioso.

Midnight Bingo (Antonio Longo, Italia): Simpatico documentario in cui un gruppo di donne napoletane, non avendo più soldi da spendere al Bingo, crea una tombola alternativa dentro il portone di un palazzo, davanti alla quale si riuniranno ogni settimana per assecondare la loro voglia di giocare. Un inno alla celebre arte dell’arrangiarsi che i napoletani potrebbero insegnare nelle università, un ritorno al folklore che strappa sorrisi.

The Game (Janiec Marcin, Polonia): Una partita a scacchi in una sorta di purgatorio: chi vince torna alla vita. Bellissimo cortometraggio d’animazione, tra i migliori nella sua categoria.

Menjar casolà (David Casals-Roma, Spagna): Per sentirsi un po’ più amato, un uomo solitario festeggia ogni giorno il suo compleanno in un diverso ristorante della città, facendosi cantare gli auguri dai presenti e dalla cameriera. Una sera però incontra una donna che fa lo stesso. Film malinconico che però porta con sé un raggio di luce. Bellissime le atmosfere della città di Lleida.

If you want your mother back (Xavier Douin, Francia): In un piccolo villaggio della Francia, un bambino prende in ostaggio dalla chiesa la statua della Madonna, allo scopo di ottenere la bicicletta dei suoi sogni. La lettera per il riscatto, che riprende il titolo del film, è indirizzata a Gesù Cristo in persona. Assolutamente geniale.

Un mal golpe (Xavier Ruax Juncadella, Spagna): Una donna sogna di essere attaccata da un uomo e pensando che fosse un sogno premonitorio finisce con il colpire uno sconosciuto, credendo di averlo ucciso. Da qui si scatenano una serie di eventi particolari e divertenti. Nel cast anche Ignasi Abadal (“Nove regine”), purtroppo morto poco dopo le riprese.

Bob (Jacob Frey, Harry Fast, Germania): Un criceto insegue per tutto il mondo la sua amata, soltanto alla fine riuscirà a raggiungerla, scoprendo un’inattesa verità. Spassoso cortometraggio d’animazione, sintetico e divertente.

pubblicato su Livecity

My French Film Festival: Cortometraggi in concorso

Si sta svolgendo sul web la prima edizione del Festival del Cinema Francese Online, un progetto originale e probabilmente un modo rivoluzionario di fruire un festival cinematografico. Dieci i lungometraggi in concorso, tutti film già usciti nelle sale francesi tra il 2009 e il 2010 (in quest’ottica il festival è soprattutto un modo per far emergere il cinema d’oltralpe fuori dai confini nazionali), altrettanti i cortometraggi in gara, tutti in corsa per i tre premi: quello del pubblico, la giuria dei blogger e quella della stampa internazionale.

Abbiamo visto per voi tutti i cortometraggi in concorso, una selezione interessante che alterna la commedia al dramma, la fiction all’animazione.

“¿Dónde está Kim Basinger?” (Edouard Deluc): Probabilmente il miglior film della categoria, nominato lo scorso anno ai prestigiosi premi César, ed assolutamente irresistibile. Due fratelli francesi in viaggio a Buenos Aires per un matrimonio: uno dei due è stato lasciato dalla sua donna e l’altro cerca in tutti i modi di distrarlo. Mezzora di impeccabile bianco e nero che scorre liscia con il sorriso sulle labbra, grazie a due personaggi “lost in translation” che riusciranno a lasciarsi alle spalle una notte particolare scivolando sulle note di “Your Name, My Game” degli Herman Dune. Senza dubbio il nostro favorito per la vittoria.

“Babel” (Hendrick Dusollier): Tecnicamente eccellente, un omaggio alla cinematografia orientale, fatta di silenzi poetici e immagini emozionanti. Due paesani lasciano il loro villaggio sulle Montagne Celesti per approdare a Shanghai, un vero e proprio salto nel futuro all’interno di una megalopoli frenetica e fredda. Un lavoro eccellente, capace di rappresentare due realtà differenti, due mondi così lontani e così vicini. Poetico e alienante.

“Cabossés” (Louise de Prémonville): Lavoro interessante ma non indimenticabile. Cinque ragazzini si riuniscono nel loro angolo di bosco per festeggiare il compleanno di uno di loro, ma il ritrovamento di un’auto abbandonata permetterà ad una verità nascosta di uscire fuori. Il fascino del mistero, il gioco, e infine la triste realtà. Una storia di ragazzi, più matura di quanto sembri. L’impressione è che però gli manchi qualcosa.

“C’est gratuit pour les filles” (Claire Burger): Una regista donna per una storia al femminile. Il sogno di Laetitia è di aprire un salone con la sua migliore amica Yeliz, prima del suo esame per ottenere il diploma da parrucchiera decide però di andare ad una festa dove c’è il ragazzo che le piace. Quello che succederà durante la notte viene registrato in video con il cellulare di uno dei ragazzi, e il giorno dopo la reputazione di Laetitia è apparentemente compromessa. Una quotidianità asfissiante appesta il sogno di due ragazze come tante, ma quando si cade, ripartire è d’obbligo. Niente male.

“Chienne d'histoire” (Serge Avédikian): Cortometraggio d’animazione, girato con tavole disegnate a mano, acquerelli, ed un realismo emozionante. La storia vera della deportazione nel 1910 di tutti i cani randagi di Costantinopoli su un’isola deserta per mano del nuovo governo in carica. I cani finirono abbandonati a se stessi. Una storia cruda, accompagnata da una musica perfettamente il linea con il racconto. Disegni bellissimi, come piccoli quadri in movimento.

“En attendant que la pluie cesse” (Charlotte Joulia): Il finale originale salva una storia piuttosto banale e piatta. Durante un temporale una donna si rifugia dentro un portone dove incontra un uomo, anche lui lì a causa della pioggia. I due parlano appena, ma tra di loro sembra nascere una chimica speciale: l’uscita dei bambini dalla scuola di fronte e soprattutto la fine del temporale interrompono il tutto. Ma c’è un colpo di scena… Non resterà tra i cortometraggi più memorabili di questo festival.

“Le Petit Dragon” (Bruno Collet): Meraviglioso lavoro d’animazione, un omaggio al cinema degli anni 70 con un tocco di “Toy Story”: lo spirito di un drago si impossessa del pupazzetto di Bruce Lee, permettendo al piccolo eroe di scoprire un mondo nuovo, tra robot impazziti e calzini puzzolenti, con tanto di grande fuga a bordo della moto di Steve McQueen. Divertente e davvero ben realizzato.

“L’Homme à la Gordini” (Jean-Christophe Lie): Tra Roy Bradbury e George Orwell, un cortometraggio d’animazione dai disegni essenziali ma dalla morale notevole: in un futuro imprecisato il governo impone il colore arancione al suo popolo, eliminando ogni altro capo e sostituendo i vestiti dei trasgressori. Un eroe, a bordo di una Gordini blu, cuce e distribuisce tute blu per opporsi al governo, mettendo su una resistenza che forse permetterà alle ali della libertà di non perdere mai le loro piume… Bellissimo e divertente, tra i migliori lavori presentati al festival.

“Mémoires d’une jeune fille dérangée” (Keren Marciano): Non particolarmente memorabile, è la storia di una ragazza venticinquenne carina e piacente, ma nonostante ciò ancora vergine. I suoi tentativi insensati alla ricerca della deflorazione finiscono sempre male. Non è divertente laddove cerca di esserlo, e la messa in scena non tiene bene il ritmo. I vicoli di Montmartre a quanto pare non bastano.

“Une pute et un poussin” (Clément Michel): Poetico ed ironico, l’incontro tra due esseri appartenenti a due realtà totalmente differenti, le cui vite si sfiorano per poche ore, prima di tornare ognuna al proprio domani. Una donna si ritrova abbandonata sul ciglio di una strada sconosciuta, nel bel mezzo del nulla: un uomo in bicicletta, con un buffo costume da pulcino, le donerà un po’ di serenità, nonostante la sua tenera ingenuità. Un racconto dolce e curioso, non ci regala risposte, ma serenità. Molto bello.

pubblicato su SupergaCinema

Capitolo 113

Ultimamente mi lamentavo di vedere pochi film. Questa settimana invece una sorta di legge del contrappasso ha portato sui miei occhi la bellezza di circa un centinaio di cortometraggi: il merito va alla splendida esperienza come membro della giuria giovani alla 61° edizione di Filmvideo Montecatini, uno dei più prestigiosi festival internazionali dedicati al cortometraggio. In questa pagina non voglio dilungarmi a commentare tutti i film visti nell’ultima settimana (almeno per il momento), mi accontenterò di proporvi una ricca selezione delle opere che per un motivo o per l’altro hanno attirato la mia attenzione, strizzando l’occhio alle mie emozioni. Divertitevi a recuperarle in giro per il web…

TRUE BEAUTY THIS NIGHT (Peter Besson, USA): Il vincitore della 61° edizione di Filmvideo. Rhett ha incontrato la donna della sua vita, il problema è convincere la bella Elise ad amarlo, visto soprattutto il modo in cui si sono incontrati. Una commedia romantica strepitosa, che ribalta i canoni del genere per lasciarci sui titoli di coda con un grande sorriso ed un lungo e romantico sospiro…

THE END (Eduardo Chapero-Jackson, Spagna): Il primo premio che abbiamo assegnato noi della giuria giovani. Si può confessare che eravamo tutti d’accordo su questo punto: è bastato guardarci negli occhi e poi stilare la sentenza, non c’erano dubbi. In un futuro non troppo lontano e neanche troppo inverosimile, l’uomo paga la carenza dell’acqua, divenuta un bene limitato e controllato. Davvero la lotta per la sopravvivenza ci metterà uno contro l’altro? Se è vero che il cinema è un riflesso della società, questo premio da parte di un gruppo di ragazzi riflette probabilmente il pessimismo della nostra generazione. Ad ogni modo un film stupendo.

LINGO VINO (Daniel Texter, Lussemburgo): Il secondo premio assegnato dalla giuria giovani è stato decisamente più combattuto, ma senz’altro meritevole: i vecchi proprietari di due vigne rivaleggiano ogni giorno su chi dei due produca il vino migliore. La loro rivalità è anche la forza della loro amicizia, ma tutto cambierà all’arrivo di una lettera da lontano. Una mezzoretta che scorre che è un piacere, una bellissima storia di amicizia, di tradizioni da non tradire, in un luogo dove il tempo sembra non scorrere mai.

TROST (Linnéa Roxeheim, Svezia): Stupendo. Uno dei migliori lavori visti in questo festival (menzione speciale della giuria giovani). Sara lavora al centralino del centro emergenze, una notte riceve la telefonata di un ragazzo che vuole suicidarsi: i due cominciano a parlare e il coinvolgimento di Sara su questo caso non sarà semplicemente routine di lavoro. Quindici minuti che fanno trattenere il fiato, un finale bellissimo.

THE KINGS OF THE CASTLE (Vlad Ilicevici, Andrei Tanase, Romania/Turchia): Un vecchio castello che in passato ha ospitato tante civiltà. Ora è il luogo prediletto di alcuni bambini, tra i sogni, il futuro, gli aquiloni e il tramonto sui loro occhi. Menzione speciale della giuria giovani.

PONZO (Steffen Dollhopf, Germania): La nostra vita è influenzata dal nostro punto di vista, tutti i nostri ricordi, ogni cosa che ci appare davanti è comunque un parto della nostra prospettiva. La storia di una ragazza madre e le difficoltà della sua vita, sotto l’illusione del suo modo di vedere. Bellissimo, tecnicamente eccellente, menzione speciale della giuria giovani.

PAUL RONDIN EST PAUL RONDIN (Frédérick Vin, Francia): Commedia deliziosa (alla quale è stato assegnato il premio di migliore fiction). La voce fuori campo di tanti trailer cinematografici è quella di un uomo solo, che non riesce a trovare l’amore: il suo problema è che commenta la sua vita come se fosse il trailer di un film e c’è soltanto un tipo di donna che potrebbe fare al caso suo…

LARSEN (Carlo De Rosa, Svizzera): Altra splendida commedia, una sorta di Amelie Poulain in salsa svizzera, una ragazza sulla trentina che cerca continuamente di realizzarsi nel lavoro e sentimentalmente. Una voce fuori campo descrive le varie fasi della sua vita, fin quando non arriva direttamente a comunicare con la protagonista, consigliandole le scelte giuste da fare. Ma si sa, i consigli non richiesti non sono mai apprezzati… Tante risate, un bel soggetto e tecnicamente molto valido: una confezione ideale.

AHATE PASA (Koldo Almandoz, Spagna): Un mockumentary geniale, dove registi e addetti ai lavori ci spiegano l’importanza delle anatre nei film, e in che modo il loro passaggio ha contribuito a fare la storia del cinema, dal muto fino ai giorni nostri. L’intervista all’ultima generazione di anatre da film è la chicca, così come gli interventi di Polanski e Kusturica, tra gli altri. Applausi.

LA HISTORIA DE SIEMPRE (Jose Luis Montesinos, Spagna): Quante emozioni in pochi minuti. Un uomo sale su un autobus e comincia a parlare al telefono: una conversazione agitata con la sua ex-moglie, che sembra esser tornata momentaneamente a casa per prendersi alcune sue cose. L’uomo cerca in ogni modo a convincerla a restare, per parlare, per avere un’altra occasione, e la sua storia coinvolge tutti i presenti sull’autobus, dall’autista (che accelera per superare velocemente una galleria e non far cadere la linea al cellulare) ai turisti (che saltano la propria fermata per continuare ad ascoltare la conversazione). Il finale è spiazzante. Dieci minuti da groppo in gola.

UNA VIDA MEJOR (Luis Fernandez Reneo, Spagna): Tre bambini messicani si perdono nel deserto mentre cercano di attraversare la frontiera con gli Stati Uniti, per raggiungere una vita migliore. Una storia vera, atroce e dilaniante, realizzata meravigliosamente.

FELURES (Nicolas Pawlowski, Alexis Ducord, Francia): Un film d’animazione pieno di poesia, la storia di un vecchio uomo solo, che cresce una pianta nell’attesa di vedere la sua ombra proiettata sul muro di casa, il luogo dove può dar vita ai suoi sogni, ai suoi rimpianti sentimentali, a tutto quello che poteva essere e non è stato. Ma una crepa sulla luce può trasformare i sogni in un triste incubo.

JUDAS & JESUS (Olaf Encke, Claudia Romero, Germania): Film d’animazione cinico, irriverente, spiazzante. La storia di Gesù raccontata dal punto di vista di Giuda, in un susseguirsi di divertimento anche un po’ blasfemo. Per fortuna che almeno la Germania è abbastanza libera da poter realizzare un lavoro del genere…

OUR WONDERFUL NATURE (Tomer Eshed, Germania): Altro film d’animazione. Un viaggio nella giornata di un topo ragno, la lotta per la conquista della femmina che ai nostri occhi non dura che pochi secondi, ma che in realtà nasconde molto più di quanto vediamo. Premio del pubblico al Festival, l’opera prima di Eshed ha fatto ridere davvero tutti.

DANZAK (Gabriela Yepes, Perù): Sembra una favola. La storia di una bambina, figlia di un danzatore, che gira per la città per radunare dei musicisti: lo scopo è quello di realizzare l’ultimo desiderio del padre, in fin di vita. Bellissimo, probabilmente uno di quei lavori che avrebbe meritato maggiore considerazione.

LA SORTIE (Chus Dominguez, Spagna): Documentario romantico e un po’ nostalgico. L’immagine fissa sulla gente che esce da un vecchio cinema spagnolo, il Kubrick, accompagnata dal commento della gente che vi ha lavorato per tanti anni. Il racconto di un Cinema che non c’è più, dove gli impiegati e i clienti affezionati erano davvero come una famiglia, davanti ai film più belli del passato.

pubblicato su Livecity