Capitolo 256

Non sono mai stato un amante delle feste natalizie, però cavolo, che bello avere il tempo per vedere 8 film in 8 giorni. Altro capitolo ricchissimo di visioni (4 rewatch e 4 inediti), compreso l’ormai tradizionale film di capodanno, di cui vi parlerò più avanti. Nel ribadirvi gli auguri per il nuovo anno, vi lascio immediatamente ai commenti ai film, perché c’è tanta bella roba.

La profezia dell’armadillo (2018): La graphic novel di Zerocalcare è una delle cose più belle che ho letto nell’ultimo decennio. Per apprezzare il film bisogna arrivarci con aspettative relative, perché è come un cioccolatino: te lo godi nel momento di averlo e una volta consumato l’hai già dimenticato. Apprezzatissimo cameo per il mio amatissimo Vincent Candela.

Birdman (2014): Ogni tanto c’è bisogno di rivedere un capolavoro, per ricordarsi la differenza fondamentale tra il cinema e il Cinema. “Birdman” secondo me è uno dei film più belli di questo decennio. Interpretazioni pazzesche e una storia meravigliosa, di cui si potrebbe parlare per ore (i sottotesti sono tantissimi, se volete ne parliamo nei commenti). Da poco è stato reinserito nel catalogo Netflix.

State of Play (2009): Come ho già detto più volte in passato, mi appassiono facilmente ai film in cui c’è una redazione giornalistica al lavoro, che suda, si intrippa per giorni, per mesi, pur di arrivare ad un articolo. Da bimbo il mio lavoro da sogno, oltre a fare il calciatore della Roma, era proprio questo: lavorare nella redazione di un giornale. Mi sono dilungato: questo film, seppur con qualche difetto, è proprio bello. Lo trovate su Prime Video.

Black Mirror: Bandersnatch (2018): Non è proprio un film, visto che siamo noi a fare le scelte al posto del protagonista. Un po’ genialata, un po’ paraculo, si tratta comunque di qualcosa di assolutamente interessante. Mi ha fatto pensare ai miei tanto amati librigame degli anni 90. Alla fine me lo sono visto 3 volte per trovare ben 11 finali più o meno diversi! Lo trovate su Netflix, ovviamente.

Gremlins (1984): Un anno fa abbiamo inaugurato, con la mia dolce metà e un’altra coppia di amici, una sorta di capodanno cinematografico: cenetta e poi un cult anni 80 al proiettore (con pausa di mezzanotte per un brindisi e per vedere qualche fuoco d’artificio dal terrazzo). L’anno scorso è toccato a “E.T.”, quest’anno ai Gremlins di Joe Dante, che non vedevo da più di vent’anni e che avevo dimenticato quanto fosse bello! Tra l’altro sono probabilmente l’unico che sa già cosa farà il prossimo capodanno: vedrò “Labyrinth”.

La notte del giudizio (2013): Non lo direste mai, ma la saga di “The Purge” è uno dei miei guilty pleasure estivi. Tranne l’ultimo uscito (che vedrò a breve) me li sono visti tutti e me li sono proprio goduti, per quanto un po’ una cazzata. Ho rivisto su Prime il primo film della saga (Ethan Hawke sempre presente tra le mie visioni) e ora ho voglia di vedere pure la serie tv.

22 luglio (2018): Uno dei miei lettori più competenti nei giorni scorsi mi aveva segnalato, come film più bello visto nel 2018, un film tratto dalla strage di Utoya, in Norvegia. Nella mia ignoranza, non conoscendo il film di Poppe (al quale il mio lettore si riferiva), mi sono precipitato su Netflix per vedere il film di Paul Greengrass. Buon film, decisamente troppo lungo (143 minuti, si poteva tagliare tranquillamente una mezzoretta), lineare nella struttura (attentato, riabilitazione dei sopravvissuti, processo). Non male, ma ancora non avevo visto…

Utøya 22 Juli (2018): Ecco, ancora non avevo visto questo film straordinario di Erik Poppe. Un lungo piano sequenza che letteralmente pedina la protagonista per un’ora e mezza, raccontando la strage per la stessa durata in cui si è svolta. L’attentatore non si vede praticamente mai, il pericolo e l’angoscia arriva dagli spari costanti, perennemente in sottofondo, al quale la protagonista, insieme agli altri personaggi, cerca di sfuggire (mentre al tempo stesso cerca di trovare sua sorella). Ripeto: film straordinario ed esperienza incredibilmente immersiva.

SERIE TV: Ho finito Il metodo Kominsky, che è su Netflix: 8 episodi retti sulle spalle da due mostri sacri come Michael Douglas e Alan Arkin. La serie affronta le difficoltà di una coppia di amici alle prese con l’invecchiamento. Fa ridere (a tratti anche molto) ed ha davvero molto buon cuore. Consigliata! Per il resto ho cominciato a seguire su Netflix, a tempo perso, Sunderland ‘Til I Die, serie che segue il team inglese (in una città dove il calcio è religione) nella sua prima stagione in seconda divisione dopo 10 anni di Premier League. Interessante dietro le quinte sul mondo di una squadra di calcio “minore”, tra passione, sudore e fatica. Inoltre ho sbirciato qualche episodio di Fleabag mentre se lo guardava la mia metà e mi è sembrata una serie divertentissima, fresca e originale, che racconta la vita di una ragazza londinese alle prese con un lutto, il sesso e tanti problemi (è su Prime).

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